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Comunismo digitale

di Marino
Calcinari

E’ il titolo di un libro di Maurizio Ferraris, docente di filosofia teoretica all’ Università di Torino che si interroga, attraverso una indagine a tutto spettro… quello del comunismo, di cui parlava Marx nel “Manifesto”, sulle attuali condizioni di salute in cui versa questa filosofia, niente affatto idealista, applicata in modo non molto dissimile in Cina, come negli USA , guardando quanto accade nel web. Gli Usa a parole garantiscono la libertà, fosse pure quella di morire di fame, ma la classe dominante di quel paese non redistribuisce il valore che il capitalismo genera e che resta nelle mani di pochissimi. La RPC invece lo redistribuisce ma limita le libertà, inoltre negli USA Trump sembra agire come un despota del Basso Impero e vorrebbe controllare TUTTE le piattaforme, anche quelle delle multinazionali che, utilizzando le AI pure lo hanno sostenuto nella corsa al secondo mandato per la Presidenza, oltretutto senza redistribuire alcunché.

“Ad ognuno secondo i suoi bisogni” significa tener conto non solo e non tanto del fattore produttivo ma agire sul versante del consumo, capire bisogni ed esigenze di quali beni, materiali ed immateriali vi sia necessità per accrescere il livello di qualità della vita, ed a tal fine entra in scena il capitale documediale. Di che si parla? dell’esito di un processo in cui vengono coinvolti realtà sociali e virtuali, corpi intermedi (banche, ospedali, partiti cooperative etc) che si organizzano in una “piattaforma comunista”(PC) che a sua volta agisce raccogliendo i dati generati dal consumo, e come questa PC debba e possa servire alla vita sociale. Quindi il “server”, un computer o un sistema informatico, che ormai ha raggiunto però e bypassato l’orizzonte del “Villaggio globale” di Marshall Mc Luhan.

La linea di contenimento e difesa davanti alla pervasività di una tecnocrazia autoritaria è quindi sotto attacco. Che fare? Secondo l’Autore serve una strategia, serve un coinvolgimento attivo delle persone o di gruppi per creare un capitale documediale (documentalità e nuovi media) ed una “capitalizzazione alternativa”.

Perchè un’ altra narrazione globale sia possibile.

Ma non è necessario generare alcun soviet, scrive Ferraris bensì ”..bisogna mettere in comune i dati per capitalizzarli ma non generare alcuna gestione bolscevica, e aggiungiamo noi, neanche l’ obsoleto concetto di pianificazione, o lavoro stakanovista, superati da tempo, se è per questo, ma non dimentichiamo le lezioni della Storia ed abbiamo visto come sia stata trattata, recentemente, l’esperienza di Syriza in Grecia, come lo Juggernauth del capitale abbia strangolato quel paese, ma anche come la partecipazione, la mobilitazione popolare su obiettivi concreti, possano fare la differenza ;vedi il recente voto austriaco che ha premiato a Graz il KPO per la sua politica abitativa e di sostegno all’ edilizia popolare ; d’ altronde sappiamo come le stesse politiche di welfare europeo fossero state messe sotto attacco dall’ Europa ben prima della crisi del 2008, quella dei mutui subprime, ma quella fu l’ occasione per realizzare un cambio di rotta che spostava ancora più a destra la filosofia economica dell’ Europa, che certo non era un modello di giustizia sociale e democrazia come avevano immaginato i Padri Costituenti, ma che altrettanto certamente non meritava di diventare il bancomat di imprese e finanza dopo la rimozione di ogni idea solidaristica , di democrazia, di economia sociale fondata sul keynesismo solidale. Prevalsero invece come sappiamo i cosiddetti criteri di Convergenza di Maastricht da cui discese l’ euro.

Il deficit pubblico doveva restare entro 3% del Prodotto Interno Lordo (PIL); il rapporto Debito /PIL entro il 60%; inflazione e tassi di interessi dovevano essere allineati e stabili rispetto ai paesi più virtuosi dell’Unione.. così già si formava una gerarchizzazione /divisione tra paesi affidabili e paesi criticabili Ne conseguì di fatto una prima frattura della UE tra i 27 paesi che la componevano (Trattato di Roma 25 marzo 1957)

La crisi del debito sovrano (2010-2012) non solo colpì duramente Grecia, Portogallo, Irlanda, Spagna e Italia, ma spezzò definitivamente ogni ipotesi solidaristica o di giustizia sociale, facendo piazza pulita di ogni idea di equità sociale, e fomentando la rabbia sociale e le contestazioni popolari hanno fatto riemergere le peggiori forme di populismo, di nazionalismo sciovinistico,di bellicismo ed intolleranza, aprendo le porte a manifestazioni di aperto rigetto e sconfessione delle pratiche democratiche.

Quindi va fatto un ragionamento sulla “democrazia “ delle piattaforme e di come possa essere orientato un intervento politico in grado di misurarsi con la materialità del quadro politico qui descritto, sulle linee di tendenza di un neocapitalismo digitale che ha stravolto i concetti di impresa e lavoro, in cui hanno prevalso automazione, cibernetica, capacità di riproduzione della memoria.

