editoriali

Dalla Valle del Sacco alla Perugia-Assisi e ritorno per il 26 ottobre

di Roberto
Rosso

Riconvertiamo le fabbriche di morte Valle del Sacco Colleferro-Anagni, questo lo striscione portato da una delegazione della Valle del Sacco alla marcia Perugia-Assisi del 12 ottobre 2025; una marcia che dal mattino a metà pomeriggio ha continuato a riempire le strade, una partecipazione mai vista, come il 4 ottobre una marea umana aveva invaso le vie di Roma, un risveglio intergenerazionale con una ‘partecipazione giovanile’ come non si vedeva da decenni, ben oltre la discesa in piazza dei Fridays For Future prima del Covid. La partecipazione alla marcia conservava le componenti tradizionali che la compongono ad ogni edizione, immerse entro una partecipazione straordinaria che risponde al genocidio di Gaza ed alla corsa al riarmo europeo, alla chiamata alle armi di questi mesi.

Quello striscione portava sulle strade dell’Umbria una esperienza di lotta di almeno 20 anni che ha unito le battaglie indifesa dell’ambiente con quelle contro la presenza e la diffusione delle fabbriche d’armi nel territorio della Valle.

La città di Colleferro, per chi non lo sa, diventata comune autonomo nel 1935 è nata con la messa in opera nel 1912 di una fabbrica di munizioni ed esplosivi, alla vigilia della prima guerra mondiale, in un clima che ne prefigurava l’evento ed aspettava ed aspettava solo l’occasione per scatenarla. Lo stato italiano allora aveva bisogno di incrementare la propria produzione bellica e scelse un sito che sembrava più adatto, dando così inizio ad una storia industriale che via via si è andata diversificando, senza mai rinunciare alla propria vocazione bellica.

La diversificazione produttiva, in varie branche della chimica, portò alla produzione del Lindano, un organo clorurato, la cui produzione fu vietata come accadde per il più noto DDT, per le sue qualità nocive per la salute umana. La produzione realizzava diversi componenti isomeri -sostanze con la medesima formula chimica ma con le componenti diversamente collocate nello spazio- di cui uno solo era quello efficace come insetticida; il resto in particolare il beta-esaclorocicloesano (beta-HCH), fu stoccato in fusti poi seppelliti. Il degrado dei fusti portò a far fluire la sostanza nel fiume Sacco che ne risultò contaminato, trasferendo la sostanza sulle aree alluvionali con le sue esondazioni. Il resto è storia, con la scoperta dell’ingresso del contaminante nel ciclo alimentare e la creazione definitiva di un SIN, Sito di Interesse Nazionale. La ricerca sul beta-HCH ha rilevato una molteplicità di effetti dannosi su una molteplicità di organi del corpo umano. Le forme di contaminazione delle matrici ambientali nel territorio sono molteplici e vanno oltre quella citata, sono il prodotto dell’industrializzazione che si è diffusa lungo il fiume e le diverse vie di comunicazione, con i finanziamenti della Cassa per il Mezzogiorno che agiva nella provincia di Frosinone.

La mobilitazione contro la produzione bellica che è addirittura precedente a quella in difesa dell’ambiente e della salute umana, oggi ha ritrovato nuovo vigore, non solo contro il riarmo europeo e il genocidio della popolazione palestinese a Gaza, ma anche per lo specifico incremento di produzioni belliche sul nostro territorio. È il caso della riattivazione del sito produttivo della ex-Winchester nel comune di Anagni, acquisito dalla società franco-tedesca KNDS per realizzare la produzione di nitrogelatina – nitroglicerina stabilizzata- usata come propellente nel lancio dei proiettili dai cannoni, ed utilizzata nello stabilimento KNDS (ex-Simmel Difesa) di Colleferro per la produzione di munizioni. Contemporaneamente la società Avio di Colleferro, nota per la produzione dei vettori Vega utilizzati per la messa in orbita di satelliti, si sta portando sulla produzione di vettori, booster per il settore bellico, con l’espansione allo scopo del proprio sito produttivo1. Per la realizzazione di vettori per i satelliti la società Avio aveva ricevuto nel 2022 un finanziamento PNRR di 340 milioni2. La proiezione della società Avio verso il settore bellico si colloca nel contesto della corsa in atto nell’Unione Europea verso i profitti che il settore bellico può procurare nel contesto di una corsa agli armamenti generalizzata.

Se lo striscione reclamava la riconversione delle fabbriche di morte ciò a cui assistiamo è al contrario la riconversione delle produzioni civili verso il militare, a partire dalla riconversione di siti produttivi colpiti da crisi, in Italia come in altri paesi europei.  Un caso è quello della possibile riconversione dello stabilimento di Cassino dall’auto al militare3. Si parla della riconversione non solo del sito produttivo, ma di tutto l’indotto che lo alimentava; la tentazione è grande quando ai lavoratori non vengono offerte alternative, soprattutto quando la riconversione dell’intero ciclo dell’auto in Europa è in stallo, nel contesto del venir meno di orizzonte certo per riconversione ecologica ed energetica del sistema economico, sociale e produttivo dell’EU. In Germania la Volkswagen sta valutando di cessare la produzione nel suo stabilimento di Osnabrück, nella Bassa Sassonia in de-industrializzazione, e Papperger  (amministratore delegato di Rheinmetall) sta pensando di farvi subentrare Rheinmetall, spostando dalle macchine agli obici e ai nuovi carri Leopard e Panther, su cui l’azienda ha un accordo quadro con la concorrente Knds, il focus della produzione4.

