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Era meglio il silenzio?

di Nino
Lisi

Anni fa ci lamentavamo dell’impenetrabile “muro di silenzio” che nascondeva la “questione palestinese”. Oggi c’è quasi da rimpiangere quel silenzio: meglio il silenzio che una informazione distorta come quella che imperversa da giorni su quel che è accaduto e sta accadendo tra Gerusalemme e Gaza capovolgendo la verità dei fatti.

All’opinione pubblica è stata propalata la versione solo di una pioggia di missili lanciati da Gaza contro Israele ad opera di Hamas. Il che è vero. Ma l’origine di questo ultimo violento confronto tra Hamas e Israele non comincia dalla pioggia di missili. Comincia un mese prima e comincia sulla Spianata del Tempio, secondo la denominazione ebraica o Spianata delle Moschee, secondo la denominazione musulmana. Esattamente innanzi e poi dentro la Moschea al-Aqsa entro cui è entrato con la forza un nutrito gruppo di coloni israeliani forte dell’appoggio dell’esercito di occupazione. Così quel luogo destinato al culto dei musulmani è divenuto nell’ultimo periodo del Ramadan (mese dedicato dai musulmani alla penitenza ed alla preghiera) teatro di scontri tra Palestinesi che hanno cercato di difenderne il possesso e gli Israeliani che cercavano di impossessarsene. Non desistendo gli Israeliani dal loro tentativo né con le buone né con le cattive, il capo delle Brigate Ezzedin al-Qassam, Abu Obeiia, ha dato un ultimatum perché uscissero dalla Moschea entro le 18 di lunedì scorso 10 maggio, avvertendo che scaduto l’ultimatum avrebbe lanciato missili su Gerusalemme. Gli Israeliani non se ne sono dati per intesi ed alle 18.03’ di lunedì sono caduti tre missili sulla città.

Israele ha risposto immediatamente bombardando Gaza con la sua aviazione e da Gaza si è replicato subito lanciando razzi sul territorio israeliano. Sono così iniziate due piogge, una di bombe su Gaza ed una di razzi su Israele.

Che sia nato così questo scontro, nel quale per l’enorme squilibrio di forze chi ha da perdere di più è la parte palestinese, in Italia non si è saputo gran che, per cui in molti@, troppi@ sono convinti che la “ritorsione” di Israele sia tuttal più fuori misura ma ovviamente giustificata, perché “Israele ha diritto di difendersi”. Riuscendo a tener poco noto il tentativo di impossessarsi della Moschea estromettendone i Palestinesi, si sono capovolte le parti facendo passare per vittime gli assalitori e gli assalitori per vittime, esattamente come ha affermato Moni Ovadia in una splendida dichiarazione.

Nella trappola, appena domenica scorsa denunciata da Gad Lerner su Il Fatto Quotidiano sono caduti in molti tanto che che nella trasmissione TV TALK andata il onda sabato 15 sul canale tv Rai3 si è detto che si è al cospetto di uno “scontro tra due ragioni”. Ma non è così.

Israele ha ragione di esistere: lo ha stabilito nel 1948 la Comunità internazionale con la nota dichiarazione dell’ONU; ha ragione a pretendere sicurezza entro i suoi confini. Ma non ha ragione a non voler riconoscere i confini assegnatigli dall’ONU, rifiutandosi di definirli; non ha ragione ad avere occupato con una guerra di aggressione nel 1967 i territori della Cisgiordania e Gerusalemme Est, che l’ONU aveva assegnato ad uno Stato Palestinese che non è mai potuto sorgere per gli impedimenti posti da Israele stesso; non ha ragione ad aver disseminato i Territori Palestinesi Occupati (TPO) di insediamenti coloniali in cui vivono non meno di 800.000 coloni israeliani. Tutto ciò in violazione non solo delle Risoluzioni dell’Onu, ma anche della Convenzione di Ginevra e dello Statuto della Corte Penale Internazionale che considera crimini di guerra, per come sono stati realizzati, gli insediamenti coloniali.

Come si fa a sostenere che in ballo ci sono due ragioni parimenti valide? Qual è la ragione valida che può addursi per volersi impossessare della Moschea al-Aqsa ?

Ma neppure l’estromissione di famiglie palestinesi dalle loro abitazioni a Gerusalemme est fonda su ragioni valide ancorché basate su sentenze dei Tribunali israeliane in forza di un’apposita legge emanata dal Parlamento Israeliano, perché Israele su Gerusalemme Est Israele spadroneggia quale potenza occupante, per effetto della ragione del più forte ma non in forza del Diritto Internazionale.

Avevano ben ragione sabato scorso i Palestinesi esuli a Roma che si sono radunati dalle 16 alle 19 in piazza dell’Esquilino ad urlare “Israele via, via Palestina è casa mia”.

Pure di questa manifestazione i media italiani non hanno dato notizia, come ad eccezione di il manifesto assai raramente danno notizia di quanto potrebbe fare volgere l’opinione pubblica a favore della Causa Palestinese.

E’ questa una informazione rispettosa del dovere di informare e del diritto di essere informati correttamente? Non credo.


Articolo già pubblicato da articolo21.org

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