Il Consiglio regionale dell’Emilia-Romagna ha approvato una lunga risoluzione nella quale, oltre a ricostruire in modo piuttosto unilaterale le ragioni della guerra in Ucraina, indicava alla Giunta regionale il compito di “contrastare la disinformazione e la propaganda russa”. La risoluzione è stata approvata all’unanimità, da Fratelli d’Italia ad AVS, anche se successivamente il Movimento 5 Stelle ha ritirato l’adesione al testo ritenendo che esso presentasse delle “ambiguità” e avesse dato adito a interpretazioni errate.
Sul tema della “disinformazione”, questione che andrebbe affrontata con una qualche prudenza dato che tocca il tema fondamentale delle libertà costituzionale, la risoluzione presenta due elementi inquietanti. Il primo è che assume come fonte informativa, dandovi credito addirittura in una sede istituzionale importante come il Consiglio regionale dell’Emilia-Romagna, ad un “report” diffuso da “Europa Radicale”, secondo il quale vi sarebbero stati 27 eventi ed iniziative che sarebbero in contrasto con il Regolamento UE 350/2022 (su cui torneremo successivamente).
Ora il primo dovere di ogni consigliere regionale sarebbe stato di esaminare questo report e più in generale l’attendibilità di “Europa Radicale” come fonte di informazione accreditabile in sede istituzionale. Ora già il linguaggio utilizzato nella presentazione di questo report avrebbe dovuto suscitare non poche perplessità. Esso infatti si intitola “La peste putiniana. Mappa d’Italia dei nuovi untori”. Toni da toni crociata che sarebbero ridicoli se non fossero pericolosi. Sappiamo tutti, fin dalle letture scolastiche dei Promessi Sposi, che la peste, quella vera, non è mai stata diffusa dagli “untori”. Questo termine indicava persone accusate di diffondere il contagio cospargendo unguenti o polveri venefiche sui muri e sulle porte delle case. “Questa credenza popolare – e citiamo da una semplice ricerca su Google – alimentata da ignoranza, paura e superstizione, portò a una caccia all’uomo, a processi sommari e a torture, con l’esecuzione di innocenti.”
Ma il ricorso voluto a questa terminologia improntata a fanatismo è del tutto coerente con il contenuto di questo dossier e con altri pubblicati dalla stessa fonte. Saremmo in presenza “di una peste che invade e si diffonde, senza tregua”. In Italia, “siamo bombardati senza saperlo da centinaia di eventi fuorilegge”, il tutto, si prosegue in perfetto stile paranoico, con “una marea di appuntamenti (la “peste putiniana”) che può essere organizzata ed effettuata da una sola potente cabina di regia, che si trova fuori d’Italia, in Russia, a San Pietroburgo e a Mosca, con finanziamenti ingenti e continuativi”. Va detto che di tutto ciò per altro “Europa Radicale” non fornisce alcuna prova. Gli eventi considerati sono per lo più dibattiti pubblici organizzati da piccoli gruppi, il cui costo non supera le poche decine di euro, e che coinvolgono mediamente alcune decine di persone.
Ogni cittadino viene invitato a segnalare questi eventi “per impedire la diffusione della peste” nel proprio territorio. Sempre nello stesso tono delirante il report, fatto proprio dal Consiglio Regionale dell’Emilia-Romagna, prosegue: “La guerra da noi è già presente, semplicemente non lo è con metodi tradizionali e i “Patriot” che siamo riusciti a lanciare come Europa Radicale hanno fermato solo una piccola parte dei missili di disinformazione criminale inviati dal Cremlino sul territorio italiano”. Per chiarire il concetto si scrive che “117 missili di disinformazione hanno colpito il territorio italiano lasciando segni indelebili di propaganda e di distruzione della verità e della legge”. Si può supporre che a tutti questi 117 eventi abbiano partecipato, non più di 2-3.000 persone, ci si chiede da dove viene tutto questo allarme.
