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Con il “Pacto” occasione storica per la Colombia

di Franco
Ferrari

Domenica 29 maggio i 39 milioni di elettori colombiani sono chiamati ad eleggere il nuovo Presidente della Repubblica. Dopo il ritiro dalla competizione di Ingrid Betancourt, sono rimasti in gara sei candidati: Rodolfo Hernandez, John Milton Rodriguez, Federico Gutierrez, Sergio Fajardo, Enrique Gomez e Gustavo Petro. Se nessuno di questi candidati otterrà almeno la metà più uno dei voti validi, si procederà al secondo turno tra i due primi arrivati, fissato per il 19 giugno.

Al momento i sondaggi danno in vantaggio, con circa il 40% dei voti, Gustavo Petro, candidato della coalizione “Pacto Historico”, che raccoglie il sostegno della quasi totalità delle forze di sinistra e progressiste del paese. Per il secondo posto e l’eventuale passaggio al secondo turno competono Federico Gutierrez “Fico”, espressione della destra “uribista” (ispirata all’ex Presidente Alvaro Uribe, collegato ai settori paramilitari) e Rodolfo Hernandez, candidato della Lega dei governanti anticorruzione, movimento di centrodestra meno legato alle élite tradizionali che punta su un discorso populista. Entrambi si collocano attorno al 20% con una leggera prevalenza di Hernandez. L’unico altro candidato a registrare un consenso significativo nei sondaggi (circa il 5%) è Sergio Fajardo, che si presenta con una coalizione centrista che può contare anche sul sostegno di un movimento di sinistra di lontane origini maoiste, il Movimento Operaio Indipendente e Rivoluzionario (MOIR) guidato dal senatore Jorge Robledo, e di settori minoritari fuoriusciti dal Polo Democratico Alternativo (PDA), una delle forze costitutive del “Pacto Historico”.

Il “Pacto” si è costituito formalmente l’11 febbraio del 2021, avendo come obiettivo di presentarsi alle elezioni parlamentari e presidenziali del 2022, per cambiare i rapporti di forza tra le tradizionali forze politiche espressione delle élite e le forze di sinistra unite ai movimenti sociali che si sono mobilitati contro il governo uscente di Ivan Duque e hanno subito una violenta repressione.

La coalizione è stata formata da Colombia Humana (il partito di Gustavo Petro), il Polo Democratico Alternativo (un precedente tentativo di aggregare tutte le forze di sinistra in un solo soggetto politico), l’Unione Patriottica (sorta nel 1985 sulla base del processo di pacificazione tra le FARC e lo Stato, poi fallito,  era stata oggetto di una vera e propria azione di sterminio da parte di settori dell’esercito, paramilitari, narcotrafficanti che causò almeno 5.000 morti tra dirigenti, quadri e militanti), il Partito Comunista Colombiano, il Movimento Alternativo Indigeno e Sociale, il Partito del Lavoro di Colombia (un altro troncone del vecchio MOIR) e Todos Somos Colombia.

Successivamente vi sono state ulteriori adesioni o dichiarazioni di sostegno elettorale al “Patto” da parte di altre forze politiche (tra cui Comunes, formata dagli ex guerriglieri delle FARC che hanno abbandonato la lotta armata), esponenti dei partiti tradizionali che hanno rotto con le forze politiche di provenienza, movimenti sociali organizzati e singole figure dotate di influenza sulle reti sociali.

La candidatura di Petro per le elezioni presidenziali è stata decisa con una consultazione popolare alla quale hanno partecipato quasi 6 milioni di elettori. Sostenuto da Colombia Humana e Unione Patriottica, Gustavo Petro ha ottenuto l’80% dei voti, seguito da Francia Marquez, portabandiera del Polo Democratico Alternativo che ha raccolto il 14%. Quest’ultima è stata scelta come candidata a vice-presidenta al fianco di Petro.

