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Vaccini, Europa, WTO: la Caporetto dell’umanità!

di Loretta
Mussi

Mentre nei paesi poveri, che costituiscono i 4/5 dell’umanità, solo lo 0,3 % della popolazione ha ricevuto la prima dose di vaccino, mentre sempre nuovi paesi sono letteralmente devastati dalla diffusione del coronavirus, con migliaia di morti al giorno, Big Pharma e i paesi ricchi si sono opposti, per l’ennesima volta, all’unica misura che avrebbe potuto fermare la pandemia, cioè la abrogazione dei brevetti, che coprono la produzione e distribuzione dei vaccini e degli altri farmaci e presidi connessi alla prevenzione e cura della epidemia da Covid-19, almeno per la durata della stessa.

Questo il risultato della riunione del Consiglio Trips, svoltosi l’8-9 giugno presso il WTOin cui l’opposizione alla sospensione era guidata dall’Unione Europea con l’appoggio di Regno Unito, Svizzera e Corea del Sud: tutto è stato rinviato al Consiglio Generale del WTO del 21 luglio.

Il mondo, avrebbe bisogno di almeno 11 miliardi di dosi di vaccini (sulla base di due dosi per persona) per poter vaccinare il 70% della popolazione mondiale, e avvicinarsi così all’immunità di gruppo su scala globale (Nature, 30 marzo). Ma finora la stragrande maggioranza delle dosi – circa 6 miliardiè stata resa disponibile soprattutto per i paesi ricchi, mentre i paesi poveri, dove vive la maggioranza della popolazione mondiale possono accedere solo a circa 700 milioni di dosi, cui si aggiungono gli 1,1 miliardi del programma COVAX1. Ciò significa che i paesi poveri, cioè l’80% della popolazione mondiale, avranno accesso a meno di un terzo dei vaccini disponibili, tanto che solo il 10% della loro popolazione potrà vaccinarsi entro la fine del ’22.

Si tratta di un’enorme ingiustizia che si ritorcerà comunque, dati i livelli di comunicazione globale, anche sui paesi ricchi che non potranno essere veramente protetti, fintantoché tutti i paesi non lo saranno; tanto più che, secondo gli scienziati, entro un anno o meno, le mutazioni del virus potrebbero rendere inefficaci i vaccini di prima generazione.

Nel frattempo manager e investitori dei colossi farmaceutici stanno accumulando decine e decine di miliardi di profitti ai quali non vogliono assolutamente rinunciare.

L’industria farmaceutica aveva da decenni quasi dismesso la ricerca e produzione di vaccini che non era più un mercato redditizio, essendo le malattie infettive ormai limitate ai paesi poveri, con bassissima capacità di spesa, quindi non meritevoli di impegno ed investimenti. Molto più conveniente investire in farmaci per malattie croniche e degenerative (cardiovascolari, diabete, respiratorie, tumori), che non si estinguono mai e garantiscono profitti costanti.

La pandemia ha cambiato tutto e il mercato sarà assicurato a lungo perché l’epidemia è mondiale, produce varianti, è destinata a diventare endemica e a richiedere uno o più richiami.

Si prospettano perciò lauti guadagni per le multinazionali del farmaco che, pertanto, vogliono tenersi stretti i brevetti, anche se ciò rappresenta una sventura per la maggior parte della popolazione mondiale giacché la capacità di produzione di vaccini da parte di poche imprese è largamente insufficiente a coprire in tempi utili il fabbisogno mondiale.

 Per questo motivo, fin dal 2 ottobre 2020, India e Sudafrica avevano richiesto al WTO la procedura per una sospensione temporanea di alcune parti dell’accordo TRIP2. Più precisamente avevano chiesto la sospensione dell’attuazione, applicazione e tutela delle Sezioni 1 (diritti d’autore e connessi), 4 (disegni industriali), 5 (brevetti per invenzione) e 7 (segreti commerciali) della Parte II dell’accordo TRIPS sulla proprietà intellettuale.

