editoriali

Un voto che resta

di Roberto
Musacchio

Due risultati di destra.

Vince un referendum populista di destra.

Si allargano le destre nelle regioni.

E non è un caso che le due cose accadano insieme.

Meno male che c’è chi ha detto No, e non sono pochi.

Il Pd che dopo aver contribuito a far vincere il sì dice che ora aiuterà le ragioni del no è come se il Pci avesse fatto vincere la Monarchia per poi rassicurare i repubblicani.

Dire poi che l’unità delle forze di governo avrebbe fatto vincere quasi tutte le regioni sfida l’aritmetica in Liguria, Veneto e Marche. In attesa di sfidarla anche altrove.

“E ora il Mes” dice Zingaretti. Dopo che il referendum di Di Maio è stato approvato con i voti del Pd ora il Mes di Zingaretti va approvato con i voti di Di Maio. Si chiama alleanza liberal populista.

Intanto le destre stravincono al Nord e Zaia si prepara ad essere l’alternativa (?) a Bonaccini nel prossimo duello che andrà in scena.

Cadono le Marche, “resistono” Toscana e Puglia. Un renziano e un trasversale locale. Bene che non passi la Lega ma…

Il sì va meglio al Sud e nei quartieri popolari? Se la politica è questa non resta che prendersela con i politici perché i padroni sono intoccabili.

La Sinistra? Divisa tra chi si allea e chi no, resta fuori tutta.

Ma domani è un altro giorno…

Siccome Zingaretti se li è dimenticati ricordo io Sanza e Lorenzoni che forse erano gli unici due candidati interessati (per me) del centrosinistra.

Massacrati in Veneto e Liguria dalle destre nelle elezioni che Zingaretti rivendica di aver vinto.

Massacrati anche per la politica liberal populista del duo Zingaretti Di Maio. E non certo “aiutati” dalle continue “intese” tra Bonaccini e i suoi “colleghi” padani.

All’inizio della costruzione della UE dentro il capitalismo finanziario globalizzato si disse autorevolmente che sarebbe stata necessaria una fase neomedievale.

Con il taglio del Parlamento l’assetto neomedievale dell’Italia fa un bel passo in avanti.

Un altro era stato compiuto con il taglio della rappresentanza locale e il cambio presidenzialistico della sua essenza.

Quello fondamentale con la subordinazione della Costituzione a Maastricht con il pareggio di bilancio.

Riassumendo avremo un imperatore a Bruxelles.

Una casta di vassalli blindata a Roma, magari in attesa di un principe reggente formale dopo tanti che già interpretano la parte.

Dei granduchi valvassori nei feudi.

I “partiti” rimasti, Pd, Lega, Fratelli d’Italia sono pezzi di comunicazione (e di lotta) nella struttura feudale.

Il “popolo” per questa costruzione non deve mai più tornare a scoprirsi classe.

Siamo ormai per la sinistra ad un punto di non ritorno.

O trova la capacità di lottare contro l’assetto oligarchico o sparisce. Una capacità, teorica, politica, di insediamento ma anche di ricostruzione di un popolo.

Una capacità anche di convergenza. Il risultato toscano è una sconfitta politica. Ma, a differenza di altre situazioni, se si sommano tutte le forze che stavano nella esperienza della consigliatura precedente e che ora hanno fatto una lista con Giani e tre fuori la percentuale e i voti assoluti sono ben di più di 5 anni fa.

Ma la convergenza richiede un’identità politica che forse solo un partito può dare.

Partiti di governance come sono Pd ma anche Lega e Fratelli d’Italia (assai attaccati al potere) reggono la nuova dimensione feudale.

Un soggetto che la combatte non regge la fluidità. Né può delegare ad un sociale deprivato di identità e coscienza. Sarà brutto dirlo ma oggi “niente partito niente popolo”.

Si apre una fase che tra riforma elettorale e Mes, tra Zingaretti, Di Maio, Conte e Draghi, tra “partiti” e “granduchi” è calda. Dare per morti i Cinquestelle è sbagliato. Puntano a un proporzionale con sbarramento alto e loro ago della bilancia e poi nuovo grande centro.

E c’è una crisi drammatica e una pandemia.

Ma se non si vuole stare a guardare bisogna provare a fare un partito non del 5 ma del 10%.

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Il piano antipandemia e le risposte necessarie
Il programma di Ahlen della CDU (febbraio 1947)

2 Commenti. Nuovo commento

  • giovanni
    23/09/2020 20:05

    Non ci siamo nemmeno con Zingaretti, i 5S sono in pieno marasma. A proposito, non ho mai sentito nessun giornalista chiedere a un loro esponente come hanno fatto a dimezzarsi in un anno, dalle Politiche alle Europee. Facciamola questa forza del 10%, perché la gente si è proprio rotta di uesta presunta sinistra!

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  • Silvano Bartaletti
    24/09/2020 11:34

    Ho letto, ma mi fermo alle prime due righe, che ritengo molto significative.
    Prendo come esempio la Toscana e un suo comune come Roccastrada. Penso che non abbia vinto nessuno, se non una emozione: la paura. Su cui si è spudoratamente “giocato”. Basta osservare la differenza tra Giani e la sua lista. Concordo sul fatto che i numeri ci consegnano una popolazione refrattaria ad informarsi oltre i media di regime e dunque formata da condizionamenti emotivi; questo è e resta il campo su cui lavorare. Leggo dell’assurda Stazzema, ma una ricerca sui fenomeni che l’hanno causata, credo sarebbe necessaria ed istruttiva. Concordo co il resto del messaggio, ma se l’obbiettivo principale resta il 10% dei suffragi e dunque una delega da parte di una popolazione sostanzialmente opportunista e qualunquista (quindi di cdx) eventualmente da amministrare o governare, penso sia meglio andare al mare.

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