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Crisi e trasformazioni globali, nuovi movimenti, quale politica?

di Roberto
Rosso

L’umanità dovrà decidere entro il 2030 se assumersi il “rischio ultimo” di lasciare che i sistemi di intelligenza artificiale allenino sé stessi per diventare più potenti, ha dichiarato uno dei massimi scienziati mondiali sull’IA. Jared Kaplan, capo scienziato e co-proprietario della startup statunitense Anthropic da 180 miliardi di dollari (135 miliardi di sterline), ha detto che si profila una scelta su quanta autonomia i sistemi dovrebbero avere per evolversi. La mossa potrebbe scatenare una benefica “esplosione di intelligenza” – o essere il momento in cui gli esseri umani finiscono per perdere il controllo. In un’intervista sulla corsa intensamente competitiva per raggiungere l’intelligenza artificiale generale (AGI) – a volte chiamata superintelligenza – Kaplan ha esortato i governi internazionali e la società a impegnarsi in quella che ha definito “la decisione più importante” 1.
(…)  Ha detto che se il miglioramento ricorsivo, come a volte viene chiamato questo processo, fosse permesso in modo incontrollato, ci sono due rischi. “Uno è: perdi il controllo su di esso? Sai almeno cosa stanno facendo le IA? La domanda principale è: le A.I. sono buone per l’umanità? Sono utili? Saranno innocue? Capiscono le persone? Permetteranno alle persone di continuare ad avere autonomia sulle proprie vite e sul mondo?”.
Riprendiamo queste osservazioni da una intervista del Guardian il punto di vista di Jared Kaplan uno dei protagonisti della corsa ferocemente competitiva per la realizzazione di sistemi di A.I. (acronimo inglese) sempre più potente. Tralasciando la questione di cosa possa essere la ‘superintelligenza’ (Artificial General Intelligence AGI), si pone la questione della crescente autonomia dei sistemi di A.I. della loro capacità di apprendere autonomamente e autonomamente modificarsi  (ricorsività); i cosiddetti ‘agenti’ l’Agentic A.I. sono applicazioni in grado di svolgere compiti complessi in autonomia.
Autonomia nell’esecuzione di compiti complessi, miglioramento ricorsivo sono i due caratteri  dell’ A.I. che vanno a braccetto e prefigurano una situazione nella quale A.I. ad alto livello gestiscono processi implementati in una rete di ‘agenti’, con la capacità dei livelli di gestione progettazione di apprendere e modificare sé stessi -autoreferenzialità e ricorsività- e modificare la rete cooperativa degli agenti e -perché no- modificare gli agenti stessi (capacità di intervenire nella istruzione degli agenti se non nella modificazione della loro  struttura).

A proposito dell’intervento dell’A.I. nella creazione del software

“Alcuni dei progressi più evidenti sono stati nell’uso delle IA per scrivere codice informatico. A settembre, Anthropic ha presentato la sua AI all’avanguardia, Claude Sonnet 4.5, un modello di programmazione informatica in grado di costruire agenti IA e utilizzare computer in modo autonomo. Ha mantenuto il focus su compiti complessi di codifica a più passi per 30 ore senza interruzioni, e Kaplan ha detto che in alcuni casi l’uso dell’IA raddoppiava la velocità con cui i programmatori della sua azienda riuscivano a lavorare.”
Emerge come prospettiva, orizzonte possibile la sempre maggiore autonomia dell’A.I. ovvero citando kaplan “il momento in cui gli esseri umani finiscono per perdere il controllo”.
In un’altra intervista al Guardian2 Bernie Sanders riprende i contenuti di un report reso pubblico il 6 ottobre di quest’anno dalla minoranza democratica della commissione del senato HEALTH, EDUCATION, LABOR AND PENSIONS COMMITTEE (HELP) Bernard Sanders, Ranking Member Minority Staff Report October 6, 2025 The Big Tech Oligarchs’ War Against Workers: AI and Automation Could Destroy Nearly 100 Million U.S Jobs in a Decade3

Da notare che la commissione nel suo lavoro di analisi dei dati ha utilizzato ChatGPT. Il titolo del report parla della perdita di 100 milioni di posti di lavoro in un decennio ed esordisce con la seguente proposizione: “Dal 1973, c’è stata un’esplosione della tecnologia e un enorme aumento della produttività dei lavoratori. Ma i guadagni economici risultanti sono andati quasi esclusivamente a chi si trova in cima. Mentre la produttività è aumentata del 150% e i profitti aziendali sono aumentati di oltre il 370%, i salari reali per il lavoratore americano medio sono diminuiti di quasi 30 dollari a settimana.”
Il rapporto delinea una serie di proposte politiche per garantire che le famiglie lavoratrici, non solo i miliardari, traggano beneficio dal cambiamento tecnologico. Essi includono:

  • Una settimana lavorativa di 32 ore senza perdita di stipendio 
  • Richiedere alle aziende di condividere i profitti con i lavoratori e di assegnare loro posti nei consigli di amministrazione 
  • Espandere la proprietà dei dipendenti e creare una Banca di Proprietà dei Dipendenti negli Stati Uniti
  •  Una “tassa sui robot” sulle società che sostituiscono i lavoratori con macchine 
  • Più che raddoppiare l’iscrizione sindacale approvando il PRO Act4 e ponendo fine alla repressione dei sindacati 

Garanzia di congedo familiare e medico retribuito 

Ripristino delle pensioni a prestazione definita divieto del buyback (riacquisti di azioni aziendali).

