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David Sassoli, “L’Europa deve essere leale con i suoi cittadini”

di Paola
Boffo

Il Presidente del Parlamento Europeo David Sassoli è deceduto nelle prime ore del 11 gennaio 2021. Era alla conclusione del suo mandato; il 23 dicembre ha pubblicato su Twitter un bel messaggio di fine anno. Nel sito del Parlamento europeo è stato pubblicato oggi un breve video in memoria, con i passaggi essenziali della sua Presidenza.

Lo ricordiamo qui con alcuni estratti dei suoi discorsi a proposito del bilancio europeo, dell’innovazione nelle regole della governance economica, e nel sistema della risorse proprie, dello Stato di diritto.

In occasione della riunione dei capi di Stato e di governo UE del 16 dicembre 2021 Il Presidente del Parlamento Europeo ha tenuto un discorso nel quale ha sottolineato la necessità di un nuovo progetto di speranza per l’UE “che ci accomuni, un progetto che possa incarnare la nostra Unione, i nostri valori e la nostra civiltà, un progetto chiaro per tutti gli europei e che ci permetta di unirci.” Un progetto costruito intorno a tre assi forti, con un’Europa che innova, che protegge e che illumina. E l’innovazione di cui parla Sassoli risiede in “un rinnovato senso di creatività nelle istituzioni dell’UE, nelle politiche, nei modi di agire e anche nei nostri stili di vita.”

Oltre a rimarcare che la Conferenza sul Futuro dell’Europa “deve aiutarci a trovare percorsi di innovazione possibili per ricreare il senso di un progetto in cui tutti gli europei possano riconoscersi.”, ha ricordato che altri modi per innovare consisterebbero nel dare al Parlamento il diritto di iniziativa legislativa, oltre che nuove risorse proprie per rafforzare il potenziale finanziario dell’UE: “Vorrei ribadire ancora una volta che il Parlamento e i cittadini europei attendono con impazienza la pubblicazione del pacchetto sulle risorse proprie, che dovrebbe permettere all’Unione di completare la sua dotazione finanziaria in modo sostenibile e di rimborsare il debito contratto in comune. È una questione di credibilità e di rispetto della parola data. E queste innovazioni non ci esimono neppure dall’adeguare il nostro quadro finanziario alle sfide del nostro secolo, riformando in maniera realista il Patto di stabilità e crescita. Non possiamo più ingabbiare il nostro futuro e quello dei nostri figli nella regola del 3%”.

Nell’accordo del 10 novembre 2020 sul bilancio UE per il periodo 2021-2027 (QFP – Quadro finanziario pluriennale) come anche sui 750 miliardi del Piano di ripresa post COVID-19 il Parlamento, il Consiglio e la Commissione europea hanno concordato su una tabella di marcia vincolante per l’introduzione di nuove risorse proprie UE1

Sassoli aveva chiesto un bilancio di 2.000 miliardi di euro, quasi il doppio della proposta della Commissione del 2018, che era stata anche ridimensionata dal Consiglio, perché per rispondere alle aspettative dei cittadini e rispettare gli impegni e le ambizioni, sono necessari fondi adeguati da investire nel futuro dell’Europa.

Prima della pandemia, al Consiglio UE del 20 gennaio 2020, organizzato per trovare un accordo fra gli stati membri sul bilancio a lungo termine dell’Unione, Sassoli disse che “Il Parlamento europeo è consapevole che questo è il momento della vostra discussione e della vostra riflessione e abbiamo grande rispetto per il ruolo del Consiglio. Naturalmente, secondo i Trattati, anche noi saremo chiamati ad esprimerci con un voto. A questo proposito, mi sento in dovere di dire che il Parlamento europeo non accetterà semplicemente qualsiasi accordo. C’è una larghissima maggioranza pronta a respingere qualsiasi proposta che non tenga debitamente conto delle posizioni del Parlamento.”

Ancora nell’autunno del 2020, al Consiglio UE del 1° ottobre 2020, nel suo discorso disse “Anche in questo modo costruttivo il parlamento sta lavorando in questi giorni sulla negoziazione del QFP e di nuove risorse proprie. Per una buona negoziazione bisogna avere proposte sul tavolo e, per il momento, le proposte di cui si discute sono soltanto quelle presentate dal Parlamento. Noi vogliamo fare rapidamente ma bene come abbiamo fatto per l’approvazione di molti strumenti per l’emergenza nei mesi scorsi e per l’adozione del parere sul tetto delle risorse proprie.

