Economisti per Corbyn

Il 25 novembre 163 economisti hanno inviato al Financial Times una lettera a sostegno del Labour Party. L’abbiamo tradotta in italiano (alleghiamo la versione originale con tutte le firme).

L’economia del Regno Unito ha bisogno di riforme. Per troppo tempo ha privilegiato il consumo rispetto agli investimenti, i rendimenti finanziari a breve termine rispetto all’innovazione a lungo termine, l’aumento dei valori patrimoniali rispetto all’aumento dei salari, la riduzione del deficit rispetto alla qualità dei servizi pubblici.

I risultati sono ora chiari. Abbiamo avuto dieci anni di crescita pressoché nulla della produttività. Gli investimenti aziendali sono rimasti stagnanti. Gli stipendi medi sono più bassi di quelli del 2008. Si è determinato un enorme divario tra Londra e il Sud-Est e il resto del Paese. E i servizi pubblici sono sottoposti a tensioni intollerabili, che i costi economici di una Brexit difficile non farebbero altro che peggiorare ulteriormente.

Ora affrontiamo anche l’imperativo di agire sul clima e sulla crisi ambientale.

Data la riluttanza del settore privato, ciò di cui l’economia britannica ha bisogno è una seria iniezione di investimenti pubblici, che a loro volta possono beneficiare della finanza privata attratta dall’aspettativa di un aumento della domanda. Tali investimenti devono essere indirizzati a una rapida decarbonizzazione dell’energia, dei trasporti, delle abitazioni, dell’industria e dell’agricoltura; devono supportare l’innovazione delle imprese orientata all’esportazione e i servizi pubblici. È chiaro che questo richiederà una strategia industriale verde, volta a migliorare la produttività e diffondere gli investimenti in tutto il Paese. Le esperienze degli altri Paesi (non ultima in Germania) suggeriscono che una Banca nazionale per gli investimenti sarebbe di grande aiuto. Con i tassi di interesse reali a lungo termine ora negativi, avrebbe senso, in base a una banale regola economica, che il governo prendesse in prestito quanto serve a questo scopo, ripartendone il costo sulle generazioni che beneficeranno di queste attività. Come riconosciuto dall’FMI, quando i tassi di interesse sono bassi e gli investimenti favoriscono la crescita economica, il debito pubblico è sostenibile.

Allo stesso tempo, abbiamo bisogno di un serio tentativo di aumentare i salari e la produttività. Un salario minimo più alto può aiutare, insieme a una regolamentazione più severa delle peggiori pratiche dell’economia della precarietà. Coinvolgere i lavoratori nei consigli di amministrazione delle aziende e dare loro una partecipazione nelle stesse, come la maggior parte dei Paesi europei in qualche modo fa, è un altro strumento utile. L’imposta sulle società può essere chiaramente aumentata, anche per le società digitali altamente redditizie. Come economisti e persone che lavorano in vari settori della politica economica, abbiamo analizzato i prospetti economici dei partiti politici. Ci sembra chiaro che il Partito Laburista non ha solo capito i problemi profondi che affrontiamo, ma ha anche formulato proposte serie per affrontarli. Crediamo che meriti di formare il prossimo governo.

Primi firmatari:

David G. Blanchflower, Bruce V. Rauner Professor of Economics, Dartmouth College; Professor of Economics, University of Stirling; former member of the Bank of England Monetary Policy Committee.

Victoria Chick, Emeritus Professor of Economics, University College London

Lord Meghnad Desai, Emeritus Professor of Economics, London School of Economics and Political Science.

Stephany Griffith-Jones, Emeritus Professorial Fellow, Institute of Development Studies, University of Sussex; Financial Markets Director, Initiative for Policy Dialogue, Columbia University

Simon Wren-Lewis, Emeritus Professor of Economics and Fellow of Merton College, University of Oxford

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Reset Europe, go Left
Più che di memoria si tratta di propaganda

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