5/12 difendiamo il diritto alla pensione

di Marcello
Luca

da Marcello Luca: Relazione per convegno sulle pensioni, ROMA 5 dicembre 2019

Villaggio Globale, Lungotevere Testaccio 1 , ore 10.30/15.00

La difesa dei diritti dei pensionati di oggi e del diritto stesso alla pensione futura per i lavoratori è alla base dell’azione politica del Conup.

Centrale, in questo contesto, è la rivendicazione del ritorno – per la pensione pubblica – al sistema retributivo per tutti, come unico sistema in grado di garantire una pensione che consenta il mantenimento di un adeguato tenore di vita.

Vogliamo anche il ritorno alla completa assimilazione del reddito da pensione a quello da lavoro dipendente, con l’applicazione di un medesimo trattamento fiscale.

Le numerose riforme del sistema pensionistico che si sono succedute hanno peggiorato le condizioni di vita dei pensionati e creato le condizioni per future misere pensioni per i lavoratori di oggi.

Per giustificare queste riforme è stata portata avanti una martellante opera di falsificazione basata sull’opacità del bilancio dell’INPS, sulla complessità della materia e sulla costruzione dell’idea del conflitto generazionale.

Vogliamo con forza maggiore trasparenza nel bilancio dell’INPS con la distinzione degli interventi di natura assistenziale dalla previdenza e maggiore chiarezza nella contabilizzazione delle quote di trattamento di fine rapporto conferite al “Fondo tesoreria” presso l’INPS stesso.

L’idea che la difficoltà dei giovani a trovare lavoro e che l’incertezza e l’esiguità della loro futura pensione siano da imputare ai privilegi di cui hanno goduto i loro genitori è diventata ossessiva.

Tutta la storia del movimento dei lavoratori, delle battaglie politiche e sindacali e delle conquiste di diritti fondamentali è stata ridotta ad una storia minima di scambi di privilegi e voti ad ogni tornata elettorale.

Questa ricostruzione si è sostanziata in altri attacchi ai diritti costituzionali.

Si è affermato prima che i politici sono troppo preoccupati di conseguire un tornaconto immediato ed elargiscono favori all’elettorato, restando incapaci di progettare politiche a lunga scadenza.

Da qui si sono ventilate “riforme costituzionali” le più stravaganti: dal voto ai sedicenni, alla boutade grillina di privare del voto i sessantenni a chi sostiene che ad ogni genitore bisognerebbe assegnare il diritto di un voto più un altro mezzo voto per ciascun figlio.

In questa situazione molti giovani e perfino molti loro genitori si sono lasciati convincere che il conflitto non sia, come sempre, tra capitale e lavoro ma tra giovani e vecchi.

Ecco che il tema delle pensioni ci consente di seguire un filo che da esso parte ma che risale via via all’origine di un disegno che tende a togliere diritti a tutto il mondo del lavoro, comprendente gli attivi e quelli che lo sono stati.

Tutte le misure proposte dai governi che si sono alternati in questi anni vanno in questa direzione.

L’apice si è forse toccato con l’abolizione dell’articolo 18 che i datori di lavoro definivano un totem e i sindacati uno scalpo, arrivando tutti e due a considerarlo un semplice simbolo e non una norma sostanziale di civiltà in base alla quale chi è riconosciuto innocente rispetto ad una accusa, debba ritornare a godere degli stessi diritti che aveva, e questo pienamente. Ma non è da meno la nascita di diverse tipologie di lavoro precario e saltuario, la valutazione della contrattazione collettiva a favore di quella detta di secondo livello.

Al problema dei bassi salari che affligge il nostro Paese si è cercato di porre rimedio dando al lavoratore ciò che era già suo: così si è stabilito di poter erogare il TFR mese per mese in busta paga (TFR che altre norme avevano destinato all’acquisto della casa, altre ancora alla pensione integrativa, altre a rimpinguare le casse dell’INPS finendo ancora una volta nel buco nero della confusione tra previdenza e assistenza).

La riduzione del cosiddetto cuneo fiscale (tasse) sottrae risorse allo stato sociale, se poi si vuole che ne beneficino anche i datori di lavoro, di fatto riduce lo stipendio e il salario del lavoratore.

Per la riduzione di quello che impropriamente viene chiamato cuneo contributivo, la perdita è tutta per il lavoratore.

Ma anche qui non è facile da far capire, perché si è cercato di far passare il “costo del lavoro” come qualcosa che ha lo stesso impatto negativo per i lavoratori e datori di lavoro.

E’ ovvio che così non è, perché ogni diminuzione del costo del lavoro si traduce in una risparmio per il datore di lavoro e in una perdita per il lavoratore.

Il costo del lavoro è brutto e cattivo per tutti solo nella logica del: se mi costi troppo non ti posso assumere, da una parte, e meglio poco che niente, dall’altra.

Il principio che è alla base delle delocalizzazioni in paesi extraeuropei, ma anche europei.