Nel dilagare dell’oscuramento della democrazia e della rinascita di nuovi fascismi, la passivizzazione sociale e l’involuzione delle strutture democratiche degli stati hanno giocato un ruolo di primo piano, ed è dal rigetto del neoliberismo che occorre ripartire, serve un altro modello di società, insomma un’Altra Europa.

L’Europa può diventare forza ed espressione potenziale di cambiamento se riscrive alcune regole ed infrange il mantra del TINA, acronimo indigesto per quanti avversavano Margareth Tatcher, perché non era vero che il liberismo non avesse alternative, e i fatti di Genova del 2001 con la mattanza sudamericana, la morte di carlo Giuliano, la provocazione del sedicente “Black Block”, dimostrarono proprio come e quanto fosse temuto dalla classe dominante un moviento di massa di quella natura, motivato e programmatico, ora si tratta di compiere un salto di qualità anche per riprendere, aggiornando, un cammino comune, e ripartire dall’Europa.

L’ottavo Congresso del Partito della Sinistra Europea si è tenuto il 17-18 aprile scorso , parole d’ordine : “ Contro austerità e militarismo, per conquistare il futuro” Vi hanno preso parte i 25 partiti della sinistra europea, tra cui Sinistra Italiana e Rifondazione Comunista, c’era la France Insoumnise, Podemos, Sumar, la Linke tedesca, il KPO austriaco, etc. E’ stato riconfermato alla presidenza l’austriaco Walter Baier, erano presenti Jeremy Corbin e Megan Romer dei “ Democratic Socialists of America”, Parola d’ordine su cui impegnarsi e suscitare adesioni di massa: “No al Warfare”!

Quindi bloccare gli 800 mld richiesti dall’ Europa per il riarmo e preliminarmente far cambiare rotta alla UE, e fermare le politiche di Israele a cominciare da Gaza.

Costruire un fronte antifascista, motivare e sostenere iniziative di pace, dialogo, confronto politico sono la via maestra per risolvere la guerra in Ucraina, cominciando da un cessate il fuoco, per avviare un confronto con la Russia, al tempo stesso dismettere ogni complicità con Nethanyau e il suo governo, e sostenere l’opposizione iraniana che al pari di quella che esiste a Tel Aviv non ha molta simpatia con un governo teocratico. Che peraltro resiste ancora nell’ Afghanistan, come Emirato.

L’ impegno è duplice: allargare l’area dell’ opposizione sociale al governo Meloni con iniziative e campagne di massa nei territori; contestare in maniera ferma e costruttiva le politiche economiche antipopolari che mortificano il lavoro costretto al vecchio schema divisivo (dipendenti, parasubordinati, interinali)

Oggi la situazione è la seguente: su base mensile, il tasso di occupazione scende al 63% (-0,1%) e quello di disoccupazione al 5% (-0,1%, con il tasso relativo ai giovani in diminuzione al 15,1%) e il tasso d’inattività sale al 33,6% (+0,2%).

Il numero di occupati, si attesta a 24 milioni 207 mila c’è la crescita dei lavoratori dipendenti a tempo determinato (+9 mila, +0,3%) e, soprattutto, degli indipendenti (+72 mila, +1,4%) più sostenuta del lieve calo dei dipendenti a tempo indeterminato (-13 mila, -0,1%); si riduce il numero di disoccupati (-110 mila, -7,6% in tre mesi) e aumenta quello degli inattivi di 15-64 anni (+44 mila, +0,4%). Al netto degli effetti stagionali, il tasso di occupazione sale al 62,7% (+0,2 punti in tre mesi), quello di disoccupazione cala al 5,3% (-0,4 punti) e il tasso di inattività sale al 33,7% (+0,1 punti). Nei dati provvisori di aprile 2026, rispetto al mese precedente, l’aumento del numero di occupati (+0,5%) e del relativo tasso (+0,3 punti) si associa alla diminuzione dei tassi di disoccupazione (-0,1 punti) e di inattività 15-64 anni (-0,3 punti).

Il governo Meloni oggi tiene sotto scacco la democrazia ma sul terreno dell’ economia è in linea col governo Draghi e in tal modo la destra postfascista si è imposta alla guida del paese ed a capo della coalizione di cdx, mentre il suo entourage ha occupato le principali istituzioni economiche, politiche e culturali, allargando l‘ area del suo consenso a destra, col generale Vannacci ( grave errore politico di Veltroni aver voluto abolire la leva obbligatoria e D’ Alema parlare di Lega “costola della sinistra” ) e ricorrendo la Lega Nord il cui obiettivo è la rottura dell’ unità geopolitica del paese – un reato da ergastolo- quindi la dissoluzione della Repubblica nata dalla Resistenza anche se non è un fatto compiuto o irreversibile ha però le stigmate di una aggressione continua e violenta, di cui gli ultimi fatti di “cronaca nera” si presentano non solo come epitome ma prosieguo o sfacelo progressivo dei principi cardine che al nostra carta Costituzionale contiene. Dove sono gli anticorpi per mettere al riparo quanto resta della democrazia nel nostro paese?

Marino Calcinari

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