intersezioni femministe

Dialoghi femministi contro l’economia di guerra: un’esperienza di studio e di politica

di P. Guazzo,
N. Pirotta

Il ciclo dei “dialoghi femministi contro l’economia di guerra” ha dato vita a tre incontri online densi, stimolanti, partecipati, apprezzati, che si possono rivedere sulla pagina YouTube di transform!Italia.

Abbiamo cercato parole che potessero dare conto di quel che il ciclo ha rappresentato per noi, ne abbiamo trovato due.

Prima parola: studio

Se è vero che analisi della realtà non mancano  è altrettanto vero che molte di esse non paiono più all’altezza dei tempi tenuto conto delle profonde trasformazioni che segnano l’epoca in cui viviamo.
D’altro canto di analisi abbiamo bisogno se vogliamo che le nostre azioni e le nostre pratiche, orientate alla  prospettiva di un superamento dei sistemi dominanti (capitalismo, patriarcato, colonialismo…), siano efficaci sul piano del coinvolgimento, della partecipazione e quindi degli esiti finali.
Studiare diviene strumento essenziale per costruire nuove consapevolezze, per trovare collettivamente linguaggi adeguati all’oggi che sappiano smontare le narrazioni dei potenti.
Uno studio che, per citare don Milani, non è semplice accumulo di conoscenze ma ricerca collettiva per costruire capacità critica, libertà di pensiero e di azione.
Ci sembra che i dialoghi che si sono sviluppati nei tre webinar del ciclo abbiamo avuto questa dimensione.
Marcella Corsi e Jennifer Olmsted hanno parlato di economia della cura intesa come paradigma alternativo cioè come un altro modo di intendere il mondo ponendo a  critica le  fondamenta patriarcali, antropocentriche e capitaliste dell’economia dominante  per assumere una prospettiva ecodipendente e interdipendente.
Stefano Lucarelli e Arianna Vignetti hanno definito la realtà odierna come un vero e proprio  “sistema di guerra”  pervaso da istante sovraniste e revanchiste e da un livello di violenza intollerabile, specie per chi la guerra la vive dal di dentro e specie se donna.
Dario Guarascio e Sara Santoriello hanno ragionato sul potere delle big tech e dell’intelligenza artificiale. Un potere da cui discende un “imperialismo digitale” inteso come forma storica del capitalismo contemporaneo entro cui si ridefiniscono, in modo sempre più conflittuale, i rapporti di forza globali. E’ urgente  affrontare questi temi per far emergere le sfide da affrontare e gli obiettivi politici da porre.

Seconda parola: esperienza

Alcune e alcuni fra coloro che hanno partecipato agli incontri del ciclo hanno definito questa partecipazione come un’esperienza.
Un termine che giudichiamo calzante.
Agire un’esperienza concreta, nel suo significato più comune, significa favorire una conoscenza diretta, acquisita con l’ascolto e la partecipazione personale, di una specifica sfera della realtà.
Un’esperienza che, nel nostro caso, è stata formativa e al contempo politica nel senso che a partire da essa potrebbe essere sollecitata la capacità di trasformare la conoscenza teorica in sapienza pratica per arricchire la comprensione di sé e del mondo, agendo di conseguenza e in dimensione collettiva.
Quindi sì, possiamo dire a ragion veduta che il ciclo dei tre webinar è stata un’esperienza.
Una bella esperienza.
L’augurio, da parte nostra, è che questa esperienza collettiva di studio possa continuare arricchendosi di volta in volta di innovativi contributi di pensiero e di pratiche. E di relazioni personali e politiche, fra coloro che organizzano e partecipano, che sappiamo dimostrarsi all’altezza del cambiamento a cui aspirano, come è stato in questo caso.

Paola Guazzo e Nicoletta Pirotta

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