Giovani contro vecchi, lavoratori contro lavoratori, questa è la vera strategia del capitale finanziario e delle grandi multinazionali. Il risultato è la sconfitta del lavoro.

Ridurre le pensioni dei vecchi serve a ridurre le aliquote contributive per i giovani (e quindi delle loro pensioni) e viceversa; delocalizzare e licenziare ha come contraltare paghe orarie di 4 euro l’ora a operai dell’est Europa.

Non esistono quindi ragioni per un conflitto generazionale, ma valide ragioni per una unione delle generazioni contro l’attacco ai diritti dei lavoratori.

Sulla base di queste divisioni, il capitale finanziario e le grandi multinazionali, hanno condotto una lotta contro i lavoratori/pensionati, spesso pesantemente feroce e repressiva (da ultimo vedi quello che è successo con i gilet gialli, ma anche nelle varie parti del mondo), per consolidare il loro potere di classe dominante (ben assecondati dai governanti attuali), per aumentare sempre più il loro potere di accumulazione economico. Non a caso, grazie a queste politiche, i ricchi sono diventati sempre più ricchi (solo nel 2017 un numero ristretto di miliardari pari a 2158 persone, hanno visto aumentare la loro ricchezza del 19%, accumulando di fatto una ricchezza pari a 8900 miliardi di dollari, cioè il PIL di Italia, Francia, Germania e Svizzera, “rapporto Ubs, pubblicato dal Sole 24 ore, ottobre 2018”).

Si stanno distruggendo i diritti dei lavoratori e la loro dignità (bassi salari, mancanza di lavoro, ma soprattutto precarietà), si sta affossando il welfare nel suo complesso.

Le pensioni sono nell’occhio del ciclone. In tutta Europa si cerca di colpire i pensionati. In molti paesi sono in atto grandi mobilitazioni per cercare di resistere. In Italia l’attacco alle pensioni in essere non è ancora finito; l’obiettivo finale è quello di trasformare le pensioni retributive in contributive, con una perdita che può arrivare anche oltre il 30%.

Per i lavoratori e i giovani di fatto non c’è un vero futuro pensionistico. Con le varie riforme (a partire da Dini/Amato, per finire alla Fornero) si è distrutto il sistema pensionistico pubblico, tradendo di fatto tutti quei valori che invece avevano caratterizzato la precedente riforma del 1969, frutto della mobilitazione e delle lotte.

Iniziare oggi 5 dicembre 2019 la CAMPAGNA CONTRO IL CONTRIBUTIVO, è fondamentale soprattutto perché si inserisce nella giornata di mobilitazione europea contro gli ulteriori attacchi ai pensionati e per ridare un futuro dignitoso alle pensioni.

Siamo anche altrettanto convinti che non basta modificare il sistema di calcolo per le pensioni; fondamentale è il LAVORO, perno della società. Il lavoro deve tornare ad essere il centro della politica, cosa che oggi non è. E’ necessario sviluppare politiche per la piena occupazione, la dignità e giusti salari. E’ necessario lavorare per il bene comune (sanità, scuola, formazione, assetto idrogeologico, ricerca, conversione energetica, biodiversità, economia circolare, clima, sviluppo industriale, ecc.) e non solo per il profitto, ristabilendo diritti e prospettive per i giovani.

Solo unendo lavoratori, giovani e pensionati europei è possibile pensare ad una seria possibilità di successo.

Questa campagna che oggi vogliamo iniziare non è solo per difenderci, ma per la necessità di dare un futuro dignitoso ai lavoratori, ai giovani, ai nostri figli, ai nostri nipoti.

Una difesa che parte anche dalla rivendicazione di restituire a milioni di pensionati quanto i vari governi hanno tolto con le mancate perequazioni, rivendicando anche la divisione tra assistenza e previdenza (perché l’assistenza è in forte aumento per motivi legati all’invecchiamento della popolazione, ecc.), e facendo giustizia sulle pensioni di reversibilità (riportando il calcolo della pensione indiretta o di reversibilità al 16/08/95, abrogando di fatto il furto legalizzato con l’applicazione della tabella F).

Oggi iniziare una campagna contro il sistema pensionistico contributivo e contro l’innalzamento dell’età pensionabile (vecchiaia/anticipata), vuol dire recuperare quei valori di solidarietà, di unità, di dignità, di equa distribuzione della ricchezza, di rispetto del lavoro come perno centrale della società, di maggiore civiltà, che hanno caratterizzato le lotte che poi hanno visto realizzare la riforma del 1969 basata sul retributivo.

Il prof. Giovanni Mazzetti, saprà meglio approfondire tutti questi aspetti e ci fornirà tutte quelle indicazioni necessarie per avviare questa campagna.

Le organizzazioni promotrici:

Conup Nazionale, Conf. cobas, Usi, Cosdip, CIL Pensionati, La rivista Le Lotte dei Pensionati, ACU, Pubblico impiego in movimento, Adl Varese, Stas Trasporti Lombardia

170 firme contro il revisionismo
Respingere costa

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