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Un ricordo di Paolo Virno

di Marco
Scavino

La mia amicizia con Paolo nacque nel 1974-1975, quando si trasferì più o meno stabilmente a Torino, insieme a Lucio Castellano, per rafforzare la sede torinese di Potere operaio dopo il terremoto politico-organizzativo che si era verificato, l’anno precedente, alla conferenza d’organizzazione di Rosolina, in Veneto. In realtà lo avevo conosciuto già nel ’71, sempre qui a Torino, nel periodo in cui, insieme ad altri compagni romani (e fiorentini), era venuto a preparare il terreno, per così dire, in vista del convegno nazionale che si tenne poi a settembre a Roma. Ma allora si era trattato di una conoscenza un po’ di circostanza, superficiale, in parte complicata, forse, dalle polemiche e dalle tensioni interne al gruppo in quel periodo, anche se indubbiamente mi aveva colpito il fatto che Paolo, malgrado l’età giovanissima, fosse già un quadro politico di un certo livello (se non sbaglio, a Roma venne eletto nell’Esecutivo nazionale).

Nel ’74-’75, invece, ci frequentammo molto di più e ci conoscemmo meglio. Il fatto che Paolo si fosse trasferito a Torino, d’altra parte, non era affatto casuale, ma rispondeva all’intenzione di tenere ancora in vita Potere operaio dopo il disastro di Rosolina, aiutando Marione Dalmaviva, leader storico e indiscusso della nostra sede, nel nuovo ruolo di segretario nazionale e nel tentativo (per la verità alquanto velleitario) di rilanciare il progetto politico-organizzativo del gruppo. E credo che sia stato proprio in quelle circostanze che tra Paolo e Mario si stabilì un’amicizia profonda, destinata a durare nel tempo e a cementarsi poi nel periodo della carcerazione e del processo 7 aprile.

Tra i ricordi di quel periodo, che pure si concluse con il definitivo sbandamento di Potere operaio, dopo la pubblicazione nel ’75 del primo (e unico) numero della rivista «Linea di condotta», alcuni sono di carattere politico e credo dimostrino come la rete militante del gruppo, malgrado tutto, non mancasse di una certa capacità di iniziativa nel muoversi all’interno delle lotte. È il caso, ad esempio, dell’enorme sforzo organizzativo fatto alla fine di febbraio del 1974, in un momento di fortissima tensione alla Fiat, con la pubblicazione di un foglio intitolato «Fuori dalle linee», del quale uscirono quattro numeri quotidiani, che veniva stampato a Firenze e doveva arrivare nelle prime ore del mattino successivo a Torino per la diffusione alle porte delle fabbriche. (In questi giorni ho visto una bella foto di Paolo scattata a Mirafiori, mentre distribuiva proprio «Fuori dalle linee»). E un altro esempio fu la partecipazione alla campagna per l’autoriduzione delle bollette dell’elettricità, sempre nel ’74, che a Torino fu un’esperienza davvero di massa, che coinvolse attivamente tutto il nostro gruppo, soprattutto nell’intervento di fabbrica e nel coordinamento dei vari collettivi che si muovevano al di fuori della gestione sindacale.

Per me il ricordo di Paolo è strettamente legato a quel contesto e a quelle iniziative. Ed è al tempo stesso il ricordo di una persona simpaticissima, spiritosa, ironica e autoironica: un compagno serissimo, ma capace di non prendersi (e prenderci) mai troppo sul serio. Credo fosse opera proprio sua, in combutta con Mario (entrambi lettori appassionati dei fumetti di Alan Ford), il paragone scherzoso tra il nostro malandato collettivo torinese di lavoro politico e il Gruppo TNT: Marione era il conte Oliver, gran truffatore dai modi signorili, mentre a Paolo spettava il ruolo di Alan Ford, bello e ingenuo (io, invece, per evidenti ragioni fisiche ero Bob Rock…).

Negli anni seguenti, dopo il definitivo sbandamento di PO, i nostri rapporti si interruppero, ma ripresero in qualche modo (passando sempre per Mario) poco dopo le nostre varie vicende giudiziarie e carcerarie. L’ultima volta che ci incontrammo fu nel 2016, alla commemorazione proprio di Marione, poco dopo la sua morte. In quell’occasione credo di avergli confessato, scherzosamente, che delle sue elaborazioni filosofiche, benché mi sia sforzato a volte di leggerne alcune, io non ho mai capito niente, ma proprio niente! Non ricordo che cosa mi avesse risposto, ma non ho dubbi che lo abbia fatto con la sua consueta leggerezza e ironia.

Dopo di allora, ci siamo sentiti solo qualche volta via email, ma avevo comunque sue notizie, ogni tanto, da Teresa, la moglie di Mario. E l’ultima notizia, la sua morte, mi ha lasciato un vuoto enorme. Ciao Paolo, sei stato una gran bella persona.

 

Marco Scavino,* novembre 2025

 

*Marco Scavino è ricercatore in Storia Contemporanea al Dipartimento di studi storici dell’Università di Torino

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Nato a Napoli nel 1952, ma cresciuto anche a Genova e Roma, tra il 1970 e il 1972 Paolo Virno lavorò a Milano come insegnante all’Alfa Romeo di Arese e all’Innocenti, militando in Potere Operaio anche a Roma e a Torino.

Nel 1977, fondò assieme a Oreste Scalzone e a Franco Piperno la rivista Metropoli. Nel giugno del 1979, vfu arrestato nell’ambito dell’ inchiesta giudiziaria nota come Processo 7 aprile. Dopo tre anni di carcere e uno di arresti domiciliari venne assolto definitivamente nel 1988.

Dal novembre 1990 al giugno 1990 partecipò alla rivista Luogo Comune, mentre tra il  1988 e il 1991 fu redattore delle pagine culturali de «il manifesto».

Nel 1993 iniziò a insegnare filosofia nell’Università di Urbino. Nel 1996 fu professore invitato all’Università di Montréal e al suo ritorno in Italia occupò la cattedra di filosofia del linguaggio, semiotica ed etica della comunicazione nell’Università della Calabria da dove si trasferirà all’Università Roma Tre.

E’ autore di

Negli anni del nostro scontento. Diario della controrivoluzione – DeriveApprodi, 2022
Dell’impotenza. La vita nell’epoca della sua paralisi frenetica – Bollati Boringhieri, 2021
Avere. Sulla natura dell’animale loquace – Bollati Boringhieri, 2020
L’ idea di mondo. Intelletto pubblico e uso della vita – Quodlibet, 2015
Saggio sulla negazione. Per una antropologia linguistica – Bollati Boringhieri, 2013
E così via, all’infinito. Logica e antropologia – Bollati Boringhieri, 2010
Convenzione e materialismo. L’unicità senza aura – DeriveApprodi, 2010
Motto di spirito e azione innovativa. Per una logica del cambiamento – Bollati Boringhieri, 2005
Scienze sociali e «natura umana». Facoltà di linguaggio, invariante biologico, rapporti di produzione – Rubbettino, 2003
Quando il verbo si fa carne. Linguaggio e natura umana – Bollati Boringhieri, 2003
Esercizi di esodo. Linguaggio e azione politica – Ombre Corte, 2002
Grammatica della moltitudine. Per un’analisi delle forme di vita contemporanee – DeriveApprodi, 2002
Il ricordo del presente – Bollati Boringhieri, 1999
Parole con parole. Poteri e limiti del linguaggio – Donzelli, 1995
Mondanità  – manifestolibri, 1994

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