Nelle elezioni parlamentari che hanno preceduto quelle presidenziali, il “Pacto Historico” ha ottenuto il miglior risultato mai raggiunto dalle sinistre in Colombia ma, con 20 senatori su 108 e 28 rappresentanti su 188, è lontano dall’avere la maggioranza assoluta. Questo potrà rappresentare indubbiamente una difficoltà in caso di successo alle elezioni presidenziali perché occorrerà trattare con politici tradizionali o rappresentanti di interessi locali.

La campagna elettorale presidenziale è stata caratterizzata da minacce ai candidati della sinistra che hanno dovuto tenere i loro comizi protetti da alti scudi blindati e indossando giubbotti antiproiettile. Petro ha anche rinunciato a tenere la campagna elettorale nel cosiddetto “eje cafetero”, la zona della provincia di Antioquia dove è forte la presenza di bande paramilitari al servizio dei latifondisti.

Il programma di Gustavo Petro e Francia Marquez prevede di mettere fine al conflitto armato e costruire un percorso di pace (benché la maggioranza delle FARC abbia abbandonato la guerriglia, resta attivo un settore dissidente che si è denominato “Seconda Marquetalia” e l’altro gruppo storico dell’Esercito di Liberazione Nazionale, ELN); una riforma agraria che garantisca di diritti dei “campesinos”; il superamento delle politiche estrattiviste per fronteggiare il cambio climatico; l’accantonamento delle politiche repressive per sradicare coltivazione e produzione di droghe, che hanno danneggiato il territorio e criminalizzato i piccoli produttori senza in realtà toccare i gradi narcotrafficanti; il ristabilimento delle relazioni col confinante Venezuela e l’integrazione nella comunità latinoamericana; la riforma strutturale dello Stato colombiano.

Nel Patto, ultima e più significativa espressione della ricerca di unità delle sinistre colombiane che nel corso degli anni ha assunto varie forme come il Fronte Sociale e Politico, il Polo Democratico, il Polo Democratico Alternativo, non sono mancate tensioni e difficoltà. Un rapporto del novembre scorso della sede andina della Fondazione Rosa Luxemburg, firmato da Diana Granado Soler, e Luis Alejandro Delgado Restrepo ne evidenziava tre: l’ingresso di settori cristiani protestanti nella coalizione ha aperto un contrasto con le prospettive femministe e dei diritti delle donne e delle “persone dissidenti del sesso e del genere” presenti in modo significativo tra i sostenitori del “Pacto”; l’esplicita rivendicazione o meno della collocazione a sinistra (in senso tradizionale) della coalizione, dato che una parte dei suoi leader in particolare di Colombia Humana, il partito di Petro, ha cercato di distaccarsi da questa etichetta per raccogliere più ampi consensi anche tra settori delle élite tradizionali; il rischio, sempre presente in sistemi politici come quelli latinoamericani, costruiti sulla base del presidenzialismo, di cadere nel “caudillismo”, con il prevalere del ruolo personale del leader rispetto al progetto collettivo.

Se queste sono le difficoltà interne molto maggiori sono quelle esterne. Il sistema politico colombiano è stato basato per lungo tempo su un bipolarismo tra due formazioni tradizionali, i Liberali e i Conservatori a loro volta protagonisti di un decennio di sanguinosa guerra civile, e dall’uso della violenza di Stato e parastatale per escludere l’accesso al potere delle forze di sinistra e dei movimenti sociali popolari. Questo bipolarismo è entrato da tempo in crisi, ma non si può escludere che i poteri tradizionali mettano in campo tutti gli strumenti illegali di cui dispongono per fermare l’accesso del candidato di sinistra al Presidente della Repubblica: dai brogli elettorali al golpe militare. Gli assetti di potere tradizionale possono contare anche su uno stretto rapporto con gli Stati Uniti che hanno sempre considerato la Colombia un elemento privilegiato della propria azione di controllo dell’America Latina.

Anche per questo la spinta finale della coalizione che sostiene Gustavo Petro e Francia Marquez è di ottenere la vittoria fin dal primo turno, per lasciare minore spazio ad ogni manovra tesa ad alterare l’esito del voto.

Franco Ferrari

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