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Make UE Great

di Roberto
Musacchio

Con altri due voti pessimi e su pessimi testi il Parlamento europeo porta un altro contributo alla, pessima, idea di una Europa “potenza”.
Il primo, sul progetto Edip per l’acquisto comune di armi con annessa liberatoria per le armi “controverse”, nucleari, incendiarie, che lasciano persistenza, che ottengono il marchio Esg di sostenibilità ambientale, sociale e di governance (perché la UE usa la sostenibilità come la parrucca nei vecchi Imperi).
Il secondo sullo stato della guerra Ucraina, spacciato come contrario ad una pace ingiusta laddove basta vedere l’acquiescenza sulla “pace” a Gaza per sentire tutta la puzza di ipocrisia.
Inutile cercare risposte a cosa si fa per chiudere la guerra o per avere una forza che obbedisca al ripudio costituzionale di questo strumento. La logica, se c’è, di questi testi va cercata altrove. La vecchia volontà di potenza che fu a turno di questo o quel dominante di una nazione, con effetti ogni volta storicamente nefasti per l’Europa e per il Mondo, ora è consegnato ad una entità ademocratica, la UE, che non ha pari nelle forme politiche conosciute.
Il cosiddetto sogno europeo, della unità, si è trasformato nell’incubo reale della potenza. Questa possibilità in realtà era iscritta già negli anni ‘50. C’è una vena del cosiddetto europeismo che ha substrati anticomunisti, filoatlantici, di revanscismo di classi borghesi anche intellettuali. Dopo il grande afflato della lotta al nazifascismo e della Resistenza alcune vene prendono un proprio percorso.
Sostanzialmente autonomo dalla stessa edificazione costituzionale, che pure si arricchisce dell’europeismo socialista e democratico del Manifesto di Ventotene, perché già proiettato in questo nuovo quadro. Tra i primi a considerare la contraddizione Europa-nazioni “oltre” quelle ideologiche. In realtà portatore alla fin fine di un nuovo nazionalismo. Senza nazione. Funzionalistico, non a caso. Man mano diventa la carta principale della restaurazione del potere dominante delle élite. Non sopporta Togliatti. Di Berlinguer stravolge la cosiddetta scelta NATO (laddove il testo che accompagna la “famosa” frase sull’ombrello va letto nel contesto di un impegno radicalmente pacifista) e, appunto, non supporta il pacifismo del segretario del PCI. Infatti non accompagna i grandi movimenti pacifisti mentre presta massima attenzione alle élites e alla geopolitica. Naturalmente parlo di fenomeni con venature politiche e ideali diverse. Purtroppo col prevalere di quelli che si acconciano al “reale”.
Man mano che procede l’edificazione della UE, con Maastricht trattato ordoliberale sostanzialmente alternativo alle Costituzioni sociali e democratiche, la guerra che smembra la Jugoslavia, l’austerity e ora il conflitto con la Russia e il grande riarmo, il potere incrociato dei livelli governativi, e con le destre che convergono in questa UE potenza di nazioni, i confini ideologici antichi sono superati e si affluisce in un nuovo pensiero dominante, quello appunto di potenza. Poi ognuno ci arriva col suo bagaglio, compreso l’antimperialismo, ma di fatto lo spirito del tempo diventa questo. E Bruxelles ne è il tempio. Dove è difficile star fuori dal coro perché il maccartismo e la attenzione alla “vita degli altri” si vanno sommando. Se l’autorità agli esteri può fare a pezzi elementari verità storiche e non trova contrasto, Orwell ha solo sbagliato a capire da dove arrivava il grande fratello.
Ci si mette pure un generale NATO made in Italy a parlare di guerra preventiva alla Russia. Una situazione angosciante. Specie per chi essendo profondamente legato all’irriducibile umano, non ha altri “reali” cui attaccarsi. Chi ha saputo distinguere il socialismo dal reale, oggi è sgomento per chi inneggia alla UE reale ma proprio per questo sa che il Mondo è diventato nuovamente proprietà dei Re e delle loro guerre. Centinaia di migliaia di morti ucraini, russi che non trovo nei bollettini guerreschi del PE. Come non ci trovo il genocidio in Palestina, addirittura innominabile. Il cinismo è la misura di chi vuole la potenza.
Non possiamo stare a guardare, costruiamo un Natale contro la guerra. Ma intanto bisogna assolutamente ritornare a quella “educazione europea”, per usare il titolo di uno splendido libro di Romain Gary quello sì dentro la Storia e l’umanità di una Europa che ancora in questi giorni ci va riproponendo un uomo di 104 anni, Edgar Morin: contro la guerra.

Roberto Musacchio

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