Giorgia Meloni sta provando a smarcarsi da alleati ingombranti, impresentabili persino al cospetto della parte più conservatrice dell’elettorato?
Presto per dirlo ma qualche segnale, e scopriremo poi se sia incoraggiante o piuttosto invece controverso, va pur colto nell’asfittico scenario politico di casa nostra. Le decisioni assunte dalla Presidente del Consiglio questa settimana sono dettate da varie esigenze, proviamo ad analizzarle insieme in alcuni punti.
- Lanciare un messaggio chiaro agli elettori che contestano l’arrendevole politica del Governo verso Trump e gli Usa, un messaggio di autonomia e distanza dal tanto potente quanto ingombrante alleato, specie dopo le critiche avanzate dal presidente americano al Papa. La destra di Governo ritrova la vecchia anima papalina e conservatrice sulla quale saltare alla stregua di una scialuppa di salvataggio. I 70 mila morti tra i civili palestinesi e libanesi valgono meno delle critiche al Papa?
- Non regalare alla Spagna socialista la palma del solo paese europeo che ha criticato la politica estera statunitense, giusto per non regalare spazi al centro-sinistra di casa nostra.
- Recuperare autorevolezza a livello internazionale senza peraltro assumere posizioni lineari e coerenti. Ipotizzare una terza via evitando di schierarsi a favore della Germania o della Francia (per restare in ambito comunitario) è un segnale di preoccupante insicurezza, insomma la destra di governo italiana fino ad oggi è stata all’ombra di Trump, domani sarà a rimorchio della Germania da cui per altro dipende la nostra manifattura?
- La posizione estera del Governo scontenta anche il suo stesso elettorato e per questo, alla luce dei risultati referendari, Meloni ha deciso di sospendere il rinnovo automatico, quinquennale, dell’accordo (per altro secretato) commerciale e militare tra Italia e Israele. Decisione accompagnata da pochissime parole nel corso del Vinitaly a Verona, il memorandum sulla cooperazione militare è quindi momentaneamente sospeso (in attesa di prove tangibili che attestino l’effettivo abbandono, di parte italiana, di tutte le fattive collaborazioni in campo militare), dopo 70 mila morti civili accertati, gli attacchi dei coloni a chiese e alla missione Unifil in Libano.
- Meriterebbero attenzione, e una risposta da parte governativa, le dichiarazioni rese da Israele che intanto parla di decisione assunta senza alcuna ripercussione pratica, anche per questo, prima di cantar vittoria, come fatto da alcuni parlamentari di Avs, vogliamo certezze sulla sospensione di tutti gli accordi militari, delle collaborazioni tra industrie e centri di ricerca. E non vorremmo trovarci sulla nostra strada altri memorandum altrettanto improponibili.
- Intanto, la decisione assunta dal Governo, e formalmente comunicata a Tel Aviv dal ministro Crosetto, parrebbe in contrasto con la defenestrazione di Cingolani in qualità di Amministratore delegato di Leonardo e di cui la stampa nazionale ha parlato a lungo avanzando varie ipotesi.
- In sostanza Cingolani potrebbe avere pagato la caparbietà con la quale Leonardo sta portando avanti il progetto Michelangelo Dome, lo scudo spaziale italiano rivolto alla Ue. Michelangelo Dome rappresenterebbe un prodotto concorrenziale (non prima del 2030, data prevista per la realizzazione) sia rispetto allo scudo israeliano che a quello prodotto dagli Usa. Da qui l’idea che a spingere per la rimozione di Cingolani potrebbero essere stati questi due paesi. Ma altro concorrente è il cartello europeo che fa riferimento alla Germania, cartello impegnato nella costruzione di un ulteriore progetto di scudo spaziale. Le pressioni al Governo per la sostituzione di Cingolani potrebbero essere state esterne ma anche interne nel valzer di incarichi ai vertici di aziende partecipate dallo Stato. Siamo nel campo delle ipotesi non essendoci note ufficiali anche per non turbare le speculazioni finanziarie attorno ai titoli di borsa delle principali aziende produttrici di armi che crescono esponenzialmente assicurando favolosi dividendi agli azionisti.
- Non è dato sapere quali siano le ragioni ufficiali del cambio al vertice di Leonardo, intanto le tensioni sui mercati energetici se persistenti, rallenterebbero la crescita economica di per sé già debole aumentando l’inflazione e i prezzi di petrolio e gas.
Mostrare al proprio elettorato autonomia dalla guerra e dai processi speculativi sarà di aiuto al governo Meloni? O è il tardivo tentativo di smarcarsi da certe posizioni per guadagnare consensi e assicurarsi la rielezione?
La crescita dell’Italia, prevista con percentuali assai modeste, sta già rallentando smentendo le previsioni economiche di pochi mesi or sono andando a peggiorare un quadro già deludente. Forse sta qui la strana autonomia del Governo Meloni e il suo affannoso tentativo di smarcarsi dall’immagine di servile alleata di Trump.
Vedremo nei prossimi mesi a quale carro si attaccherà la debole Italia, intanto eviteremo di festeggiare perché il partito della guerra e del riarmo non presenta cedimento di sorta.
Federico Giusti