Come abbiamo sottolineato più volte la corsa al riarmo mette in crisi la prospettiva di una effettiva ed efficace transizione ecologica ed energetica che investa ogni assetto dei rapporti sociali di produzione, in questo modo si rende una pura petizione di principio l’obiettivo del limite 1,5 gradi centigradi   posto al riscaldamento globale alla conferenza dell’IPCC del 2015 a Parigi, ormai si viaggia verso i 3-4 gradi entro la fine del secolo ed anche prima, cosa che provocherà un cambiamento radicale delle condizioni di vita in ogni regione del pianeta, alcune delle quali certamente diverranno inabitabili. La corsa agli armamenti piega ogni sviluppo tecnologico verso il suo uso militare, a partire dal duplice utilizzo possibile di ogni tecnologia in campo civile o militare.

La corsa agli armamenti, l’attualità e l’incombere della guerra come strumento risolutivo di ogni competizione e conflitto, oggi indirizza la trasformazione delle nostre società coinvolte in una trasformazione radicale indotta dalla crisi climatica e dalla innovazione tecnologico digitale, in un contesto di instabilità globale, nella quale non esiste singola potenza o alleanza in grado di imporre un suo ordine gerarchico globale.

Per questo non possiamo considerare una mera utopia la lotta e la mobilitazione contro il riarmo e la guerra, la lotta per la pace. Non è una istanza da portare avanti separatamente dalle altre quando se ne dà l’occasione, è una lotta per la vita, per la sopravvivenza del genere umano, da subito. Per questo motivo è necessario saldare le rivendicazioni, le mobilitazioni locali a questo orizzonte generale, globale che può essere di difficile comprensione, che viene totalmente oscurato nella comunicazione mainstream. Ciò è tanto più necessario e possibile in territori come il nostro dove un modello di sviluppo indifferente alla difesa dell’ambiente e della salute umana ha lasciato piaghe difficili da rimarginare e nel quale si fa strada da Colleferro a Cassino l’espansione delle produzioni belliche come unica prospettiva per la conservazione dei posti di lavoro ed il mantenimento di dignitose condizioni di vita per le comunità del territorio.

C’è una urgenza ed una consapevolezza diversa oggi nelle mobilitazioni per la pace come la Perugia-Assisi, si fanno strada tutte le ragioni, da tutti punti di vista possibili  per cui la pace  non è un orizzonte utopico, sia pure un valore irrinunciabile che la storia e gli eventi di oggi ci consegnano; essa è una lotta per la vita di ogni comunità umana che attraversa ogni aspetto e momento delle relazioni, dei rapporti sociali che compongono le società in cui viviamo. Certo essa appare come una lotta di lunga durata, come ogni lotta che abbia una posta in gioco così definitiva e discriminante da ogni punto di vista; eppure, come ci dimostra la crisi climatica, stiamo già pagando ovunque un prezzo tremendo e non possiamo che estendere, rendere pervasiva la nostra lotta, approfondirne e condividerne le ragioni, ma in una corsa contro il tempo, per salvare quante più vite possibili al presente e al futuro , non possiamo far altro che radicalizzarla, laddove la radicalità sta nella parola sciopero che è stata utilizzato in queste ultime settimane, poiché lo sciopero è la volontà di bloccare un corso degli eventi che appare inevitabile ed invincibile, pagandone anche il prezzo, come da sempre succede, ma rifiutandosi di avvallare, sottomettendosi, la corsa verso un futuro che lascerà pochi, pochissimi vincitori.

La lotta per la pace è la lotta contro una deriva globale neodarwiniana nella quale si mette in atto una competizione di tutti contro tutti, con risorse disponibili sempre più scarse, destinata a lasciare gran parte dell’umanità in una condizione precaria, specialmente in Europa e in Italia.

La lotta per la pace è la demistificazione di quell’orizzonte radioso che sarebbe garantito da uno spettacolare sviluppo della tecnica, destinato a risolvere ogni problema dalle malattie, alla povertà alla crisi climatica, mentre noi vediamo come l’innovazione tecnologica, guidata dalla logica dell’accumulazione capitalistica, ci conduca invece verso un orizzonte distopico.

Siamo stati alla Perugia-Assisi abbiamo costruito decine di mobilitazioni in tutte il territorio in queste ultime settimane, non abbiamo intenzione di fermarci. Gaza, la lotta del popolo palestinese resta al centro delle nostre mobilitazioni, assieme alla lotta contro il riarmo europeo e lo sviluppo delle produzioni belliche nel nostro territorio. È il nostro contributo concreto, a partire dalla nostra condizione, in quella lotta per la pace così necessaria e vitale per noi tutti.

Per questo ci vedremo in piazza per una manifestazione a Colleferro, domenica 26 ottobre alle 14.30 nei pressi della stazione ferroviaria, ai giardini del quartiere Scalo.

Roberto Rosso

  1. https://www.avio.com/it/comunicati-stampa/avio-rafforza-collaborazione-con-le-forze-armate-statunitensi https://www.rid.it/shownews/6940/avio-guarda-al-militare-parola-all-rsquo-ad-giulio-ranzo.[]
  2. https://www.ilmessaggero.it/persone/spazio_avio_vega_pnrr_satelliti_giulio_ranzo_vittorio_colao-6783702.html.[]
  3. https://www.frosinonenews.eu/stellantis-cassino-il-dibattito-strisciante-sulla-riconversione-militare-del-sito-e-dellindotto/.[]
  4. https://it.insideover.com/difesa/il-volo-in-borsa-di-rheinmetall-il-campione-tedesco-della-difesa-sorpassa-bmw-volkswagen-e-mercedes.html  https://www.reuters.com/business/aerospace-defense/armsmaker-rheinmetall-visits-volkswagen-plant-works-council-says-2025-03-28/.[]
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