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E’ uscito il nuovo numero #8 di Rizomatica

di Matteo
Minetti

L’ultima uscita di Rizomatica, anche scaricabile in PDF ed epub, gratuitamente, a questo collegamento, è dedicata al tema della guerra. Ci siamo ormai abituati a sentirne parlare, prima metaforicamente, per accettare lo stato di eccezione determinato dalla pandemia di COVID-19, poi subito dopo cruentemente per giustificare lo schieramento di armi contro la Russia che ha invaso i confini ucraini, e successivamente solo numericamente per legittimare la risposta asimmetrica e il genocidio dei civili palestinesi a Gaza da parte di Israele. Identificare un nemico, disumanizzarlo e combatterlo, nelle varie forme che questo conflitto può assumere, è un modo per costruire una soggettività collettiva, non l’unico ma certamente uno dei più sperimentati nella storia. I nostri non scelti governanti europei hanno deciso che dobbiamo diventare  cittadini d’Europa condividendo le trincee, il rancio e i bombardamenti al fronte. Nelle retrovie sperimenteremo la comunità di popolo dalle comuni radici cristiane, rinunciando al molle consumismo e ai limitati diritti sociali finora faticosamente conquistati, per sostenere la produzione bellica e il razionamento dell’energia (per fortuna fossile) che sarà destinata ai carri armati e al carburante solido per i razzi. Dalla lotta mortale fra le autocoscienze hegeliane origina la dialettica tra servo e padrone.  Anche per EraclitoPolemos è padre di tutte le cose, di tutto é il re; e gli uni disvela come dèi e gli altri come uomini, gli uni fa schiavi gli altri liberi”. Ne avevo scritto proprio qui su Transform qualche mese fa, in un articolo dal titolo “La guerra cercata”. 

In questo numero #8 della rivista Rizomatica si affiancano molteplici e differenti letture del momento bellico attuale: alcune riflettendo sui presupposti costitutivi della psiche individuale e collettiva, altre analizzando l’attualità o la fase, altre ancora osservando quei processi culturali che plasmano l’immaginario per renderlo permeabile ai nuovi valori. 

L’approccio, come sempre congiuntivo, non mostra una visione unificante ma un panorama in cui indovinare delle linee di costruzione, delle prospettive anche non coerenti. Il richiamo all’azione è perentorio, una teoria che non si fa guida per un cambiamento, fosse pure solo delle abitudini dei singoli, sarebbe piuttosto sterile. Abbiamo invece sempre maggiore bisogno di collaborare a definire e costruire orizzonti comuni, condivisi e migliori per tutte e tutti noi. Diffiderei quindi delle semplici soluzioni che si riassumono nel tornare a un idealizzato “prima”, come le nostre “democrazie” europee degli ultimi venti anni. E’ quel “prima” che ha (de)generato questo “adesso”.

Matteo Minetti

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