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Elezioni, coalizione, sinistra

di Antonio
Zucaro

La convulsa discussione avviatasi, dopo la vittoria al referendum, relativamente alla costruzione di uno schieramento unitario delle attuali minoranze alle prossime elezioni, evidenzia una marcata complessità delle questioni e conseguentemente l’opportunità di un approccio razionale che articoli l’insieme su diversi livelli per poi tentare di ricomporlo secondo linee di coerenza. Non in astratto, naturalmente, ma dal punto di vista degli interessi della grande maggioranza del Paese.  
Partendo da un primo punto fermo. Per battere la versione italiana della nuova destra del 3°millennio serve un fronte ampio di forze democratiche, come insegna la storia dell’antifascismo del secolo scorso. Una coalizione formata da partiti diversi, in grado di rivolgersi anche a settori dell’elettorato non rappresentati dai partiti, con un programma e una squadra di governo credibili. Perché l’arena dello scontro con la destra è la capacità di governo del paese.
Il problema è definire un programma di governo condiviso tra forze diverse accomunate oggi dall’opposizione alla Meloni e da alcune proposte condivise, e tuttavia distanti, esplicitamente o potenzialmente, su altre questioni. Oltre che, legittimamente, per le ambizioni di ciascun soggetto. Per arrivare ad una soluzione va considerato che un programma di governo da proporre all’elettorato con efficacia andrebbe articolato concettualmente su due livelli. Il primo è quello dell’indirizzo politico, generale e sulle grandi questioni. Il secondo è quello delle politiche di settore, con proposte precise e coordinate tra loro, nel quadro delineato dagli assi dell’indirizzo generale.
Ne deriva che il programma di coalizione può essere elaborato al primo livello, per produrre un documento di indirizzo politico strutturato su linee portanti relative alle grandi questioni: pace, democrazia, lavoro, ambiente, in termini di attuazione della Costituzione. L’altro livello può affidarsi ai singoli partiti, o liste, con proposte programmatiche di lista che specifichino ed integrino il documento di indirizzo generale relativamente alle politiche di settore, proposte da realizzare sia nell’azione di governo che nell’iniziativa parlamentare.
Un punto ulteriore riguarda il metodo per definire programmi e proposte. Non basta una discussione nelle sedi di partito, pur allargata, o una consultazione dei singoli, anche on line. Appare necessario che a questa definizione partecipino, con le procedure più opportune, i movimenti, attraverso la galassia delle associazioni che li promuovono, come prime aggregazioni, parziali ma consolidate, della domanda sociale, coinvolgenti anche i cittadini esterni ai partiti. I partiti hanno una responsabilità primaria su politiche e liste elettorali, ma la partecipazione dei movimenti è necessaria per colmare il deficit di rappresentanza dei partiti ed anche per integrarne le competenze, portandole all’altezza della complessità dei problemi in atto. 

Gli elettori voteranno la coalizione col suo programma e, nella quota proporzionale, le liste e le proposte dei partiti. La nuova maggioranza esprimerà un programma di Governo costituito dalle linee del documento di indirizzo generale e dall’assemblaggio delle proposte di lista, considerando le proporzioni espresse dal voto.

In questo schema di massima andrebbero inquadrate le altre questioni oggi in discussione. Bisognerà vedere come verrà definito il documento della coalizione, con quali procedure i partiti si confronteranno coi movimenti, in che termini queste consultazioni potranno influenzare, o ridefinire, il documento di coalizione.
La questione della leadership, ovvero del Presidente del consiglio proposto dalla coalizione, andrebbe posta a valle di questo processo di articolazione e di confronto sul programma, scegliendo la persona più adatta a rappresentare la sintesi così definita. Se resta la legge elettorale in vigore la scelta del leader potrebbe operarsi seguendo la procedura costituzionale, con una indicazione univoca da parte della coalizione – se vincente – sulla base dei risultati elettorali e del conseguente possibile assemblaggio dei programmi. Indicazione che il Presidente della Repubblica dovrebbe accogliere, perché espressa dalla costituenda maggioranza parlamentare. Se la legge dovesse cambiare, prevedendo l’indicazione del futuro premier sulla scheda elettorale, ci si troverebbe nella necessità di individuarne la figura prima del voto. Questa indicazione potrebbe derivare da un accordo tra i partiti, sulla base delle consultazioni svolte e del programma conseguente. Oppure con le primarie, coi singoli candidati portatori delle geometrie programmatiche emerse dalle consultazioni, comunque nel quadro degli indirizzi generali del documento di coalizione. In ogni caso l’indicazione va fatta sulla base del programma delle sue articolazioni, come definiti dalla discussione tra partiti e movimenti.
In ultimo si pone la questione del ruolo che le formazioni della sinistra devono svolgere dentro il processo di definizione del programma comune. Premesso tutto quanto sopra, ne deriva che il ruolo della sinistra va svolto sia sul piano dei contenuti, per qualificare il programma in senso anticapitalista, di contrasto al dominio dei grandi capitali sulle istituzioni, la politica, la società, sia sul piano del metodo, per sviluppare il più possibile il confronto coi movimenti e le associazioni, evidenziando la valenza anticapitalista delle singole istanze.
Nel documento di indirizzo generale andrebbe comunque evidenziata la necessità di una ripresa del comando della politica, nell’interesse pubblico, sull’economia, dei grandi interessi privati. Quanto ai singoli indirizzi andrebbero fissati dei punti chiari, almeno in negativo. Ad esempio sulla pace, per il diritto internazionale e le relazioni negoziali contro la legge del più forte e gli interventi armati. Ed anche sulla democrazia, per la difesa della Costituzione repubblicana contro gli stravolgimenti proposti dalla destra.  

Nella discussione sulle politiche di settore e le relative proposte, tuttavia, è necessario realizzare un passo avanti nell’ elaborazione di politiche alternative di governo, in positivo, verso la piena attuazione della Costituzione. In questa sede si possono indicare alcuni titoli. Sulla questione della pace bisognerà trattare della riforma delle organizzazioni internazionali (ONU, UE, NATO) nonché della definizione di un ruolo autonomo dell’Europa in un mondo multipolare. Sulla democrazia va introdotta la tematica di una riforma del rapporto Governo-Parlamento, a Costituzione vigente, centrata più sulla funzione di pianificazione che su quella legislativa. Sull’ambiente vanno messe in campo le linee essenziali di un piano di riconversione ecologica dell’economia industriale ed agricola, così come di un piano per il riassetto idrogeologico del territorio. Sul lavoro, oltre al salario minimo e ad una legge quadro sulla contrattazione collettiva, bisognerà discutere di strumenti di adeguamento automatico delle retribuzioni al costo della vita, oltre che di interventi legislativi per ridurre la precarietà. Infine, una riforma fiscale per ripristinare la progressività del sistema aumentando il carico sulle grandi ricchezze ed alleggerendolo sui ceti popolari, non solo per rispettare la Costituzione e ridurre le differenze di classe ormai insopportabili, ma per incrementare le risorse del sistema pubblico destinate a finanziare l’adeguamento dei servizi resi  dallo Stato sociale e la soddisfazione delle forti esigenze imposte dalla crisi ambientale, sociale, geopolitica, per le materie di cui si è detto.

In sostanza, e per concludere, si tratta di intervenire nella discussione del programma di governo e poi nella campagna elettorale con battaglie culturali in grado di incidere sugli orientamenti dell’opinione pubblica, indirizzandoli in senso contrario alle asserzioni del mainstream neoliberista, diventate senso comune ma ormai chiaramente smentite dall’aggravarsi della crisi.

Antonio Zucaro

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