Voglio essere molto chiaro perché alcuni segnali sono davvero inaccettabili: il Parlamento non sta bloccando nulla. Le richieste che abbiamo avanzato sono nell’interesse dei cittadini europei. I ritardi sono dovuti ad una mancanza di controproposte del Consiglio. Molte sono state le concessioni del Parlamento rispetto alle posizioni del Consiglio. Se c’è la volontà si può chiudere rapidamente un accordo politico.

Dunque, il Parlamento chiede alla Presidenza di presentare proposte costruttive sulle principali questioni aperte, in particolare:

  1. Garantire il finanziamento di programmi strategici
  2. Assicurare che i costi del piano di ripresa siano coperti da nuove risorse proprie e non dai cittadini
  3. Avere un meccanismo efficace di condizionalità legata al rispetto dello Stato di diritto.

Uno sforzo su queste proposte del Parlamento è possibile e può consentire di concludere il negoziato.

Come vedete, care signore e signori, non stiamo chiedendo la luna!”

Al Consiglio europeo del 21 ottobre 2021 Sassoli, a proposito dello Stato di diritto dice “Pochi giorni fa, l’ordinamento giuridico della nostra Unione è stato sfidato. Non sarà di certo la prima o l’ultima volta. Ma l’Unione non è mai stata messa in discussione in modo così radicale.

Credo che su questo punto spetti a voi e a tutti noi svolgere una riflessione franca e aperta sulla direzione che vogliamo dare alla nostra Unione. Il Parlamento europeo ne ha discusso in aula, come sapete. Abbiamo ascoltato il Primo Ministro Morawiecki con molta attenzione, ma vogliamo ribadire che le leggi europee in vigore sono state scritte dalla Polonia insieme a tutti noi, le abbiamo fatte insieme e quindi in nessun modo si può parlare di regole imposte dall’Unione europea. L’Unione europea è fondata sul rispetto da parte di tutti di valori fondamentali e di regole condivise, che tutti abbiamo volontariamente accettato di condividere. I cittadini si aspettano che noi difendiamo questi principi e i cittadini polacchi hanno sfilato in tanti a Varsavia per ricordarcelo.

Abbiamo approvato insieme una legge europea che stabilisce un legame molto stretto tra la protezione del bilancio dell’Unione europea e il rispetto dello stato di diritto. Questa legislazione è attualmente in vigore e noi crediamo che sia necessario utilizzare la procedura prevista in quel quadro per proteggere il nostro bilancio e tutelare lo stato di diritto. Per questo motivo, come sapete, sulla base di una raccomandazione della commissione parlamentare per gli affari giuridici, ho chiesto al servizio giuridico del Parlamento di preparare un ricorso alla Corte di giustizia in modo da assicurare che la legislazione in vigore venga applicata. Noi non intendiamo venir meno al nostro ruolo istituzionale in difesa dei principi fondamentali sui quali si fonda l’Unione europea.

L’esperienza della democrazia implica la pratica continua del dialogo. Lo abbiamo fatto molte volte e io sono convinto che abbiamo le capacità e le risorse per uscire da questa crisi, per ritrovare la strada dell’unità. Ma dobbiamo essere molto chiari: Sebbene la nostra unità sia giustamente rafforzata dalla nostra diversità, vi è una parte non negoziabile del nostro contratto europeo: i nostri valori di democrazia, libertà, Stato di diritto. Questi valori fanno parte del progetto europeo, tutti noi abbiamo scelto di onorarli aderendo all’Unione europea. Il Parlamento europeo sarà molto fermo su questo punto e pronto ad agire per garantirne il rispetto nel quadro delle sue prerogative.”

e poi: “Nel corso di questa crisi, l’Unione europea, noi tutti insieme abbiamo saputo adattare il quadro di governance economica e fiscale per accompagnare l’emergenza e sostenere la ripresa. E sappiamo che la ripresa necessiterà ancora di investimenti molto importanti per garantire la trasformazione di cui abbiamo bisogno, in particolare la transizione verde e digitale – investimenti che solo in parte potranno essere sostenuti dal nuovo quadro finanziario pluriennale e da Next Generation EU.