L’istanza riguardava, quindi, non solo la sospensione dei brevetti sui vaccini ma anche la sospensione del segreto commerciale su tutto ciò che serve a contrastare la pandemia (kit diagnostici, mascherine, ventilatori, farmaci, tecnologie ecc.). Solo così sarebbe stato possibile consentire l’aumento della produzione globale per fornire a tutto il Pianeta vaccini in numero sufficiente ad impedire alla pandemia di diffondersi ancora per parecchi anni.

L’opposizione dell’UE e degli altri paesi è stata confermata anche l’8 e 9 giugno nonostante la richiesta godesse dell’appoggio della maggioranza dei paesi del WTO e fosse stata espressa la generica disponibilità di Stati Uniti Cina ad accettare la sospensione dei brevetti. Non è servita neppure la mobilitazione della società civile e di centinaia di organizzazioni in Italia e nel resto del mondo, con la discesa in campo di 170 Premi Nobel e altre personalità, e l’appello accorato di Papa FrancescoL‘Unione Europea, sorda a ogni sollecitazione, ha fatto muro attorno agli interessi di Big Pharma e del settore farmaceutico tedesco.

L’Europa si è presentata all’ultimo G7 con un piano d’azione commerciale multilaterale fondato sull’espansione della produzione di vaccini e cure e sull’apertura delle frontiere alle esportazioni,  pretendendo di garantire, in questo modo, l’accesso universale ed equo. La proposta, si riassume nei seguenti punti  (https://ec.europa.eu/commission/presscorner/detail/it/ip).

  • Garanzie alla libera circolazione di vaccini e cure contro la COVID-19, compresi i relativi componenti, affinché i paesi produttori 
possano esportare una parte equa della loro produzione
  • Sostegno per espandere la produzione e garantire ai paesi a basso e medio reddito l’accesso alle forniture a prezzi accessibili, tramite accordi di licenza, condivisione delle competenze, vendite a prezzo di costo e investimenti in produzioni delocalizzate.
  • Ricorso alle licenze obbligatorie, come previsto dagli accordi TRIPS nella parte che riguarda i diritti di proprietà intellettuale.

Tutte le promesse di sospendere i brevetti sono dunque sfumate ed è prevalsa la linea del ricorso alle licenze obbligatorie, dell’aumento della produzione con l’eliminazione di ogni blocco alle esportazioni e del trasferimento di tecnologie. E’ stata decisa inoltre la donazione di un miliardo di dosi (abbiamo visto che ne servono almeno 11). Un’elemosina, che ha piuttosto il sapore di una mossa propagandistica contro l’influenza della Russia e, soprattutto, della Cina.

La decisione è anche il frutto di negoziati svoltisi a vari livelli tra G20, WTO, Commissione europea e Banca mondiale, più l’intervento attivo delle solite organizzazioni filantropiche. Tutti gli attori coinvolti sanno che queste misure non riusciranno mai a fornire vaccini in quantità sufficiente per vaccinare la popolazione mondiale in tempi adeguati.

L’ipotesi della licenza obbligatoria, è prevista all’art. 31 degli accordi Trips qualora il produttore non voglia cedere spontaneamente la licenza. In tal caso, lo Stato che ha concesso il brevetto può in determinati casi – tra cui la tutela della salute pubblica – riprendere il controllo decisionale sull’uso dell’invenzione e obbligare il titolare a concedere la licenza, dietro pagamento di un equo compenso. Gli Stati membri del WTO debbano normare l’imposizione della licenza obbligatoria subordinandola a una serie di condizioni, tra cui, limiti della durata d’uso e divieto di passaggio a terzi. In seguito si è aggiunto l’art. 31 bis, che, in casi di emergenza, come appunto le epidemie, rende possibile l’esportazione della licenza obbligatoria, anche verso altri paesi. Per tale aspetto l’UE ha emanato il Regolamento (CE) n. 816/20063.

