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Diario della Campagna Presidenziale in Francia

di Gala
Kabbaj

Francia – Campagna presidenziale 2022
Diario della campagna
metà dicembre 2021
d-130

Il primo fine settimana di dicembre, pesantemente carico di incontri politici, ha segnato ufficialmente l’inizio della campagna. Tuttavia, l’investitura e poi l’incontro pubblico di Eric Zemmour, il primo della destra, sono tutti elementi che hanno contribuito a catturare il dibattito intorno ai temi di estrema destra dell’immigrazione, della sicurezza, dell’identità nazionale, per citarne alcuni. Il raddoppio dell’epidemia di Covid-19 sta concentrando il dibattito anche sull’esecutivo in carica. A sinistra, invece, vede un aumento nei sondaggi la candidatura di Jean-Luc Mélenchon, candidato di France Insoumise, che ora occupa il primo posto tra gli otto candidati di sinistra. La scorsa settimana, la candidata socialista Anne Hidalgo ha annunciato di essere favorevole a primarie di sinistra, puntando ora il dito sulla disunione di questo campo e trovando però il silenzio della maggior parte dei candidati di sinistra.

Un’estrema destra potente e onnipresente

L’estrema destra si trova in un paradosso interessante ma inquietante: avanza divisa ma dinamica. Incarnato da tre candidati; Marine Le Pen (raccogliendo tra il 16% e il 18% delle intenzioni di voto), Éric Zemmour (tra l’11% e il 14%) e Nicolas Dupont-Aignan (tra l’1,5% e il 2,5%), il polo nazionalista riunisce , secondo i sondaggi più recenti, fino al 30% delle intenzioni di voto nel primo turno delle elezioni presidenziali del 2022. Anche se questa divisione può sembrare un ostacolo per un posto al secondo turno per un candidato di estrema destra, tuttavia aiuta a rendere il campo molto udibile e quindi a spostare il focus del dibattito generale ancora più a destra.

Eric Zemmour, ex giornalista di Figaro e editorialista molto regolare per CNEWS (un canale di notizie di proprietà dell’uomo d’affari Vincent Bolloré) ha annunciato la sua candidatura in un lugubre e inquietante video trasmesso su Youtube alla fine di novembre. Le voci sulla sua investitura, iniziate la scorsa primavera con l’affissione di falsi manifesti elettorali da parte dei suoi sostenitori, suonavano più come una trovata pubblicitaria o uno scherzo. Ormai è una triste realtà sulla scena politica francese. Presunto candidato da quasi cinque mesi, il polemista aveva raggiunto l’11% delle intenzioni di voto nei sondaggi senza essere ufficialmente investito. Dopo aver superato Marine Le Pen in alcuni sondaggi, il divario sembra essersi stabilizzato e il polemista rimane intorno al 14%. Possiamo ipotizzare che la dinamica di Zemmour sia giunta al termine e che il candidato si trovi di fronte a un triplice soffitto: sociale in primis, poiché difende una politica economica ultraliberale rivolta soprattutto alle classi alte. È quindi tra artigiani e commercianti che ottiene i suoi punteggi migliori, a differenza di operai e impiegati dove l’appeal della sua candidatura è molto bassa. Poi, una barriera di genere e razza; il candidato Zemmour, costruendo una retorica intorno al pericolo dei maschi occidentali di fronte agli “invasori musulmani” e alla necessità di riaffermare i valori della famiglia “tradizionale”, esacerbando le questioni di genere, si oppone a parte dell’elettorato e potenzialmente limita sue possibilità di spiegamento.
Il candidato ha comunque radunato 13.000 persone al suo incontro a Villepinte lo scorso fine settimana, dove ha presentato il suo partito “Reconquest”, ha criticato giornalisti, attivisti antirazzisti, insegnanti e ovviamente musulmani, mentre i suoi sostenitori dell’ultra di destra hanno picchiato gli attivisti SOS Razzismo nel Camera.

