articoli

Coordinare il dissenso

di Ginevra
Bompiani

Di seguito l’intervento di Ginevra Bompiani al secondo incontro della Rete del Dissenso tenutosi a Roma il 7 febbraio-

Siamo tanti, siamo creativi, siamo divisi.
Siamo un’orchestra senza partitura.
Abbiamo perso la nostra partitura, quella che ci faceva suonare più o meno insieme.

Diciamo, la sinistra? Siamo orfani, naufraghi, transfughi?
Ci battiamo ancora contro qualcosa che ci unisce. Ma per qualcosa che non sempre lo fa.
Fra noi ci sono emozioni comuni, ma qual è il loro nome?
Forse dovremmo cominciare da qui: dare un nome alle nostre emozioni. Quel che si chiama: pensare.

Io credo che il più grande errore della sinistra sia stato quello di non ripensarsi.

Forse dovremmo cominciare a farlo. E a me sembra che per cominciare a farlo insieme, dovremmo cominciare col trovare le parole che ci sono comuni.
Penso che per “essere di sinistra”, o comunque la si voglia chiamare, ci vogliono due qualità: coraggio e generosità. E forse queste le abbiamo tutti, o non saremmo qui.

Se siamo qui vuol dire che non siamo “scoraggiati”, che non abbiamo perso il coraggio. E ci vuole generosità per mantenere il coraggio senza avere speranze.
Dunque siamo equipaggiati.
Dobbiamo trovare il collante per la nostra intelligenza e la nostra forza, quella che abbiamo.

Oggi quello che ci unisce sono le nostre differenze e le nostre somiglianze. Le differenze servono a pensare, le somiglianze a lottare. Se riusciremo a mantenere entrambe, se riusciremo a continuare ciascuno la sua lotta, e tuttavia convergere in una lotta comune, qualcosa potrà cambiare.
Acquisteremo una cosa che non si chiama “potere”, se dio vuole, ma “potenza”.

Perché più siamo e più possiamo alzare la mira e provare nuove strategie. Se siamo tanti e siamo uniti, in piazza ci vedranno. Potremo fare atti di disubbidienza civile; lanciare una resistenza fiscale contro le tasse per la guerra e il riarmo; potremo costringere i giornali a dire quello che vogliamo; potremo trattare con un partito perché accolga alcune nostre richieste in cambio del nostro voto; potremo collegarci con il dissenso europeo. Potremo immaginare un mondo e una vita diversa e diffonderne la visione; potremo dire NO perché sia NO. SI perché sia SI. Al Potere opporremo la Potenza. 

Quanto alle dissimiglianze, dovremo metterle in luce; a confronto; farne il nostro bagaglio a mano. Per essere insieme nel dissenso, dobbiamo esserlo anche in un qualche consenso. Sarà il nostro dis-consenso.

Come dobbiamo fare per unirci nella diversità? Non possiamo fonderci: ma possiamo allearci.
Per questo vogliamo costruire una piattaforma dove possiamo presentarci e parlarci; ognuno con la sua diversità e il suo bagaglio.  Una piattaforma che sia un luogo d’incontro dove tutte le associazioni e i movimenti del dissenso che lo vorranno, pur mantenendo ciascuno la propria autonomia e priorità, possano collaborare, scambiarsi informazioni e il Calendario delle iniziative, discutere ed elaborare strategie comuni in un Forum riservato ai partecipanti. Un luogo e una discussione che facciano da collante al pensiero dissenziente. 

Non è il primo e non sarà l’ultimo. Noi vogliamo fare rete.

Pier Giorgio Ardeni e io la chiamiamo Rete del Dissenso.
Ma perché diventi viva e fruttuosa, ci volete voi. Ci vuole il vostro impegno e la vostra energia, le vostre competenze e la vostra immaginazione. Aderire a questo progetto vuol dire questo.

Anni fa Peacelink ha costruito una piattaforma simile, che ora mette generosamente a nostra disposizione per aiutarci in questo progetto. Posso anticiparvi che ci offre di farci entrare nel suo archivio, singoli, gruppi e associazioni, identificati come Rete del Dissenso; e di inserirci nel suo calendario delle iniziative, per renderlo ancora più completo. Non vogliamo creare un nuovo movimento, ma essere maglia di una catena, rete di una rete.
Cercheremo la soluzione che ci si attaglia.
Creeremo con voi un nuovo sito e un forum, sul quale elaborare pensiero e strategie. Un forum dedicato a tutti gli aderenti al progetto, per scoprire le parole comuni e preparare azioni comuni in piena libertà e riservatezza.
A ogni associazione che vorrà aderire, e speriamo siano tante, chiederemo di dire le sue priorità e competenze, perché il dissenso non si batte solo per la Pace, ma per ciò che la rende possibile, come il rifiuto della violenza, il riconoscimento dei Diritti, la sacralità della vita e della persona umana, la difesa dell’ambiente e delle condizioni di lavoro, l’accoglienza e la manutenzione, per dire succintamente alcuni temi che vorremmo vedervi rappresentati.

Stiamo raccogliendo disponibilità di tempo e impegno, ma anche parole per intendersi e accordarsi: parole comuni. Con queste parole, discusse e chiarite, faremo un Manifesto, che sarà il Manifesto del comune dissenso

Che le parole siano la nostra casa e la nostra piazza. Quanto alla strada, ognuno la sua. 

Qualche giorno fa, Stop ReArm ha riunito a Bologna più di mille persone, per discutere insieme di pace e molte altre cose. Questo ci rende fiduciosi. 

Il cielo d’inverno è abitato da un meraviglioso fenomeno: gli storni, che costruiscono figure di inaspettata bellezza, roteando e cambiando direzione istantaneamente. Si muovono all’unisono, ciascuno nel suo volo. Non seguono nessuno, eppure creano onde, curve e figure. E come lo fanno, senza direttive e senza condottieri? Allineandosi con gli uccelli più vicini e creando un’intelligenza di gruppo. E questo volo (che è valso a Giorgio Parisi il premio Nobel) ha un nome: si chiama mormorio.
Ed è quello che vorremmo fare: se noi tutti, Peacelink e Stop Rearm, Generazioni Future e Il Coraggio della Pace, la Rete dei Numeri Pari e Costituzione Terra, Europa per la Pace e Pace e Non Più Guerra e le altre associazioni e spiriti liberi consentiranno ad allungare un braccio per tastare il volo del vicino, come fanno gli storni,  allora abbiamo una speranza (io per pudore la chiamo “illusione”, ma senza illusione a cosa si riduce la vita?). Se non siamo pronti per diventare un solo stormo, credo però che lo siamo per allineare il nostro volo.
E questo sarà il nostro mormorìo.

Il tempo passa e la paura addensa nuvole cupe. Trasformiamo le nuvole in pioggia. 

Ginevra Bompiani

Articolo precedente
Perché dobbiamo trovare il modo di convogliare il dissenso
Articolo successivo
Chi ha bisogno della cultura Maga?

1 Commento. Nuovo commento

  • Silvana Telaro
    19/02/2026 13:01

    L ‘ unione nella diversità è il più grande pregio per la costruzione di una alternativa che faccia crescere intorno a noi, sempre il dialogo… Silvana Telaro

    Rispondi

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Compila questo campo
Compila questo campo
Inserisci un indirizzo email valido.