L’altro pilastro su cui poggia la strategia europea e degli altri paesi ricchi per il resto del mondo pur di non mettere in discussione il sistema dei brevetti, è il programma Covax, che oltre ad occuparsi di ricerca ha il compito di finanziare la produzione e distribuzione di vaccini ai paesi poveri, affinché possano raggiungere una copertura del 20% (sappiamo che per l’immunità serve almeno il 70%). E’ utilizzato in particolare per Balcani occidentali, vicinato UE e Africa (anche in funzione di contrasto dell’influenza russa su questi paesi). Finora non ha funzionato causa il mancato rispetto delle promesse di finanziamento da parte di numerosi paesi e di alcune aziende farmaceutiche. Ha raccolto oltre 10 miliardi di dollari, ma su quasi 2 miliardi di dosi somministrate in tutto il mondo, Covax ha per ora distribuito appena 78 milioni di dosi. Il blocco alle esportazioni dei vaccini prodotti in India ne ha rallentato ulteriormente il funzionamento.

La diversa attitudine di Stati Uniti e UE verso la sospensione dei brevetti, rivela la debolezza dell’Europa su tutta la questione vaccini. Negli Stati Uniti, dove il Governo dispone, tra l’altro, di forti meccanismi giuridici per rientrare nel controllo della proprietà intellettuale, lo Stato ha avuto un ruolo fortemente proattivo, e, oltre ad assicurare i finanziamenti ha coordinato tutte le fasi della produzione dei vaccini, dalla ricerca fino alla distribuzione. L’UE, invece, oltre a finanziare, si è limitata a firmare dei contratti in una condizione di estrema subordinazione alle pesanti condizioni poste dalle multinazionali farmaceutiche. Tra le clausole dei contratti firmati dall’Ue, ve n’è addirittura una secondo la quale prima di donare ai paesi extra-europei, i governi devono chiedere l’autorizzazione alle aziende produttrici. Ciò vale anche per il programma Covax, nonostante lo stesso WTO ammetta che i vaccini si possano esportare dai paesi produttori. In questo modo l’Europa riconosce alle multinazionali farmaceutiche un potere d’influenza che va oltre gli stessi monopoli sui brevetti.

Secondo uno studio fatto all’interno della People’s Vaccine Alliance (coalizione internazionale di varie organizzazioni), la sospensione della proprietà intellettuale permetterebbe la produzione di 8 miliardi di dosi in un anno con un costo minimo di 25 miliardi di dollari: perché allora tanta resistenza da parte di Big Pharma e degli stati che la assecondano?  Le argomentazioni più ripetute sono le seguenti e non sono in grado di giustificare il diniego all’abolizione dei brevetti.

  1. La liberalizzazione è inutile perché basta aumentare la produzione di vaccini, individuando nuovi siti anche nei paesi poveri e rimuovere ogni blocco dell’export, perché Europa e Stati Uniti sono i più grandi esportatori di vaccini nel mondo. E’ la tesi sostenuta in sede WTO, tesi che non è assolutamente realistica, in quanto servirebbe una produzione almeno doppia di quella attuale, che già le aziende faticano a sostenere. Inoltre, non sono né l’Europa né gli Stati Uniti che esportano i vaccini, ma le aziende farmaceutiche che li vendono a prezzi non sostenibili per i paesi poveri, e quindi oltre il 70% dei vaccini prodotti oggi resta nel Primo Mondo.
  2. Senza l’incentivo del brevetto le imprese farmaceutiche non investirebbero in ricerca e produzione. E a riprova di ciò si cita la rapidità con cui sono stati individuati i vaccini anti-Covid, grazie alla ricerca privata e in condizioni di monopolio. Sappiamo che le cose stanno altrimenti.

