Tutto si può dire salvo affermare che il periodo che stiamo attraversando sia caratterizzato dalla stabilità dei rapporti sociali, economici politici, militari a livello globale, regionale o nazionale. Dei caratteri di questa instabilità stiamo ragionando, articolo dopo articolo, nel ricco contesto delle analisi che illuminano l’evolversi dello stato delle cose sulle pagine della nostra rivista.
Le analisi si sforzano di interpretare gli eventi più salienti nel presente e le tendenze emergenti dai processi di trasformazione in corso. Di certo la crisi climatica indotta dal riscaldamento globale, nelle sue rilevanti articolazioni regionali, nella complessità delle sue dinamiche che impone un periodico aggiornamento delle previsioni, costituisce un fattore globale che influisce su ogni altro processo, altra dinamica globale. La transizione energetica costituisce la manifestazione più evidente di questa rilevanza, nel momento in cui le scelte dei principali attori sulla scena globale si stanno divaricando. Sulle politiche, la strategia ed il ruolo della Cina un importante contributo viene da quanto scrive Alessandro Scasselati nel suo articolo La Cina si è preparata da anni a una crisi energetica globale. Ora raccoglie i frutti. Al polo opposto sono le scelte dell’amministrazione Trump che si oppone radicalmente alla sostituzione delle fonti fossili che quelle rinnovabili. Il caso più illuminante e financo sconvolgente è l’accordo tra l’amministrazione Usa e la compagnia francese Total1:
“L’amministrazione Trump e TotalEnergies hanno raggiunto un accordo, che prevede l’annullamento dei contratti di concessione per parchi eolici offshore del valore di 1 miliardo di dollari e il reinvestimento dei fondi nel settore petrolifero e del gas naturale negli Stati Uniti. In cambio dei nuovi investimenti nel settore dei combustibili fossili, gli Stati Uniti rimborseranno a TotalEnergies “per intero” l’importo pagato per le concessioni iniziali. L’amministratore delegato di TotalEnergies, Patrick Pouyanne, ha dichiarato che la società “accelererà” gli investimenti nel Gnl statunitense.”
Questo accordo, in cui si evidenzia la pressione esercitata dall’amministrazione Usa sulla compagnia francese, rappresenta la ‘follia’ della politica dell’amministrazione Trump, follia che ritroviamo nelle scelte di quella amministrazione in queste settimana; in buona sostanza una serie di decisioni più o meno coerenti, che si giocano tutto sul piano delle scelte sul piano del controllo delle fonti fossili, sulla conquista del primato USA di fatto anche attraverso la devastazione delle capacità produttive di idrocarburi da parte di tutti i paesi del golfo.
Per quanto riguarda l’Unione Europea, la cui la strategia del Green Deal si sta progressivamente sfaldando, nel contesto delle difficoltà e di aumento dei costi di approvvigionamento indotta dalla guerra nel golfo Persico, all’ordine del giorno c’è la questione degli EU ETS2.
Come funziona il dispositivo degli EU ETS?
- Esso richiede agli inquinatori di pagare per le emissioni di gas serra (GES);
- lanciato nel 2005, è il primo mercato del carbonio al mondo e tra i più grandi a livello globale;
- aiuta a ridurre le emissioni complessive dell’UE generando al contempo entrate per finanziare la transizione verde;
- copre le emissioni provenienti dai settori della produzione di elettricità e calore, della manifattura industriale e dell’aviazione – che rappresentano circa il 40% delle emissioni totali di gas serra nell’UE – che hanno iniziato a coprire le emissioni del trasporto marittimo nel 2024; opera in tutti i paesi UE oltre a Islanda, Liechtenstein e Norvegia, ed è collegata all’ETS svizzero (dal 2020)
L’EU ETS si basa su un principio di “cap and trade”. Il limite si riferisce al limite fissato sulla quantità totale di gas serra che può essere emessa da installazioni e operatori coperti dall’ambito del sistema. Questo tetto viene ridotto annualmente in linea con l’obiettivo climatico dell’UE, garantendo che le emissioni complessive dell’UE diminuiscano nel tempo. Entro il 2023, l’EU ETS ha contribuito a ridurre le emissioni degli impianti elettrici e industriali europei di circa il 47%, rispetto ai livelli del 2005.
Una proposta ufficiale di revisione è attesa entro luglio 2026, nel frattempo alcuni paesi sono fortemente critici con l’obiettivo immediato di alleviare i costi per le imprese.
- Italia: È il paese capofila nella richiesta di sospendere o modificare sostanzialmente il mercato ETS per calmierare i prezzi dell’energia.
- Altri paesi sostenitori di una revisione: Grecia, Croazia, Romania, Repubblica Ceca, Slovacchia, Ungheria, Austria e Polonia.
- Germania: Sebbene non chieda la sospensione, vive una situazione critica poiché si stima che da sola avrà bisogno del 70% dei crediti disponibili per non mancare i target climatici al 2030.
Un gruppo di altri 8 paesi sono assolutamente contrari alla proposta del governo Meloni di sospendere il mercato di scambio delle emissioni di C02.