Il contesto in cui si svolge il confronto sull’ A.I. è quello dell’annullamento da parte della amministrazione Trump di ogni controllo sullo sviluppo delle di A.I. e sul loro utilizzo in qualsiasi campo, è quello di una concorrenza che si nutre di quasi quotidiani annunci ed innovazioni tra Usa e Cina.
Il contesto globale è quello che abbiamo più e più volte descritto nel quale l’ecosistema tecnologico digitale, dell’A.I. costituisce un fattore di destabilizzazione ulteriore di processi, dinamiche globali vieppiù instabili, prive in quanto sistema dinamico di un punto di approdo, di uno o più attrattori. le affermazioni di Kaplan e di Sanders, simili peraltro a quelle di molti altri, confermano il punto sul quale articolo dopo articolo ci soffermiamo vale a dire l’imprevedibilità sostanziale del futuro svolgersi degli eventi ovvero quanto prossimo a noi, al nostro presente sia l’orizzonte oltre il quale gli eventi -globalmente intesi, ma anche nel loro svolgersi locale, regionale- diventano imprevedibili. Le proiezioni decennali in ogni campo sugli effetti prodotti dell’innovazione tecnologica tanto sulla struttura economico-sociale delle nostre società quanto sulla transizione energetica ed ecologica si rivelano molto approssimative, in quanto lo sviluppo stesso dell’innovazione e le modalità della loro adozione appaiono imprevedibili.
Non è un caso che nelle due prese di posizione prese in esame la crisi climatica non venga citata. Abbiamo constatato il sostanziale fallimento della COP30 di Belém, l’incapacità di trovare un accordo su una roadmap per riduzione dell’uso delle fonti fossili. È bene ricordare che la Cina, all’avanguardia nell’utilizzo di tecnologie finalizzate alla riduzione dei consumi di combustibili fossili e nello sfruttamento di fonti energetiche rinnovabili si è opposta di fatto alla definizione di quella roadmap. Al contrario le osservazioni sui cambiamenti climatici in atto si fanno sempre più numerose e pregnanti, mentre la loro evoluzione viene costantemente aggiornata, analizzando più profondamente dinamiche e correlazioni come ad esempio l’effetto della fusione dei ghiacci artici. La soglia di un grado e mezzo nel riscaldamento globale medio appare ormai superata nell’evoluzione prossima del clima e si prospetta nei prossimi decenni il raggiungimento dei tre gradi. L’andamento del riscaldamento è diseguale, in alcune aree come quella mediterranea, l’Italia in particolare, è doppia di quella media globale. Intere regioni del globo potranno diventare inabitabili, con una crescita esponenziale delle migrazioni.
Lo stato attuale quindi è quella di assoluta mancanza di controllo dello sviluppo delle tecnologie digitale, dell’intelligenza artificiale in particolare, e delle emissioni dei gas climalteranti; l’amministrazione Trump è la punta di lancia dell’abolizione di ogni controllo ed azione preventiva; massimo utilizzo dei combustibili fossili, dell’estrazione degli idrocarburi, abolizione di ogni controllo sullo sviluppo e l’utilizzo dell’A.I., mentre è guerra aperta contro i migranti. La politica dell’amministrazione USA si colloca al cuore delle contraddizioni attuali del modo di produzione capitalistico, dei rapporti sociali di produzione che ne sono il prodotto. Come nel caso della presa di posizione della Cina nella COP30 possiamo renderci conto di come nessun paese possa considerarsi estraneo allo sviluppo dei rapporti sociali di produzione globale, del loro carattere fondamentalmente capitalistico, sia pure con caratteri che possono diversificare profondamente un paese dall’altro; del resto i regimi e le politiche socialdemocratiche nei trent’anni gloriosi, l’affermarsi dello stato sociale, nelle sue varie versioni, non ha certo smentito il carattere capitalistico di quelle società, ne ha definito specifiche modalità di sviluppo in contesto globale, caratterizzato dalla guerra fredda, dal processo di decolonizzazione, sino agli eventi che dalla dichiarazione della inconvertibilità del dollaro, quadruplicazione del prezzo del petrolio alla stretta creditizia della FED di Volcker nel 1979, hanno segnato con un processo di ristrutturazione riconversione dei processi produttivi e dei mercati finanziari.
Oggi nel contesto di quella che è stata definita come policrisi, in cui si intrecciano le instabilità prodotte sui vari piani e processi della formazione sociale globale, a Cina e gli Usa giocano primariamente nella competizione reciproca con caratteri diversi nel rapporto tra ruolo dello stato e sviluppo economico e sociale nei termini della produzione e distribuzione della ricchezza, di concentrazione del potere economico, nella penetrazione nel mercato globale, nel controllo sul mercato monetario-finanziario globale. Di sicuro, come sempre, c’è un nesso inscindibile tra la formazione sociale nazionale e le relazioni, il ruolo nelle dinamiche, i rapporti di forza globali. Una competizione che si iscrive in modo determinante e dialettico nelle trasformazioni globali, compreso il crescente carattere autoritario dei regimi politici.