Innanzitutto le imprese godono non solo dalla protezione del brevetto ma di copiosi finanziamenti statali, che, proprio in occasione di questa pandemia, hanno coperto almeno il 70-80% dei costi per ricerca e produzione. Ecco alcuni esempi. Complessivamente Pfizer-BioNtechJohnson & JohnsonNovovax e AstraZeneca, hanno ricevuto finanziamenti pubblici per quasi 100 miliardi di dollari. (F.Mercadante Sole 24h 30 aprile 2021). Nel caso di Astrazeneca poi, secondo the Guardian, il 97,2% dei fondi proviene dal pubblico o da Associazioni caritatevoli. Tutte hanno potuto contare inoltre su garanzie preacquisto.

Ciò ha consentito loro risultati finanziari stupefacenti e tassi di crescita significativi. Solo nell’ultimo anno, 26 miliardi di dollari sono finiti nelle tasche degli azionisti di PfizerJohnson & Johnson e AstraZeneca. (F. Mercadante ib), una cifra sufficiente, secondo Oxfam Italia, a vaccinare 1,3 miliardi di persone, pari all’intera popolazione dell’Africa. In ogni caso la liberalizzazione dei brevetti sarebbe compensata, e quindi sarebbero intaccati solo gli extraprofitti.

Storicamente, la sconfitta delle grandi epidemie, come il vaiolo e la poliomielite, si è basata sul coordinamento di sforzi pubblici e privati, a prescindere dai brevetti e dalla proprietà intellettuale: Salk e Sabin non hanno avuto bisogno dei brevetti, anzi erano contro i brevetti. La stessa rete di monitoraggio mondiale del virus dell’influenza (che consente di mettere a punto ogni anno il vaccino adatto alla variante stagionale) si basa sulla assenza di proprietà intellettuale.

  1. Per produrre occorre una liberatoria complessiva, oltre che sul brevetto sull’intero Know How e sul segreto commerciale e disporre della tecnologia. I tempi quindi si dilaterebbero oltre misura. Appunto per questo India e Sudafrica si erano mosse per tempo, come peraltro previsto, in condizioni di emergenza, dall’Art.9 dello stesso Accordo di Marrakech istitutivo del WTO4, ma hanno sempre ricevuto un diniego. E comunque, già ora, più di 250 imprese in paesi come India, Sud Africa, Bangladesh, Egitto, Tunisia, Etiopia ed altri hanno la capacità di produrre vaccini purché i brevetti e la tecnologia siano condivisi.
  2. Gli extraprofitti derivanti dalla posizione di monopolio si traducono automaticamente in investimenti nell’innovazione: è provato che l’industria farmaceutica investe gran parte dei propri guadagni in altre attività che niente hanno a che vedere con l’innovazione. Piuttosto, le grandi imprese che detengono una posizione di forza sul mercato spesso non effettuano direttamente investimenti in innovazione, ma si giovano degli investimenti di altre imprese più piccole.

 Le ragioni vere sono il profitto e il mantenimento della supremazia scientifica, economica e culturale (si teme che l’abrogazione della proprietà intellettuale e il trasferimento di tecnologie possano avvantaggiare Cina e India), quindi, pur di mantenere il monopolio dei brevetti si rischia di prolungare all’infinito la pandemia con quel che ne deriva, pure per l’Occidente, in termini di perdite di vite umane, ma anche economiche. Non importa che tutto ciò sia in contraddizione con il tanto declamato libero mercato, poiché i brevetti, consentendo posizioni di oligopolio, permettono ai detentori non solo di modulare i prezzi per massimizzare il ritorno economico, ma anche di costituire vere e proprie barriere all’ingresso di altre aziende nel mercato dei farmaci.

Numerose sono le critiche nei confronti di Big Parma, dei governi dei paesi ricchi e dell’Unione Europea.