Resta il fatto che il blocco nazionalista domina largamente il tono della campagna che si organizza intorno alla polarizzazione globalismo/nazionalismo, a discapito dell’asse economico liberalismo/anticapitalismo.

Repubblicani: quale spazio tra centro ed estrema destra?

I repubblicani hanno esitato a lungo sul metodo di nomina del loro candidato presidenziale. Dopo mesi di lite per la leadership, questa domenica 5 dicembre è stata Valérie Pécresse, presidente della regione Ile-de-France ed ex ministro di N. Sarkozy, a vincere alla fine le primarie al secondo turno contro Éric Ciotti. Questa candidatura dà torto a molti commentatori che hanno descritto la destra come un campo colpito dal mandato quinquennale di Macron, e stretto tra il centro e l’estrema destra. Infatti, Valérie Pécresse è ora testa a testa con Marine Le Pen nel sondaggio (circa il 18%) e diventa l’unico candidato che può battere Emmanuel Macron nella prospettiva di un secondo turno. In più le lunghe primarie di destra, molto pubblicizzate, hanno avuto un esito ampiamente positivo per la candidata repubblicano, passando dal 12% circa delle intenzioni di voto di inizio novembre, al 17%, o addirittura al 20% secondo alcuni sondaggi (sondaggio Elabe del 7 dicembre).

Si tratta dunque di una campagna offensiva diretta contro E. Macron, il presidente uscente di cui si attende ancora la decisione di ricandidarsi, quella che V. Pécresse ha lanciato una settimana dopo la sua elezione. Nel suo discorso di inaugurazione, in cui vuole incarnare la fermezza, l’estrema destra, di fronte al laissez-faire macronista, troviamo così temi vicini a quelli dell’estrema destra. Ha difeso la sua volontà di “fermare l’immigrazione incontrollata”, “di abbattere i ghetti” e di lottare contro l’ascesa dell’islamismo. “La nostra sfida principale è ricostruire una nazione. Abbiamo una storia da difendere, un’eredità, uno stile di vita “, ha proclamato tra gli applausi.

E la sinistra in tutto questo?

Relativamente ignorata finora dai partiti, le Primarie Popolari, che mira a decidere tra i vari candidati di sinistra attraverso un voto online dei cittadini, è rimasta a malapena udibile dal suo lancio da parte degli attivisti indipendenti a luglio, nonostante i suoi 273.000 firmatari. . Ma questo è tornato al centro delle discussioni da quando Anne Hidalgo, la candidata socialista e sindaco di Parigi, (incollata al 3% nei sondaggi) ha annunciato la scorsa settimana di essere alla fine favorevole. Solo Arnaud Montebourg (1%), ex socialista e di nicchia sovranista, ha risposto positivamente. Il messaggio era rivolto soprattutto a Yannick Jadot, il candidato dei Verdi. L’eurodeputato ha rifiutato la proposta, con la sua intenzione dell’8% e sicuramente traumatizzato dalle alleanze fatte durante le ultime elezioni presidenziali. I Verdi vogliono vincere e preferiscono un comizio alle loro spalle, piuttosto che delle primarie.
Da parte dei “insumise” si tratta di un netto rifiuto espresso da Jean Luc Mélenchon. Primo motivo di questo rifiuto: le divergenze ideologiche fondamentali che persistono tra blocco radicale e blocco socialdemocratico. Poi, la questione del programma: le primarie si farebbero senza programma mentre quella degli insoumise, L’avenir en commun, è un lavoro di più di 10 anni con sindacati, associazioni ed elettori. Infine, il resoconto molto personale di cui parla JL Mélenchon alle elezioni presidenziali. Il candidato vuole costituire un blocco radicale e continua così a lanciare segnali di mobilitazione a F. Roussel, il candidato comunista (circa l’1%), che non si arrende nemmeno lui alla scelta di primarie.

Gala Kabbaj è membr* di Espaces Marx membro della rete transform! europe

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