Ritengo che sia necessario procedere, secondo gli impegni e il calendario previsti, alla adozione di nuove risorse proprie dell’Unione, compreso il meccanismo di adeguamento del carbonio alle frontiere (CBAM), o l’ampliamento del sistema di autorizzazione delle emissioni (ETS).

Ma la fase che stiamo attraversando richiede a tutti noi una riflessione sulla necessità di aggiornare le nostre regole per adattarle a questo nuovo contesto. Desidero salutare la comunicazione della Commissione sul futuro della   governance economica dopo la pandemia di Covid-19. Credo che sia giusto avviare insieme un dibattito intorno alle questioni che questo documento individua. In particolare, dovremmo ragionare in parallelo su una migliore considerazione della sostenibilità della spesa pubblica e su una valorizzazione degli investimenti a favore della transizione ecologica (investimenti «verdi») in modo da consentire agli Stati membri di poter effettuare le spese necessarie al Patto verde e alla transizione ecologica.”

Proprio il 22 dicembre scorso la Commissione ha presentato l’istituzione della prossima generazione di risorse proprie del bilancio dell’UE, presentando tre nuove fonti di entrate: la prima si basa sulle entrate provenienti dallo scambio di quote di emissioni (ETS), la seconda attinge alle risorse generate dal proposto meccanismo di adeguamento del carbonio alle frontiere dell’UE, la terza è fondata sulla quota degli utili residui delle imprese multinazionali che sarà riassegnata agli Stati membri dell’UE secondo il recente accordo OCSE/G20 sulla ridistribuzione parziale dei diritti di imposizione (“primo pilastro”). Si prevede che queste nuove fonti di entrate, una volta giunte a regime negli anni 2026-2030, genereranno in media fino a 17 miliardi di € all’anno a favore del bilancio dell’UE.

Le nuove risorse proposte contribuiranno a permettere il rimborso degli importi raccolti dall’UE per finanziare la componente a fondo perduto di NGEU. Le nuove risorse proprie dovrebbero anche finanziare il Fondo sociale per il clima, elemento essenziale del nuovo sistema proposto per lo scambio di quote di emissioni, che riguarderà gli edifici e il trasporto su strada e “contribuirà a garantire che nessuno sia lasciato indietro nella transizione verso un’economia decarbonizzata”.

Paola Boffo

  1. Nel sito del Parlamento Europeo è spiegato molto bene cosa sono le risorse proprie, e soprattutto che  le nuove fonti di entrata per il bilancio UE potranno finanziare il debito comune assunto dai paesi UE per finanziare la ripresa post COVID-19. Senza risorse proprie, i fondi presi a prestito per la ripresa dovrebbero essere restituiti attraverso ulteriori tagli ai programmi UE o anche attraverso contributi più consistenti da parte dei paesi membri basati sul reddito nazionale lordo. Il Parlamento europeo vuole assicurarsi che l’onere non gravi sui cittadini contribuenti bensì sui giganti delle tecnologie, su evasori e elusori fiscali, grandi inquinatori di paesi extra UE e coloro che non contribuiscono con il giusto dovuto.

    Gli stati membri contribuiscono al bilancio europeo al fine di raggiungere obiettivi comuni. A differenza di quanto succede a livello nazionale, il bilancio europeo è un bilancio di investimenti e non può operare in deficit. I Trattati UE prevedono che il bilancio europeo sia “finanziato integralmente tramite risorse proprie”.

    Le fonti di entrate sono adottate dal Consiglio all’unanimità, previa consultazione del Parlamento europeo e necessitano di ratifica da parte di ciascuno stato membro. Il sistema di risorse proprie è rimasto immutato per oltre trent’anni. Il Parlamento europeo ne ha chiesto ripetutamente una revisione.

    Da dove provengono le risorse proprie già esistenti?

    Dal momento che il bilancio UE deve sempre essere in pareggio, le entrate annuali devono completamente coprire le spese.

    Le entrate UE già esistenti sono composte da:

    • Risorse proprie tradizionali (costituite principalmente da dazi doganali, inizialmente includevano anche le tasse sullo zucchero, rappresentano circa il 13% delle entrate nel 2018)
    • Risorsa propria basata sull’IVA (trasferimento di una percentuale dell’IVA riscossa dai paesi UE; rappresenta circa l’11% dell’entrata nel 2018)
    • Risorsa basata sul reddito nazionale lordo (consiste in un prelievo sul reddito nazionale lordo dagli stati membri; nel 2018 ha rappresentato circa il 66% delle entrate da risorse proprie)
    • Altre entrate (ammende comminate contro società che violano la concorrenza, contributi versati da paesi terzi a favore di determinati programmi UE, imposte sulle retribuzioni del personale UE; nel 2018 tale voce rappresentava il 10% del totale).

