Il 15 e 16 luglio, a Washington D.C., si è tenuto un “summit sul ritorno del terrorismo politico” convocato dal Segretario di Stato USA Marco Rubio e partecipato da delegati provenienti da oltre 65 paesi, inclusa l’Italia rappresentata da Nicola Molteni, sottosegretario all’Interno della Lega. Nonostante il titolo generico, il vertice è stato apertamente promosso come una tavola di discussione sulle “reti transnazionali di estrema sinistra” e si inserisce in un contesto di repressione politica sotto l’amministrazione Trump che a partire dai rapimenti da parte di ICE di studenti pro-Palestina nella primavera 2025 è andata gradualmente a intensificarsi, con una rapida accelerazione in quest’ultimo mese.
Le dichiarazioni di apertura di Rubio hanno lasciato poco spazio ad alcun dubbio rispetto alle intenzioni di Washington: il Segretario ha evocato lo spettro delle Brigate Rosse e della Banda Baader-Meinhof in Europa, dei Weather Underground e dell’Esercito di Liberazione Simbionese negli Stati Uniti, della rivoluzione Cubana e dei movimenti guerriglieri in America Latina, per poi tracciare un filo conduttore a movimenti contemporanei come le proteste per la morte di George Floyd nel 2020 e i gruppi “Antifa”.
Rubio — uno degli esponenti dell’amministrazione Trump più ferventemente anti-comunista, proveniente da una famiglia coivolta nelle reti di narco-traffico di cocaina legate alla CIA e alle destre latino-americane — ha dichiarato che la violenza politica rossa è oggi il principale pericolo per la lotta contro il terrorismo, e che le organizzazioni sinistra formano delle reti trans-nazionali ben coordinate che agiscono con il supporto dell’Asse filo-Iraniano. Quest’ultimo punto rappresenta il nocciolo dello scopo del vertice, cioè l’annuncio da parte della Casa Bianca di nuove misure repressive volte ad interrompere e definanziare queste presunte “reti di estremisti” attraverso indagini finanziarie, sorveglianza delle attività, e l’utilizzo di meccanismo legali come arma contro le organizzazioni di sinistra.
Questa strategia non è ipotetica, ma è già in corso: all’inizio del mese è iniziata una investigazione criminale contro Neville Roy Singham, un milionario dell’industria del tech residente a Shanghai e benefattore finanziario di varie organizzazioni di sinistra e pacifiste, accusato di agire per conto del governo cinese e di aver mandato impropriamente fondi negli Stati Uniti. Le organizzazioni da lui appoggiare rischiano di essere etichettate come asset di agenti stranieri e conseguentemente di ricevere sanzioni legali – tre di esse, la rete di informazione alternative BreakThrough News, la rivista Trincontinental, e lo spazio sociale People’s Forum a New York, i cui esponenti hanno ricevuto il 21 Luglio ordini di comparizione davanti a una commissione del Congresso, che esige di visionare tutte le comunicazioni interne e i documenti finanziari. Si tratta di un esempio di lawfare, l’uso strategico dei processi giudiziari per colpire e delegittimare le opposizioni politiche.
Ancora più aggressiva è stata l’azione contro Fergie Chambers, erede della famiglia proprietaria del colossale conglomerato mediatico Cox Media Group convertito al comunismo, che negli ultimi anni ha usato la sua eredità multimilionaria per prestare supporto finanziario a varie cause e movimenti di sinistra. Chambers è stato arrestato in Spagna a seguito di una richiesta di estradizione degli Stati Uniti, accusato di aver finanziato Hamas a causa dei suoi contributi a iniziative di aiuti umanitari a Gaza. Rimane da vedere se la sinistra spagnola riuscirà a frenare l’estradizione, verso cui vari partiti e deputati parlamentari hanno espresso opposizione, o se il governo spagnolo si piegherà a Trump.
Il giorno stesso della chiusura del vertice contro il “terrorismo rosso”, il Dipartimento di Stato di Rubio ha annunciato nuove restrizioni sui visti e permessi di soggiorno per membri di gruppi terroristi di estrema sinistra e “altri gruppi allineati” che abbiano “sostenuto o istigato atti di terrorismo; sostenuto attività criminali violente; partecipato ad atti di sabotaggio economico; finanziato, reclutato o fornito supporto logistico per azioni violente o criminali; e/o facilitato la convergenza di terroristi di estrema sinistra o altre reti allineate per ai fini di azioni violente”. La dichiarazione sembra volutamente vaga, lasciando ampio spazio per l’interpretazione strumentale contro qualsiasi esponente di gruppi di sinistra. Proprio il giorno precedente, Trump aveva condiviso sui social media un video intitolato “Il socialismo democratico deve essere criminalizzato; i suoi leader, deportati”.
Il Dipartimento di Stato è chiaramente al lavoro per ritrarre banali attività politiche come elementi di sofisticate reti di coordinazione a fini sovversivi. Pochi giorni dopo la conclusione del vertice, il 20 Luglio, il Dipartimento ha pubblicato un report intitolato “Cuba: la capitale del comunismo del 21esimo secolo” in cui dichiara che da settant’anni Cuba porta avanti una campagna sovversiva contro gli Stati Uniti, infiltrando i livelli più alti del governo statunitense e reclutando generazioni di attivisti americani come portavoce dei proprio piano per combattere l’America dell’interno. Queste accuse altisonanti contrastano il contenuto del report, che principalmente documenta attività ordinarie da parte delle varie organizzazioni di sinistra che si oppongono all’embargo contro Cuba, dalle raccolte fondi per materiali umanitari come medicine e pannelli solari ad eventi di divulgazione politica.
Rispetto alla mia organizzazione, i Democratic Socialists of America (DSA), per esempio, il report stesso conclude che DSA non agisce come organizzazione di facciata del governo Cubano ma ha adottato un impegno ideologico ad appoggiare Cuba in modo completamente volontario. Nonostante questa ammissione, le nostre dichiarazioni contro l’embargo e le delegazioni che abbiamo inviato in visita a Cuba vengono identificate come un pericolo a causa dello “sviluppo politico di rilievo” rappresentato dalla crescita recente di DSA, un’organizzazione di massa con sezioni locali in tutto il paese e una lista in crescita di rappresentanti eletti.
Rimane da vedere che strategie adotterà Rubio contro organizzazioni come DSA, che essendo un’organizzazione finanziata totalmente dalle quote di iscrizione dei membri si presta meno ad essere colpita da attacchi di lawfare rispetto alla rete di gruppi appoggiati da Roy Singham. Se l’amministrazione Trump non troverà opportunità legali per aprire procedimenti contro DSA, sarà possibile che, frustrata, ricorra a metodi di repressione extra-giudiziali come fece l’anno scorso sguinzagliando ICE contro gli studenti coinvolti nei movimenti per la Palestina. Questa strategia ha dato pochi risultati diretti concreti perché tutti gli studenti arrestati sono stati poco tempo dopo rilasciati, ma ha sicuramente avuto un effetto disorganizzante nel movimento e creato un clima di paura.
Certamente, intimidire un’organizzazione di oltre 120,000 membri, con vari esponenti eletti nel Congresso e alla carica di sindaco in due delle più importanti città americane, New York e Washington D.C., non sarà così facile come perseguire studenti isolati. Nonostante la gran fanfara, la crociata anti-comunista di Rubio per ora si è concentrata principalmente su individui specifici e non ha ancora dimostrato di avere strumenti di attacco effettivi contro i movimenti di massa.
Francesca M. (Democratic and Socialist of America)