Il 25 novembre, com’è risaputo, è la giornata internazionale contro la violenza maschile sulle donne.
Sabato 23 novembre in Italia si terranno due manifestazioni nazionali, l’una a Roma e l’altra a Palermo, indette dal movimento femminista di “Non Una Di Meno” (NUDM).
In moltissime altre città italiane, sia il 23 che il 25 novembre, sono previste manifestazioni, sit-in, flash-mob, presidi.
Le violenze maschili sulle donne sono divenute un fattore strutturale delle società contemporanee a riprova che il patriarcato non è morto e che, come scrive in un comunicato NUDM, “la violenza sistemica esercitata sulla vita delle donne e di tutte le libere soggettività che si sottraggono alle norme di genere imposte” miete ancora tante vittime: da gennaio di quest’anno sono state 104 i femminicidi ad opera, nella quasi totalità dei casi, da uomini conosciuti (partner, mariti, compagni, fidanzati…).
Le cause di questa violenza sono certamente molteplici ma ciò che però appare come una costante, spesso sottolineata dall’odierno movimento femminista internazionale, è che questa violenza rappresenti una reazione maschile alle libertà conquistate dalle donne o anche solo alla possibilità che possano organizzarsi per conquistarle.
La diffusione di centri a sostegno delle donne maltrattate ha positivamente contribuito “a rendere visibile il fenomeno della violenza maschile sulle donne, modificando nella società la percezione della sua entità e gravità per collocarlo tra crimini contro l’umanità”, come è scritto sul sito di Di.Re. , la rete che in Italia raccoglie oltre 88 organizzazioni che gestiscono 117 Centri antiviolenza e più di 66 Case rifugio, ascoltando ogni anno circa 23mila donne.
Grazie alla presenza questi centri, le donne che subiscono violenza hanno la possibilità di iniziare un faticoso percorso per poter tornare a vivere una vita libera da persone consapevoli di sé e del proprio valore.
Accanto a ciò da tempo sono stati realizzati luoghi, centri, associazioni che si relazionano con coloro che questa violenza agiscono, cioè con gli uomini maltrattanti. La convinzione che sostiene queste esperienze è che sia possibile intraprendere la strada di un cambiamento individuale fondato sul riconoscimento della violenza agita, sulla consapevolezza e sulla responsabilizzazione di sé e dei propri comportamenti. Una strada lunga ma ineludibile.
In tal senso abbiamo ritenuto utile chiedere a due donne, attiviste femministe di lunga data che lavorano con i maschi autori di violenze, di spiegare il senso ed il perché del loro complesso lavoro. Ne sono nate due corpose e dotte testimonianze, che pubblichiamo all’interno della rubrica “Intersezioni femministe”, come prezioso strumento di riflessione rivolto in particolare al genere maschile.
Ringraziamo di cuore: Silvia Dradi Paganelli, attivista femminista, specialista in pedagogia clinica e fondatrice dell’associazione “La Svolta” di Bergamo e Laura Storti, psicoanalista, psicoterapeuta, membro della Scuola Lacaniana di Psicoanalisi e dell’Associazione Mondiale di Psicoanalisi, coordinatrice del Consultorio Il Cortile all’interno della Casa Internazionale delle Donne di Roma.
Buona lettura
Paola Guazzo e Nicoletta Pirotta
1 Commento. Nuovo commento
È passato un anno , ma il commento qui di seguito è ancora attuale:
Sciopero generale 17 novembre e manifestazioni del 25 novembre.
L’articolo tratta in astratto il tema ,senza una adeguata riflessione sulla sempre più evidente contrapposizione tra la lotta di genere e lotta di classe:
Per quanto risulta dai dati statistici la violenza di genere verso le donne è uno stereotipo classista. Il neofemminismo dell’opposizione e il neomaschilismo del governo sono fondati su teorie antiscientifiche, vere e proprie ideologie sessiste,che producono una polarizzazione dell’opinione pubblica attraverso la legittimazione degli hate speech sessisti…equivalenti ai 2 minuti di odio del Grande Fratello orwelliano,che nella realtà attuale durano senza soluzione di continuità H24…E così …
Stiamo assistendo ad un reality orwelliano…mentre avvengono massacri colossali che potrebbero essere i prodromi
della terza guerra mondiale ci sono manifestazioni di massa contro il maschilismo residuo del patriarcato…
Grottesco!
Mentre la
dichiarazione della Presidente della Commissione di Garanzia sugli scioperi(1) non ha ricevuto nessuna replica ufficiale da parte del movimento femminista …Nessuna che abbia sentito la necessità di ricordare che l’8 marzo era in origine uno sciopero generale internazionale proclamato su proposta di Rosa Luxemburg e Clara Zetkin…
Il governo si dichiara pronto ad accogliere le istanze femministe mentre nega il diritto di sciopero…
Mentre le donne comuniste e il sindacato partecipano alle manifestazioni neofemministe,il movimento neofemminista è indifferente se non addirittura ostile al diritto di sciopero e non ha partecipato neanche alle manifestazioni dello sciopero del 17 novembre.
Il movimento neofemminista è ormai palesemente classista e reazionario.
È necessario prendere finalmente coscienza che il neofemminismo svolge una funzione politica opposta al femminismo storico.
L’assassinio (non il femminicidio) di Rosa Luxemburg è lì a ricordarcelo!
«Serve una revisione», dice Bellocchio. «Lo dicevano anche i miei predecessori. Lo sciopero generale deve essere sempre un fatto eccezionale. Ormai se ne indice uno persino per la Festa della Donna».
https://www.open.online/2023/11/15/sciopero-generale-17-novembre-precettazione-garante-bellocchio