Tanto più che la stragrande maggioranza dei media riporta la narrazione “ufficiale” sulla guerra. Forse è il ricorso di questa narrazione ad informazioni che si sono dimostrate palesemente inattendibili (la Russia che stava per crollare già pochi mesi dopo l’invasione per effetto delle sanzioni, l’esercito russo che rubava i chip dalle lavatrici o avanzava a colpi di badile, Putin che faceva il bagno nel sangue di cervo, ecc.) a spingere molti a cercare di farsi una propria idea su quello che accade ricorrendo a fonti diverse.
Ma la realtà indica che il vero nemico è altrove e non tra gli organizzatori di questi eventi. Già nel report si presentano “liste di proscrizione” che mescolano gruppi politici di destra o di sinistra, quasi tutti ignoti al 99% dell’opinione pubblica, con posizioni spesso molto diverse se non opposte sulla guerra in Ucraina ma mescolati senza alcun rispetto per la verità. Inoltre si proclama che i partiti “populisti e/o filorussi in tutta Europa e in Italia in particolare (Lega, 5 stelle e sigle varie di estrema destra e sinistra) si scateneranno nei prossimi mesi e anni per contrastare tale politica”.
Qui si passa fatalmente dai “missili sparati dal Cremlino” alla denuncia di coloro che si opporranno a “tale politica”. Di quale politica si tratti ce lo dice lo stesso report di “Europa Radicale”: “gli Stati dell’Unione (ndr: Europea) hanno deciso di portare al 5% la percentuale del loro PIL da destinare alle spese militari per contrastare la Russia di Putin, che ha una ‘economia di guerra’, ormai irreversibile”. E qui il vero fondamento politico di questa campagna.
Il fronte nemico viene definito meglio in un altro “dossier” (per chi ha una certa età vengono in mente i famosi e quasi sempre inattendibili dossier del Sifar) in modo ancora più preciso e più ampio: “Il nostro dossier che inchioda i 5Stelle come complici della Russia di Putin”. In questo testo si fa riferimento ad eventi che risalgono al 2016, in tempi per altro in cui tutti o quasi avevano contatti istituzionali con Putin. Vengono segnalate posizioni assunte da figure politiche che non fanno più parte del Movimento 5Stelle da diversi anni.
Particolarmente significativo è che l’ultima “prova” contenuta nel dossier rimandi ad aprile 2025 e la descrizione sia questa: “manifestazione a Roma contro l’Europa e contro la difesa dell’Ucraina con il supporto del PD di Schlein”. Il 5 aprile si tenne una iniziativa del partito di Conte che aveva questa intitolazione: “Il 5 aprile in piazza contro il riarmo e per un’Europa che tuteli cittadini e diritti”.
Il “PD di Schlein”, come lo definisce “Europa Radicale”, decise di inviare una propria delegazione al corteo. La destra del PD, soprattutto nella versione più bellicista rappresentata da Pina Picierno, si era invece scagliata con i contenuti della manifestazione dei 5 Stelle. Dato che si parla di “peste” e di “untori”, niente di strano che nella visione dei produttori di questo “dossier” il contagio si diffonda e anche Elly Schlein finisca nel loro mirino.
D’altra parte è sempre più evidente che, iniziati i grandi movimenti in vista delle elezioni del 2027, sia avviata un’offensiva per ricollocare l’opposizione su posizioni di pieno ed esplicito sostegno alle politiche di riarmo e militarizzazione volute in Europa dal “fronte dei volenterosi”.
La risoluzione del Consiglio Regionale dell’Emilia-Romagna, oltre a dare credito a questa campagna, essa sì, di “disinformazione”, prodotta da Europa Radicale, ma sostenuta da uno schieramento più largo, fa propria una interpretazione estensiva del Regolamento europeo 350/2022. Già questo stesso regolamento presenta problemi non di poco conto, dato che utilizza un articolo dei Trattati europei che prevede “l’interruzione o la riduzione, totale o parziale, delle relazioni economiche e finanziarie con uno o più paesi terzi”, estendendolo al terreno dei mezzi di informazione. Il regolamento impedisce l’accesso dei cittadini europei ad alcuni media russi, legati al governo di Mosca, in particolare Russia Today e Sputnik.