Per inciso la questione entra nel pieno della crisi politica del governo Meloni, indotta dal risultato del referendum approvativo. A guidare la crociata anti-Ets in sede Ue, il ministro delle Imprese Adolfo Urso. Ieri intervenendo al Senato in merito alla questione dell’ex Ilva, l’esponente FdI ha dettagliato uno dei principali desiderata italiani mettendo al centro il settore siderurgico, fortemente energivoro. «L’Italia chiede di sospendere l’eliminazione delle quote gratuite Ets», ha affermato. Urso si riferisce al fatto che Bruxelles prevede di eliminare, da adesso al 2030, gli sconti per l’industria pesante, in vista dell’arrivo della piena operatività di un altro strumento, il cosiddetto Cbam o meccanismo di aggiustamento del carbonio alle frontiere, che impone una tassa ambientale all’acciaio importato nell’Ue3.
Il ministro Urso è il protagonista della nullità del governo Meloni in termini di politica economica, di strategia industriale ed approvvigionamento energetico. Tutto si lega, nel momento in cui il fallimento del progetto della meloniana svolta autoritaria -che univa divisione delle carriere in magistratura, con gli annessi e connessi, col premierato e la furbata di una nuova legge elettorale- mostra le nudità del governo e della sua maggioranza in termini di capacità di intervenire sulla pluridecennale stagnazione dell’economia e delle dinamiche sociali complessive del nostro paese, di costruire forti ed efficaci alleanze nel mare in tempesta delle crisi di queste settimane. Tutti i nodi vengono al pettine per tutti, su tutti i piani; non che i governi precedenti siano stati in grado di dare una risposta alla stagnazione della nostra economia.
A questo proposito l’inatteso e straordinario protagonismo delle nuove generazioni nel contribuire alla vittoria dei No nel referendum -81% sino a 25 anni, 61 % sino a 35- apre, può aprire ad un suo svilupparsi sulle questioni cruciali delle trasformazioni radicali che ogni formazione sociale, di per sé e nel contesto globale, deve affrontare. L’interrogativo che si pone non è quindi solo sul rapporto di questo protagonismo, di questa partecipazione al voto con le rappresentanze politiche, partitiche; semmai è quello del porsi attivamente nei confronti di queste trasformazioni, che nella stagnante economia del nostro paese portano ad una emigrazione all’estero delle nuove generazioni. Ricordiamo che -oltre alla partecipazione alle manifestazioni contro il genocidio di Gaza e quelle contro il riarmo e la guerra- la stagione dei Fridays For future ha visto in piazza, a partire dal 2018, centinaia di migliaia di giovani in Italia e nel mondo contro il modello di sviluppo che porta alla catastrofe climatica.
Il combinato disposto tra la radicale trasformazione tecnologico/digitale, la instabilità finanziaria -prodotta alla bolla del debito Usa , da quella delle quotazioni delle Big Tech, alla perdita di fiducia verso i colossi del Private Credit, alle oscillazioni dei mercati monetari e delle materie prime indotta dal conflitto nel golfo Persico- la crescita delle diseguaglianze tra le diverse regioni del globo e al loro interno, potenzia il ruolo della crisi climatica come elemento destabilizzante su questo contesto il cui grado di stabilità è minimo se non esistente.
Il nuovo rapporto globale sul clima reso noto oggi dall’Organizzazione Meteorologica Mondiale – OMM4 mostra la gravità della situazione, se ancora ce ne fosse bisogno.
Il report analizza il bilancio energetico terrestre. Questo indicatore, le cui osservazioni sono iniziate negli anni ‘60, misura la velocità con cui l’energia entra ed esce dal sistema terrestre. In condizioni climatiche stabili, l’energia in entrata proveniente dal Sole è all’incirca pari alla quantità di energia in uscita. Ma l’aumento delle concentrazioni di gas serra che intrappolano il calore – anidride carbonica, metano e protossido di azoto – ai livelli più alti registrati da almeno 800.000 anni – ha compromesso questo equilibrio. Lo squilibrio energetico è aumentato in particolare negli ultimi 20 anni, raggiungendo un nuovo picco lo scorso anno, nel 2025. (…)
Oltre ad assorbire la maggior parte dell’energia intrappolata dall’aumento delle concentrazioni di gas serra, gli oceani hanno assorbito anche circa il 29% delle emissioni antropogeniche di anidride carbonica nell’ultimo decennio. Questo però altera anche la composizione chimica dell’acqua oceanica, riducendo il pH in un processo noto come acidificazione degli oceani.
Questi rapidi cambiamenti su larga scala nel sistema terrestre hanno impatti a cascata sui sistemi umani e naturali, contribuendo all’insicurezza alimentare e agli spostamenti della popolazione: gli eventi meteorologici estremi colpiscono milioni di persone e costano miliardi5.