    Dal 1° gennaio 2021, è stato introdotto un nuovo contributo nazionale calcolato sulla base dei rifiuti di imballaggio in plastica non riciclati al fine di incentivare la riduzione dell’uso delle plastiche monouso, incentivando il riciclaggio e favorendo la diffusione dell’economia circolare.

    Alcuni paesi UE (Austria, Danimarca, Germania, Paesi Bassi e Svezia) beneficiano attualmente di una riduzione dei rispettivi contributi.

    Come opera la riforma del sistema delle risorse proprie dell’Unione europea ?

     Il Parlamento europeo si è espresso da tempo a favore di una riforma dell’attuale sistema di entrate UE, considerandolo non solo poco trasparente ma anche iniquo, al fine di affrontare le attuali sfide e per raggiungere risultati significativi per i cittadini europei.

    Per ridurre la dipendenza dai contributi nazionali basati su RNL e IVA, il Parlamento ha chiesto l’introduzione di nuove fonti di entrata legate alle politiche e agli obiettivi UE. A seguito dell’accordo vincolante raggiunto il 10 novembre 2020 la tabella di marcia per l’introduzione delle nuove fonti di entrata si presenta come segue:

    • Entro il 2023: risorse proprie basate sul sistema di scambio delle emissioni ETS (dall’inglese Emission Trading System, ricavato dal sistema di scambio di emissioni di gas serra prodotti dall’industria pesante, dai produttori di energia e dalle compagnie aeree)
    • Entro il 2023: risorse proprie derivate dalla tassazione di servizi digitali (assicurando un’equa tassazione su economia digitale)
    • Entro il 2023: risorse proprie basate sul Meccanismo di aggiustamento del carbonio alla frontiera (che si baserebbe sul prezzo del carbonio sull’importazione di certe merci da fuori l’UE che aiuterebbe ad assicurare un terreno di confronto uniforme nella lotta contro il cambiamento climatico)
    • Entro il 2026: risorse proprie basate sulla tassazione delle transazioni finanziarie (garantendo che anche il settore finanziario assicuri il giusto contributo attraverso il pagamento delle tasse)
    • Entro il 2026: risorse proprie collegate al settore industriale o su base d’imposizione comune delle imprese.

    Il 14 luglio 2021 la Commissione europea ha pubblicato la sua proposta per una nuova risorsa propria, basata su un meccanismo di adeguamento del carbonio alle frontiere. Tale provvedimento si colloca nel quadro di misure dirette al raggiungimento della neutralità climatica entro il 2050. La nuova imposta si applicherà alle importazioni (per esempio di ferro e acciaio, cemento, alluminio o fertilizzanti) provenienti da paesi che non stanno procedendo alla decarbonizzazione delle proprie economie a un ritmo simile a quello dell’UE.

    La Commissione ha inoltre presentato una proposta di revisione del sistema di scambio di quote di emissione in linea con l’obiettivo UE del raggiungimento di una riduzione netta pari almeno al 55% delle emissioni entro il 2030. Anche i proventi delle aste ETS serviranno da risorsa propria dell’UE.

    Le nuove risorse proprie rifletteranno le priorità di azione dell’UE – come il Green Deal e la trasformazione digitale – nelle voci di entrata del bilancio europeo. In aggiunta sosterranno il funzionamento del mercato unico e ridurranno la dipendenza dai contributi nazionali basati sul RNL.

    Previa consultazione del Parlamento, il sistema delle risorse proprie UE è adottato all’unanimità nel Consiglio e deve essere ratificato da tutti i paesi UE. Il Parlamento ha approvato la propria posizione sulle risorse proprie con il voto del 16 settembre 2020. Il 16 dicembre il Parlamento ha approvato il bilancio UE 2021-2027 e l’accordo sull’introduzione di nuove fonti di entrata.

    A seguito della ratifica da parte di tutti i paesi dell’UE, la riforma delle modalità di finanziamento del bilancio dell’UE si applica retroattivamente dal 1° gennaio 2021 e permettendo all’UE di prendere in prestito 750 miliardi di euro per il piano di ripresa sociale ed economica dell’UE.[]

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