editoriali

Una civiltà è stata già distrutta, la nostra

di Roberto
Musacchio

È già passata la mezzanotte quando il solito messaggino di Trump sul suo canale Truth dice che si accetta la mediazione pakistana e si prendono 15 giorni di tempo. La mente va a quella lontanissima crisi dei missili a Cuba con il Mondo ad un passo dal conflitto nucleare. Allora tutto era forse più “serio” per il livello dei protagonisti. Oggi il dramma si accompagna allo squallore. Comunque sia la sollevazione per la Pace e contro Trump (e Netanyahu) che c’è stata, dal Papa alla stessa politica USA, con tanti a chiedere di fermare il Presidente, alle donne ed agli uomini di buona volontà, ha sicuramente pesato. E ha pesato il rifiuto del popolo iraniano alle bombe di Trump. Per ora si tira un sospiro di sollievo. Ma il baratro resta ad un passo. Le parole di Trump che annuncia che potrebbe distruggere un’intera civiltà in realtà ci dicono che c’è una civiltà che è già stata in buona parte distrutta ed è la nostra. Ho cominciato a scrivere non sapendo cosa sarebbe accaduto in queste ore e temendo l’orrore. Ma certamente il punto a cui si è arrivati appare uno dei più infimi della Storia umana. Trump e Netanyahu stanno travalicando ogni limite mettendo insieme fascistizzazione e oscurantismo messianico. La guerra ucraina invece che essere circoscritta e avviata a conclusione viene continuamente alimentata. Il genocidio in Palestina continua. I crimini di guerra si estendono alla Cisgiordania e al Libano. La Knesset vara una legge per la pena di morte etnica, dedicata ai Palestinesi come avveniva ai tempi degli apartheid. In tutto ciò l’UE mostra tutta la sua squallida ipocrisia, i suoi doppi standard, le sue complicità, mentre cittadine e cittadini europei pagano carissimo tutte queste follie. Gli spiragli che rimangono aperti vengono da un grande movimento potenzialmente globale come Stoprearm e No Kings e dalle parole pasquali, e dei giorni seguenti fino a queste ore terribili, del Papa Prevost. Parto da queste ultime perché mi hanno colpito proprio perché mi mancano molto quelle di Bergoglio. Eppure ho sentito da Prevost una condanna radicale della guerra fatta dai dominanti che per Prevost non hanno proprio il diritto di farla. Certamente non in nome di Dio ma neanche del loro essere leader. E non ha omesso neanche di fare nomi. Ha scritto il Manifesto che si tratta di un pacifismo più ontologico e meno geopolitico. In questo ci vedo un assonanza con il pacifismo integrale di Stoprearm e la condanna dei dominanti nella loro rottura con i dominati e cioè con la democrazia proprio di No Kings. Questo significa non guardare all’imperialismo? Io credo che al contrario significa cogliere la novità per cui ormai l’imperialismo e i conflitti di potenza spingono alla barbarie. Come aveva allertato Marx nella sua profezia di ciò che sarebbe successo se non fosse avanzato il socialismo.
A memoria non ricordo momenti così gravidi di possibilità di catastrofe come adesso. Il linguaggio dei dominanti, come detto, è sempre più fuori di ogni controllo. Certo ci sono punte che fanno raccapriccio. Ma se penso a documenti istituzionali che leggo da 4 anni li penso totalmente irresponsabili. Soprattutto, lo sono gli atti che si moltiplicano, le escalation, l’idea che si possa addirittura andare ancora oltre l’orrore già vissuto. Tra chi sta sotto le bombe e chi sta con i prezzi in impennata naturalmente c’è differenza. Ma per tutti la vita è a rischio. Non è che uno non vuole distinguere le colpe di questo o di quello, ragionare di imperialismo, per altro brandito da una parte e da una opposta a motivare le proprie ragioni, o di Kings. Ma io sono sempre più convinto che l’unica possibilità sia fermare la guerra, tutte le guerre. Tutte le minacce, le ritorsioni, i proclami di vittoria, i buoni contro i cattivi. Lo dico da 4 anni, che così si va all’Armageddon. Naturalmente non da solo, anzi io seguo. C’è un intero movimento che dice che la sola soluzione è fermare le armi ed affidare alla discussione la soluzione dei problemi. I dominanti non lo fanno. E i dominati rischiano di fare il tifo per chi li manda a morire. Conosco tutte, o almeno molte, delle ricostruzioni di verità che circolano. Posso dire che più le sento più mi viene da dire che l’unica che mi convince è “fermiamoli”?
E mi convince che questo è il momento del risarcimento e del cambiamento. La questione energetica è da questo punto di vista la madre di tutte le altre. L’energia è perno di tutte le articolazioni del potere, dai modelli sociali, economici, produttivi, dei modelli di vita alle strutture finanziarie e monetarie. Il risarcimento dei costi della guerra è indispensabile. Altrettanto lo è togliere l’energia dalle mani dei dominanti. Così come la UE non può andare avanti così, col riarmo, col patto di stabilità e la totale subalternità a mercato e imprese. Il 14 giugno a Bruxelles Stoprearm e No Kings manifesteranno. Speriamo che sia ad armi ferme.

Roberto Musacchio

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