Il Comitato italiano Campagna europea Right2Cure#NoprofitOnPandemic5 ha definito “Illusoria e strumentale la posizione della Commissione Europea – perché formalmente dichiara di voler arrivare alla disponibilità dei vaccini per tutti, ma le proposte che avanza di fatto non modificano lo statu quo di assoluta dipendenza dalle scelte e dalle capacità produttive delle aziende titolari dei brevetti”. Anzi, l’Unione Europea dimostra di essere, in questo momento, il più grave ostacolo alla tutela della salute globale, tanto da sostituire la giustizia e il diritto alla salute con l’elemosina.

Dipenderà dalla capacità di mobilitazione della società civile modificare le scelte dei propri governanti, le cui proposte risultano inadeguate, per non dire provocatorie, vista la gravità della situazione. Purtroppo, nel mondo ricco e benestante, dove, in questo momento, la pandemia va attenuandosi, vi è poca consapevolezza, stante anche la scarsa informazione su ciò che succede a livello globale, di quanto sia ancora grave la situazione a livello mondiale. E ciò fa temere che il movimento che si è creato a favore della sospensione dei brevetti possa indebolirsi e non riesca a sviluppare azioni efficaci e determinate, come sarebbe necessario, di fronte  allo strapotere e al cinismo dei governi.

Quanti poco UE e governi tengano in considerazione la volontà popolare, il voto delle assemblee elettive e la democrazia si è visto anche in occasione delle votazioni al Parlamento europeo, dove l’assemblea per due volta si è pronunciata a favore della sospensione dei brevetti, sebbene con margini molto ridotti: una prima volta il 20 maggio 2021 e poi con la risoluzione del 10 giugno, il cui esito è stato reso noto, volutamente, dopo le conclusioni del G7.

In tale data, il Parlamento ha sì ribadito la linea della Commissione europea, sulla necessità di incrementare la produzione dei vaccini, in particolare nei paesi in via di sviluppo e di far ricorso alle licenze obbligatorie, ma ha anche approvato un emendamento dei verdi che appoggia la trattativa per la sospensione dei brevetti. L’emendamento è passato per un voto, ma tanto è bastato perché molti popolari e liberali non votassero la risoluzione.

Anche Oxfam ed Emergency, che fanno parte di People’s Vaccine Alliance, si sono pronunciate duramente nei confronti dell’Europa e del programma Covax. Secondo queste organizzazioni, se il ritmo delle vaccinazioni continuerà come ora, i paesi poveri riusciranno a immunizzare la loro popolazione solo nel 2078, mentre negli stati che si sono affidati a Covax, rimasti a corto di vaccini, molte persone che hanno ricevuto la prima dose non hanno idea di quando, o se, ne riceveranno una seconda (Politica italiana, 10 giugno ’21). Covax è considerato un fallimento, anzi una vera e propria banca d’affari. L’attivista nigeriana Ayoade Alakija, a capo di un’iniziativa dell’Unione Africana per la distribuzione dei vaccini ha affermato che «riproduce una cultura profondamente coloniale, che non si è mai degnata di chiedere ai governi africani che cosa volessero».

Nel frattempo la diffusione del virus resta fuori controllo in gran parte del mondo e il numero di vittime continua ad aumentare. I nuovi casi giornalieri sono diminuiti rispetto agli 800mila di  aprile, ma continuano comunque a essere almeno 500mila ogni giorno.

Inoltre, la maggioranza degli epidemiologi prevede che le mutazioni potrebbero rendere inefficaci gli attuali vaccini in meno di un anno, oltre ad alimentare continuamente la pandemia e ad aumentare a dismisura il numero di contagi e vittime, anche nel nostro mondo.

Se non si vuole realizzare la moratoria sui brevetti per ragioni umanitarie e di solidarietà, lo si faccia per egoismo.

La teoria economica del trickle-down, cioè dello sgocciolamento, secondo la quale le briciole avanzate dopo la vaccinazione del mondo ricco potranno poi soddisfare i paesi poveri, non può essere la strategia vaccinale per bloccare una pandemia.