Una forma di censura di fatto che ha suscitato molte perplessità (si veda l’articolo di Maurizio Borghi, sul sito del Centro Riforma dello Stato: “Non guardate quel documentario! Pericoli della censura”) perché apre ad una pratica che mette in discussione un principio fondamentale di libertà del cittadino di formarsi le proprie opinioni accedendo a fonti diverse, anche quando queste siano più o meno apertamente di parte.
Ma è stato rilevato anche che il Regolamento parla di trasmissione o distribuzione attraverso ogni mezzo come via cavo, satellite, IP-TV, internet service providers, piattaforme di condivisione di video via internet. Come ha commentato Maurizio Borghi, facendo riferimento ad una decisione del Rettore di Torino di impedire ad un docente della sua Università di proiettare il documentario “Maidan, la strada verso la guerra”, nell’ambito di un seminario di diritto internazionale sul conflitto Russia-Ucraina: “L’applicazione del regolamento europeo da parte del Rettore ha suscitato notevoli perplessità, almeno tra i giuristi, poiché il regolamento riguarda esclusivamente la radiodiffusione – cioè la trasmissione via etere, cavo, satellite o streaming online – e non la semplice proiezione di un filmato di fronte a un pubblico in presenza. Non serve qui richiamare la giurisprudenza consolidata in materia: chi non comprende la differenza tra un’aula universitaria e un canale televisivo o streaming?”. Tanto più, aggiungiamo, che in una proiezione pubblica è sempre possibile il contraddittorio.
Nel caso di Torino, il TAR ha respinto il ricorso del docente ma con una motivazione singolare: “poiché il film in questione non era un documentario pertinente alle tematiche giuridiche, bensì un prodotto della disinformazione russa, il divieto di proiezione non violava la libertà di insegnamento né rappresentava un danno per gli studenti”, come riassume Maurizio Borghi. Se nelle aule universitarie si dovesse vietare la conoscenza di testi o documenti prodotti a fini di propaganda bisognerebbe cancellare quasi tutto lo studio della storia. In ogni caso la sentenza del TAR fornisce un’interpretazione limitativa del Regolamento.
Facendo riferimento alla vicenda che ha riguardato il prof. Angelo d’Orsi, per il quale un intervento intimidatorio accettato dal sindaco di Torino, ha portato alla cancellazione di una sua conferenza, poi tenuta in altra sede con una partecipazione moltiplicata, il presidente dell’ANPI, Gianfranco Pagliarulo, ha scritto su “Patria Indipendente”: “Ricordo che coloro che hanno ostentatamente e – diciamolo – forsennatamente operato per far cancellare la conferenza del professor d’Orsi sono state personalità politiche liberali di alto livello, fra l’altro silenti (è un eufemismo) davanti all’ecatombe palestinese praticata dal governo Netanyahu. Dicono che così difendono la democrazia. A me pare che la offendano.
La domanda di fondo è questa: oggi si possono avere opinioni politiche diverse, si può liberamente manifestare il proprio pensiero, c’è il pieno diritto a riunioni? Si può fare tutto questo senza campagne demonizzanti, delegittimazioni, censure e divieti? O siamo già al “Taci! Il nemico ti ascolta”?
Per chiarezza – segnala ancora Pagliarulo – perché personalità liberali mettono in pratica comportamenti illiberali?”
Si può provare a rispondere a questo interrogativo segnalando due temi. Il primo è che vi sono settori politici, interni ed esterni al PD, che hanno avviato una offensiva sia contro l’attuale leadership del loro partito, sia contro una possibile alleanza di opposizione, in vista del 2027, che considerano troppo spostata a sinistra. E il sostegno alle politiche belliciste e di riarmo è il cardine attorno a cui ruota questa offensiva di disarticolazione del potenziale schieramento di centrosinistra.
L’altra è che, in presenza di una destra autoritaria, anche nei settori liberali, di fronte alla loro crisi di egemonia, emergono tendenza alla restrizione degli spazi di libertà e di esercizio del conflitto sociale. La storia ci dice che non di rado sono stati complici o battistrada di svolte autoritarie di cui sono poi stati essi stessi vittime.
Franco Ferrari