Nello sviluppo contraddittorio della formazione sociale globale, mutano necessariamente i caratteri dei regimi politici, una traccia da seguire è certamente il ruolo del conflitto sociale, delle forme reali di partecipazione, quanto si affermi il carattere autoritario dei regimi politici finalizzato a limitare il ruolo del conflitto e della partecipazione democratica se non a reprimerlo. Al crescere delle contraddizioni di cui sopra si coniugano forme di rafforzamento del controllo statuale, il carattere autoritario dei regimi politici, con la crisi dei nessi che tengono in piedi le società, la loro deflagrazione in forme di guerra civile. Il carattere dei regimi politici, il grado di instabilità strutturale delle società retroagisce ovviamente sui rapporti sociali ed economici.
Nei paesi caratterizzati da una relativa stabilità di forme di governo democratico, sia pure attraversate da forme di autoritarismo, la repressione del conflitto, la riduzione pluridecennale delle forme di partecipazione democratica, hanno prodotto anche una riduzione delle forme di partecipazione formale, la partecipazione al voto ad alla vita delle organizzazioni politiche. L’impossibilità di avere un ruolo nel determinare la traiettoria di trasformazione delle società in cui si vive, come sempre, produce consenso verso le politiche più reazionarie e conservatrici.
Un dato evidente è l’opposizione alle politiche di transizione energetica ed ecologica, dove domina la paura del futuro, la sfiducia in politiche calate dall’alto destinate a cambiare radicalmente il contesto in si svolge la propria vita, in un contesto caratterizzato ormai da decenni dalla crescita delle diseguaglianze sociali, in assenza di forme di conflitto e cooperazione sociali in grado di combatterle.
’Europa è un crogiuolo di queste tendenze, trasformazioni e contraddizioni, vaso di coccio tra vasi ferro, entro i rapporti economici, strategici e militari Cina-USA e Usa-Russia, vittima di decennali politiche recessive, di riduzione degli spazi di democrazia, di contraddittorietà dei dispositivi di governo a livello continentale, la cui capacità di affrontare le trasformazioni radicali in atto è ridotta praticamente a zero. La crescita da ultimo   del consenso all’estrema destra in Gran Bretagna e Germania, quarta e sesta economia a livello mondiale, che i rispettivi governi cercano di inseguire, sono una dimostrazione lampante delle tendenze dominanti.
Quando sia imbelle e inefficace l’azione del governo del nostro paese, peraltro erede dei governi di ogni coloro che l’hanno preceduta, può essere dimostrata prendendo ad esempio la gestione della crisi dell’ILVA, a cui gli operai stanno rispondendo con il blocco totale, il presidio degli stabilimenti le manifestazioni di piazza, i blocchi stradali. Dentro quello scontro si manifestano tutti i caratteri della formazione sociale del nostro paese, nel frattempo il sistema bancario si ristruttura in stretto collegamento col potere politico, e si ribella ad una tassazione insignificante rispetto ai profitti accumulati negli ultimi anni.
L’ILVA ha ben altra dimensione rispetto alla GKN, che ha giocato negli ultimi anni un ruolo centrale e propulsivo nella battaglia per la riconversione delle industrie e dei territori colpiti dalla crisi, nella convergenza dei movimenti.
Potremmo fare un salto e calarci da queste considerazioni, da questo contesto entro la prospettiva delle elezioni politiche del 2027 e connettere i caratteri della formazione sociale del nostro paese nelle sue molteplici articolazioni e coglierne i nessi con questo contesto peraltro mutevole ed instabile. In questi mesi e settimane si è manifestato un nuovo protagonismo sociale e quindi politico e quindi colturale, non in grado allo stato attuale delle cose di mutare la situazione contro cui si solleva, ma capace di dare continuità alla propria azione.

Ne saremo in grado, ci stiamo provando?

Roberto Rosso

  1. https://www.theguardian.com/technology/ng-interactive/2025/dec/02/jared-kaplan-artificial-intelligence-train-itself.[]
  2. https://www.theguardian.com/commentisfree/2025/dec/02/artificial-intelligence-threats-congress.[]
  3. https://www.sanders.senate.gov/press-releases/news-sanders-releases-report-on-big-tech-oligarchs-war-against-workers-warns-ai-could-eliminate-nearly-100-million-u-s-jobs/.[]
  4. https://aflcio.org/pro-act.[]
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