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Addio a Ventotene

di Roberto
Musacchio

Sul Foglio di Giuliano Ferrara (e ripreso in una intervista al Corriere della Sera di oggi) Enrico Letta scrive il suo Manifesto per l’Europa in sette punti. Un Manifesto che seppellisce quello di Ventotene e di fatto interloquisce con l’idea confederale su cui lo ha sfidato con un suo scritto Giorgia Meloni. L’incipit è chiaramente il rovesciamento di tutta la Storia europea e mondiale dalla guerra al nazifascismo. La UE si fonda contro Putin. Armata, occidentale, suprematista, pura articolazione della NATO e degli USA. Se uno solo pensa all’Ostpolitik di Brandt, all’Europa dall’Atlantico agli Urali di Palme, Berlinguer, del movimento per la pace, viene da piangere. Se pensi al baratro che c’è dall’Europa del mai più guerre a questa armata per la guerra permanente lo sconforto è totale. La mediazione con Meloni sta nella proposta della doppia velocità tra un nucleo “federalista” e uno “confederale”. E le radici cristiane di Meloni sono per  Ferrara che ospita l’intervista ben altre di quelle pacifiste di Francesco. D’altronde anche per Meloni l’incipit è la definizione del nemico.

Cosa ci sia poi di federalista in un funzionalismo che dall’acciaio e il carbone per la ricostruzione postbellica, passa alle armi per difendersi da Putin, all’energia ed alla salute che dipendono dalle alleanze militari, e non dalle esigenze ambientali, e dalle multinazionali, Letta non lo spiega. Infatti l’interlocuzione che Meloni gli propone è del tutto naturale vista la comunanza nell’occidentalismo. Chi dovrebbe spiegare qualcosa sono coloro che hanno traghettato il PD fino a questi lidi. Ormai è evidente che Letta sia oltre Renzi. Quel po’ di propensione democristiana che manteneva aperta una qualche continuità con la Storia italiana è ormai abbandonata da un democristiano traghettato nel neoliberalismo combattente, in cui il funzionalismo è quello della governance.

Questo quadro devastante chiede una riflessione e una risposta. La realtà è che una parte significativa del socialismo europeo e dei reduci dell’abiura dal comunismo, già per lo più difensori del socialismo reale, hanno sconfinato nel liberalismo suprematista e autoritario. Allo stesso tempo funzionali alla governance che garantisce la spartizione dei bottini e combattenti nelle dispute tra dominanti per queste spartizioni. Di fronte a ciò non è un caso che le sinistre alternative nel Mondo che si affermano sono alternative al liberismo. E che in Europa arrivano a emergere quelle che hanno spiantato le “sinistre” liberali. Vale per Melenchon come per Siriza e Podemos ci ha provato. In Grecia contro l’austerità Siriza ha surclassato il Pasok. Melenchon è la alternativa alla dialettica mortale tra Macron e Le Pen. Podemos, e poi Unidas Podemos, hanno accettato lo scontro di più elezioni per non subire i diktat del Psoe e arrivare all’attuale compromesso. Le situazioni nel Mondo e in Europa naturalmente sono anche articolate. Ma c’è un elemento storico su cui lavorare. Va ricostruito un campo di sinistra che sia alternativo alla deriva neoliberale che ha risucchiato le forze socialiste ed ex comuniste che richiamavo. Viene in mente come in Italia in epoche e situazioni diverse e con intenti anche diversi Longo, Amendola e Magri parlarono della necessità di un partito unico della Sinistra e del movimento operaio. C’era da evitare però per tutti e tre che ci fosse una sinistra risucchiata a destra e che al contrario si riancorasse a sinistra la prospettiva futura in epoche di transizioni forti. Ecco, questo mi sembra uno di quei momenti. Contro Letta, per un soggetto unitario antiliberista che si proponga di spiantarlo.

di Roberto Musacchio

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