E comunque le vaccinazioni sono solo un rimedio, quanto mai necessario e indispensabile, l’unico in questo momento, ma restano un rimedio. Le cause primarie di gran parte delle malattie virali, sono a monte e vanno cercate nelle interazioni/interrelazioni distorte con l’ambiente, il bioma, le condizioni sociali. Lo esprime molto bene Vandana Shiva quando dice “La pandemia è la conseguenza della guerra che abbiamo ingaggiato contro la vita”.E’ il boomerang che torna indietro. É una delle tante e prevedibili reazioni della natura agli sconvolgimenti arrecati dalle attività umane, alla distruzione sistematica degli habitat naturali (come le foreste primarie, le zone artiche, le lagune, le savane, i boschi e le praterie) che hanno creato le condizioni affinché virus animali potenzialmente patogeni compiano vari “salti di specie” fino a giungere a noi, passando per gli allevamenti intensivi, per i mattatoi e per i mercati di animali selvatici […] Perturbare gli ecosistemi è come aprire autostrade ai virus verso il salto di specie” (Comune-info 18 maggio 2021). Vi sono siti già mappati in Asia e in Europa, in cui migliaia di virus (schedati) aspettano solo l’occasione per fare questo salto, che, prima o poi, sarà ineluttabile.  Non vi è traccia nei palazzi del potere di strategie che affrontino questo punto.


Forum per il diritto alla salute Lazio, Comitato contro ogni autonomia differenziata Roma

 

  1. COVAX – accesso globale ai vaccini anti COVID-19 – è un’iniziativa globale volta a garantire un accesso equo ai vaccini anti COVID-19. È guidata da Gavi, Alleanza per i vaccini, Organizzazione mondiale della sanità e CEPI, coalizione per le innovazioni in materia di preparazione alle epidemie. È il pilastro dell’Acceleratore ACT, acceleratore dell’accesso agli strumenti per la COVID-19, che riunisce governi, scienziati, società civile, enti di beneficenza e organizzazioni sanitarie a livello mondiale, i cui obiettivi sono: accelerare lo sviluppo di vaccini, sviluppare test e cure per la COVID-19, garantire un accesso equo ad essi in tutto il mondo, rafforzare i sistemi sanitari.[]
  2. Accordo TRIPS, è il trattato internazionale promosso dall’Organizzazione mondiale del commercio – OMC o WTO – al fine di fissare lo standard per la tutela della proprietà intellettuale (1 gennaio 1995).[]
  3. L’Italia è uno dei pochi paesi che non ha introdotto questo correttivo, nonostante alcuni tentativi, anche recenti, siano stati fatti. Il che è tanto più grave se si considera che siamo in tempi di pandemia e che altri paesi si sono affrettati a rafforzare il potere dello Stato nel porre limitazioni ai brevetti.[]
  4. All’Art. 9, commi 3 e 4 dell’Accordo di Marrakesh che ha costituito il WTO (15 aprile 1994), si prevede la deroga in caso di circostanze eccezionali purché sia esplicitata la durata della sospensione. Inoltre l’Art.27 del TRIPS afferma che gli Stati membri possono escludere dalla brevettabilità: “metodi diagnostici, terapeutici e chirurgici per il trattamento di esseri umani o animali”.[]
  5. La campagna europea Right2Cure#NoprofitOnPandemic, si propone di raccogliere entro l’1 agosto 2022 un milione di firme, affinché la Commissione europea emani una normativa tesa a garantire che i diritti di proprietà intellettuale non ostacolino l’accessibilità/disponibilità di qualsiasi futuro vaccino/trattamento contro la COVID-19;  non limitino l’efficacia immediata delle licenze obbligatorie rilasciate dagli Stati membri; obblighino i beneficiari di finanziamenti UE a condividere le conoscenze in materia di tecnologie sanitarie, proprietà intellettuale e/o dati relativi alla COVID; obblighino gli stessi beneficiari a rendere trasparenti i finanziamenti pubblici, i costi di produzione; preveda licenze non esclusive.[]
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