Non aspettare la pace, ma mettersi in cammino per costruirla. È questo il significato del Peace Walk to Jerusalem, la grande marcia internazionale nonviolenta che, attraverso un lungo percorso europeo, punta a raggiungere Gerusalemme-Al Quds nella primavera del 2027. Il ramo italiano è partito ieri, 19 agosto, alle 8 dal Parco della Pace di Vicenza, dando avvio a una delle tappe più significative di un itinerario che vuole trasformare il viaggio stesso in una forma di resistenza civile alla guerra.
Il cammino internazionale era partito il 31 gennaio 2026 da Finisterre, presso Santiago de Compostela, in Spagna. Da allora gruppi di camminatori provenienti da diversi Paesi europei hanno iniziato a convergere verso Budapest. Olanda, Belgio, Francia, Polonia, Germania, Svizzera e Slovacchia sono alcune delle realtà coinvolte nell’iniziativa. Da Budapest il percorso proseguirà verso Sarajevo, dove confluiranno anche i gruppi provenienti dall’area Alpe Adria.
Il ramo italiano rappresenta dunque un tassello di un progetto molto più ampio, nel quale il viaggio geografico diventa anche un viaggio politico e umano attraverso un’Europa segnata dalla guerra e dalla crescente militarizzazione.
Un cammino che attraversa territori e comunità
Il percorso italiano, organizzato dal comitato costituito nel marzo scorso presso l’Ecoistituto Alex Langer di Mestre, è stato concepito per attraversare città, territori e comunità, creando occasioni di incontro e confronto.
Dopo la partenza da Vicenza, il cammino raggiungerà Venezia il 23 agosto, con un appuntamento alle ore 10 presso il Ponte della Costituzione. Da Venezia il percorso continuerà attraverso spiagge, fiumi e lagune, dirigendosi verso Trieste, dove l’arrivo è previsto il 30 agosto al Prosvetni Dom di Opicina.
A Trieste il ramo italiano si unirà ai Peace Walkers provenienti dalla Slovenia, partiti da Lubiana il 25 agosto, e ai partecipanti croati. Nascerà così il Peace Walk di Alpe Adria, che proseguirà verso la Bosnia-Erzegovina e Sarajevo per incontrare gli altri gruppi europei.
Da lì il cammino continuerà verso il Vicino Oriente. Le prime tappe dopo Trieste saranno Koper-Capodistria e Rijeka-Fiume, a testimonianza di un percorso che attraversa frontiere non soltanto geografiche, ma anche storiche e culturali.
La pace come esperienza concreta
Il valore dell’iniziativa non risiede soltanto nella destinazione finale. Il Peace Walk propone infatti una concezione della pace come esperienza quotidiana e collettiva.
Camminare insieme significa condividere fatica, spazi, tempi e responsabilità. Significa imparare a convivere con persone differenti per provenienza, cultura e sensibilità, sperimentando concretamente quelle relazioni di rispetto e uguaglianza che rappresentano il presupposto di qualsiasi società pacifica.
Gli organizzatori definiscono il cammino una forma di resistenza alla guerra attraverso un’esperienza comunitaria di pace. Il percorso vuole essere una scuola di rispetto della giustizia e della dignità, di risoluzione nonviolenta dei conflitti e di uguaglianza.
In una fase storica nella quale il linguaggio politico sembra tornare sempre più frequentemente a fare affidamento sulla forza militare, sulla deterrenza e sul riarmo, la scelta di camminare appare quasi come un gesto controcorrente. Ma proprio per questo assume un significato politico.
Non diventare nemici
Tra i riferimenti ideali dell’iniziativa ci sono le storie di Maoz Inon, israeliano, e Aziz Abu Sarah, palestinese. Entrambi hanno perso familiari a causa della violenza e della guerra, ma hanno scelto di non trasformare il proprio dolore in odio verso l’altra comunità.
Il loro messaggio è semplice e radicale: la pace è il nostro futuro.
È un’affermazione che assume un significato particolarmente forte davanti alle immagini e alle notizie provenienti dal Medio Oriente. In un contesto nel quale la sofferenza rischia continuamente di essere trasformata in una giustificazione per altra violenza, la scelta di non diventare nemici rappresenta una forma di resistenza morale.
Il Peace Walk parte proprio da questa consapevolezza: la pace non può essere costruita soltanto attraverso accordi diplomatici, per quanto indispensabili. Deve essere accompagnata dalla ricostruzione delle relazioni tra le persone, dalla capacità di riconoscere il dolore dell’altro e dal rifiuto della disumanizzazione.
Da Vicenza a Gerusalemme, un messaggio contro la militarizzazione
Il percorso assume quindi anche un valore simbolico rispetto all’attuale stagione di riarmo europeo. Mentre una parte crescente delle risorse pubbliche viene indirizzata verso la sicurezza militare e gli arsenali, il Peace Walk propone un’altra idea di sicurezza: quella fondata sulle relazioni, sulla cooperazione, sulla giustizia sociale e sulla capacità di prevenire i conflitti.
Non si tratta di ignorare le cause politiche delle guerre o di immaginare che la buona volontà individuale possa da sola risolvere conflitti complessi. Il significato del cammino è piuttosto quello di affermare che la pace deve essere praticata prima ancora di essere proclamata.
Ogni tappa diventa così un’occasione per incontrare comunità locali, associazioni, realtà impegnate nella solidarietà e nella difesa dei diritti. Il cammino costruisce una rete di relazioni che può sopravvivere alla conclusione del percorso.
L’obiettivo finale è Gerusalemme-Al Quds, una città che rappresenta contemporaneamente una delle ferite più profonde e uno dei luoghi più importanti della storia dell’umanità. Arrivarci nella primavera del 2027 significa affidare a un percorso di migliaia di chilometri una domanda fondamentale: è ancora possibile costruire una convivenza fondata sul riconoscimento reciproco?
La risposta dei camminanti è sì, ma a una condizione: che la pace smetta di essere soltanto una parola pronunciata nelle dichiarazioni ufficiali e diventi una pratica quotidiana.
Dal Parco della Pace di Vicenza, dunque, non è partito soltanto un gruppo di persone con uno zaino sulle spalle. È partito un messaggio politico e umano: contro la guerra si può resistere anche camminando, incontrando, ascoltando e costruendo comunità.
E mentre il mondo continua a investire nella capacità di distruggere, il Peace Walk sceglie di investire nella capacità, molto più difficile, di convivere.
Informazioni sul percorso italiano: peacewalk.info/italy
Laura Tussi
Nota: Peace Walk è un pellegrinaggio collettivo europeo per la pace, la giustizia e la dignità umana, concepito come il cammino di pace più lungo del mondo. Ideato dall’attivista olandese Rikko Voorberg, il progetto attraversa l’intera Europa con l’obiettivo di raggiungere Gerusalemme (Al-Quds) tra il 2026 e il 2027.