Quest’ultima annotazione del WWF apre agli scenari reali nel quale si sviluppano le varie strategie nei confronti della transizione energetica, dell’innovazione tecnologica, della competizione globale sul piano civile -si fa per dire- e militare, dell’allargamento delle diseguaglianze dello sviluppo demografico e dei movimenti migratori.
La questione energetica e quella della sovranità agro-alimentare sono indissolubilmente connesse6., ciò accade nella crisi di queste settimane con i rincari di gasolio, energia, fertilizzanti e in seconda battuta della logistica, ma è questione che è da sempre cruciale da quando siamo entrati nell’epoca dello sviluppo capitalistico e dei sistemi industriali, passando per le diverse fasi e modelli di questo sviluppo.
A questo proposito -ed anche riguardo al ruolo dei diversi paesi nel contesto globale e primariamente della Cina- la transizione energetica è strettamente connessa all’appropriazione delle risorse per la produzione agricola, che negli scorsi decenni ha dato luogo al fenomeno del ‘Land Grabbing’, della appropriazione delle terre fertili per il sostegno alimentare delle popolazioni in crescita, di questo fenomeno la Cina non era un attore secondario. L’insieme delle tecnologie e dei prodotti legati all’uso delle fonti rinnovabili è cruciale, costituisce un elemento di rivoluzionamento nel modello di sviluppo del ciclo agroalimentare, della mobilità, dell’organizzazione delle metropoli, dell’uso del territorio, laddove le conseguenze del cambiamento climatico sono sempre più profondi su tutti questi aspetti dell’organizzazione sociale, con l’incrementarsi in termini di numero e intensità dei fenomeni metereologici estremi e l’aumento della precarietà delle condizioni di vita in territori sempre più estesi.
Come è noto ormai da tempo, l’introduzione di tecnologie e prodotti così radicalmente innovativi richiede e produce un cambiamento complessivo del modello economico-sociale; nel contesto di forti diseguaglianze socio-economiche, in economie non indipendenti e autonome, in paesi non in grado di autodeterminare il proprio sviluppo per lo più gravati da un forte debito , questo non è detto che accada come la loro espansione si sta verificando in altri contesti ben più forti e autonomi economicamente, avanzati tecnologicamente. La questione dell’indebitamento è cruciale, ciò che si viene a realizzare per lo più è una subordinazione delle economie più deboli, con una appropriazione di risorse strategiche da parte delle economie più forti.
Un esempio delle dipendenze dei paesi più deboli è quello di Cuba; al di là di ogni altra considerazione sulla storia di quel paese, sarebbe comunque diversa la sua situazione se tramite lo sviluppo dell’energie rinnovabili foesse realizzata la sua autonomia energetica assieme alla realizzazione dell’indipendenza alimentare, in direzione contraria alla monocultura dell canna da zucchero che ha dominato per decenni la sua economia, con una opportuna diversificazione del suo ciclo agroalimentare. In realtà la storia dimostra come l’accettazione dela dipendenza dall’esterno per le risorse fondamentali prima o poi si paga, non apena cambino le condzioni del contesto internazionale.
La questione dei flussi finanziari, dell’indebitamento, della trasformazione delle istituzioni mondiali regolazione dei mercati finanziari e monetari -vedi Banca Mondiale e fondo Monetario Mondiale- i rapporti di forza tra le diverse monete, nel quale il primato del dollaro statunitense, per quanto diminuita non è realmente in discussione, è cruciale; l’insieme delle dimensioni che la compongono come già detto ci mostra ampi gradi instabilità e va ad incidere sulla possibilità che i paesi più disagiati, meno dotati di risorse e autonomia propria possano accedere alle opportunità che le tecnologie della transizione energetica offrono.
La questione è aperta, siamo appena all’inizio di una nuova fase della storia del mondo, tuttavia nel contesto attuale delle diseguaglianze globali dell’instabilità globale, della dipendenza finanziaria di una parte importante dei paesi e in essi della popolazione mondiale, l’orizzonte non offre punti di approdo certi, sempre nuovi ostacoli si offrono alla navigazione.
Roberto Rosso
- https://www.borsaitaliana.it/borsa/notizie/radiocor/economia/dettaglio/usa-accordo-con-governo-total-energies-sposta-investimento-1-mld-da-rinnovabili-a-fossili-nRC_23032026_1720_510143368.html.[↩]
- https://climate.ec.europa.eu/eu-action/carbon-markets/about-eu-ets_en#what-is-the-eu-ets https://climate.ec.europa.eu/eu-action/carbon-markets/eu-emissions-trading-system-eu-ets_en.[↩]
- https://ilmanifesto.it/scontro-in-europa-sugli-ets-otto-paesi-contro-litalia.[↩]
- https://library.wmo.int/records/item/69807-state-of-the-global-climate-2025.[↩]
- https://www.wwf.it/pandanews/clima/crisi-climatica-dal-nuovo-report-omm-lennesimo-allarme-rosso/.[↩]
- https://www.informatoreagrario.it/economia-pac-e-mercati/la-crisi-del-golfo-colpisce-anche-lagricoltura-con-rincari-fuori-controllo/.[↩]