Nell’ultima Assemblea plenaria del Parlamento Europeo è stata adottata una risoluzione sul quadro finanziario pluriennale 2021-2027, l’accordo interistituzionale, lo strumento dell’Unione europea per la ripresa e il regolamento sullo Stato di diritto.
Il Parlamento ha accolto con favore gli accordi politici, comprese le dichiarazioni comuni e unilaterali, raggiunti dai colegislatori il 5 novembre 2020 sul regolamento sullo Stato di diritto e il 10 novembre 2020 sul Quadro Finanziario Pluriennale, il relativo accordo intersistituzionale e lo strumento per la ripresa Next Generation EU, accordi politici di portata storica che comprendono, tra l’altro:
- un pacchetto senza precedenti di 1.800 miliardi di EUR, costituito dal QFP 2021-2027 (1.074 miliardi di EUR che aumentano progressivamente a 1.085 miliardi di EUR) abbinato allo strumento per la ripresa (750 miliardi di EUR);
- un’aggiunta di 16 miliardi di EUR al QFP 2021-2027 da distribuire ai programmi faro dell’UE individuati dal Parlamento europeo (UE per la salute, Orizzonte Europa, Erasmus +, Fondo per la gestione integrata delle frontiere, Frontex, InvestEU, Diritti e valori, Europa creativa, Aiuto umanitario e NDICI) e per rafforzare la risposta di bilancio a eventi imprevisti;
- una tabella di marcia giuridicamente vincolante per introdurre nuove risorse proprie nel corso del prossimo QFP, che dovrebbero essere almeno sufficienti a coprire i futuri costi di rimborso (capitale e interessi) dello strumento per la ripresa;
- una quota minima giuridicamente vincolante per le spese legate al clima pari ad almeno il 30% del QFP e dello strumento per la ripresa e per le spese legate alla biodiversità pari al 7,5%, nel 2024, e al 10%, dal 2026 in poi, del QFP;
- elementi per monitorare la spesa per l’uguaglianza di genere e l’integrazione della dimensione di genere;
- un ruolo rafforzato per il Parlamento europeo, in qualità di autorità di bilancio, nella gestione dello strumento per la ripresa e delle entrate con destinazione specifica esterne, nonché nell’istituzione di futuri strumenti di emergenza basati sull’articolo 122 TFUE;
- una condizionalità efficace relativa allo Stato di diritto.
Al punto 9 della risoluzione il Parlamento sottolinea che i colegislatori (Consiglio UE e Parlamento n.d.r.) hanno convenuto che il regolamento relativo a un regime generale di condizionalità per la protezione del bilancio dell’Unione entrerà in vigore il 1° gennaio 2021 e dovrà essere applicato a tutti gli impegni e i pagamenti; ricorda che l’applicabilità di detto regolamento non può essere subordinata all’adozione di alcun orientamento, in quanto il testo concordato è sufficientemente chiaro e non sono previsti strumenti di attuazione; si aspetta che la Commissione, in quanto custode dei trattati, garantisca che il regolamento sia pienamente applicabile a partire dalla data concordata dai colegislatori e ricorda che l’annullamento del regolamento o di parte di esso è possibile solo da parte della Corte di giustizia dell’Unione europea; afferma che, se uno Stato membro chiede l’annullamento del regolamento o di parti di esso, il Parlamento ne difenderà la validità dinanzi alla Corte e si aspetta che la Commissione intervenga a sostegno della posizione del Parlamento; sottolinea, in tal caso, che il Parlamento chiederà alla Corte di pronunciarsi mediante procedura accelerata; richiama l’attenzione sull’articolo 265 TFUE e si dichiara pronto a farne uso.
I deputati europei avevano approvato mercoledì 16 dicembre il regolamento sulla base del quale i pagamenti del bilancio dell’UE possono essere sospesi per i Paesi UE in cui sono state accertate violazioni dello Stato di diritto che compromettono la gestione dei fondi UE, salvaguardando i diritti dei beneficiari finali. La norma si applica in caso di violazioni sistemiche dei valori fondamentali che tutti gli Stati membri devono rispettare, come la democrazia o l’indipendenza del potere giudiziario, quando tali violazioni riguardano – o rischiano di riguardare – la gestione dei fondi UE.
Nelle conclusioni del Consiglio UE del 10 e 11 dicembre, a seguito della minaccia di veto sull’adozione del bilancio pluriennale, da parte di Polonia e Ungheria, che aveva portato von del Leyen a minacciare l’adozione di Next Generation EU solo per 25 Paesi, era stata trovata una formulazione diplomatica per prendere tempo nella quale si legge, tra l’altro: “… a) L’obiettivo del regolamento relativo a un regime generale di condizionalità per la protezione del bilancio dell’Unione è proteggere il bilancio dell’Unione, compreso Next Generation EU, la sua sana gestione finanziaria e gli interessi finanziari dell’Unione. Il bilancio dell’Unione, compreso Next Generation EU, deve essere protetto contro ogni tipo di frode, corruzione e conflitto di interessi.
- b) L’applicazione del meccanismo di condizionalità a norma del regolamento sarà obiettiva, equa, imparziale e basata sui fatti, garantendo l’equità dei procedimenti, la non discriminazione e la parità di trattamento degli Stati membri.
- c) Al fine di garantire che tali principi siano rispettati, la Commissione intende elaborare e adottare linee guida sulle modalità con cui applicherà il regolamento, compresa una metodologia per effettuare la propria valutazione. Tali linee guida saranno elaborate in stretta consultazione con gli Stati membri. Qualora venga introdotto un ricorso di annullamento in relazione al regolamento, le linee guida saranno messe a punto successivamente alla sentenza della Corte di giustizia, in modo da incorporarvi eventuali elementi pertinenti derivanti da detta sentenza. Il presidente della Commissione informerà il Consiglio europeo in modo esaustivo. Fino alla messa a punto di tali linee guida la Commissione non proporrà misure a norma del regolamento.”
Ora il Parlamento diffida la Commissione a garantire che il regolamento sia pienamente applicabile a partire dalla data concordata dai colegislatori, cioè dal 1° gennaio 2021, e ribadisce che le Conclusioni del Consiglio non hanno carattere legislativo.
Il Consiglio UE si manifesta spesso come un’arena nella quale si scontrano gli Stati, come avvenne con i “Frugal fours” nel luglio scorso, che ottennero qualche soldo per approvare l’accordo politico su Next Generation EU. Nella riforma dell’UE che sta nel piatto della conferenza sul futuro della Unione andrebbe risolto anche il tema del voto all’unanimità.
