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Germania: il nuovo governo svolta a sinistra?

di Giuseppe
Liguori

Mercoledì 8 dicembre, dopo aver ottenuto la fiducia del Bundestag con 395 voti, il governo Scholz è entrato nella pienezza dei suoi poteri. È interessante notare che, diversamente dall’Italia, il ruolo del Presidente della Repubblica è sempre secondario: Frank-Walter Steinmeier, infatti, si è limitato a ratificare la scelta del Parlamento, avvenuta alla fine delle consultazioni tra i partiti e dopo la firma del “contratto di governo”. Inoltre, proprio a sottolineare la centralità del Bundestag, i ministri hanno giurato davanti alla Presidente del Parlamento e non nelle mani del Presidente della Repubblica, come avviene in Italia.

Il governo Scholz è composto da tre partiti (la cosiddetta “coalizione semaforo”): i socialdemocratici della SPD (rosso), i liberali della FDP (giallo) e gli ecologisti della Federazione dei Verdi (verde). La parità di genere è stata rispettata: 8 ministri uomini e 8 ministre donne, a tre delle quali sono stati attribuiti dei ministeri molto importanti (gli esteri, gli interni e la difesa). I socialdemocratici fanno la parte del leone, con 7 ministri (oltre al cancelliere), mentre i verdi ne ottengono 5 e i liberali 4. Il vice-cancelliere e ministro dell’economia e della protezione del clima è il co-presidente dei Verdi Robert Habeck.

Nelle 177 pagine del programma di governo (i tedeschi preferiscono chiamarlo contratto) ci sono certamente delle idee di sinistra, a partire dall’aumento del salario minimo orario a 12 euro, misura che Olaf Scholz ha promesso di fare approvare nel primo anno di governo. Senz’altro di sinistra è anche il progetto di costruire 400.000 alloggi all’anno, di cui 100.000 case popolari. Molti tedeschi, soprattutto giovani, guardano favorevolmente al progetto di legalizzare la cannabis e di dare il diritto di voto ai sedicenni, due misure che sono state inserite nel programma di governo. Altri provvedimenti importanti, come l’aumento dell’aliquota massima della tassa sul reddito e una patrimoniale sulle grandi ricchezze, che erano nel programma della SPD e in quello dei Verdi, sono stati accantonati, su richiesta del liberale Lindner, nuovo ministro delle finanze, secondo molti osservatori indipendenti un falco del rigore finanziario.

Per quanto riguarda la politica estera, ferma restando la scelta europeista ed atlantica che ha sempre caratterizzano tutti i governi tedeschi, potrebbe esserci un atteggiamento più intransigente nei confronti della Russia e della Cina, visto che Annalena Baerbok, nuovo ministro degli esteri e co-presidente dei Verdi, ha più volte espresso la sua opposizione ai regimi autoritari.

Con la creazione di un nuovo ministero, quello della digitalizzazione, che è stato affidato al liberale Volker Wissing, il governo Scholz vuole colmare il ritardo che la Germania ha nei confronti di altri grandi paesi europei, come la Francia e l’Italia.

Il più grande partito di opposizione è l’Unione cristiano-democratica, che, dopo l’uscita di scena della Merkel, soffre di una crisi d’identità e di leadership. Anche il partito della sinistra radicale, Die Linke, è all’opposizione ma, a causa di un risultato elettorale pessimo (4,9%), con soli 39 deputati è il più piccolo gruppo parlamentare del Bundestag.

Il nuovo governo si basa su un fragile equilibrio tra le idee progressiste dei socialdemocratici e dei verdi e quelle conservatrici dei liberali: nei prossimi mesi vedremo se il cancelliere Scholz riuscirà a far prevalere le sue idee oppure se sarà il ministro delle finanze Lindner ad imporre la sua linea.

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