Un piano per il lavoro pubblico che serve al pubblico

di Roberto
Musacchio

Dopo tante chiacchiere sul fatto che dopo il covid niente deve essere come prima purtroppo la possibilità che si finisca ancora peggio si fa ogni giorno più concreta.

Una cosa molto concreta e nuova che serve fare e che noi proponiamo è un grande piano di assunzioni nel  lavoro pubblico per il pubblico invertendo una lunga deriva disastrosa.

Era addirittura il 1979 quando, con i decreti Stammati (dal nome del ministro che ne aveva la paternità) che è cominciata l’opera di demolizione del lavoro pubblico in Italia.

41 anni dopo la lotta col covid è “affidata” ai sopravvissuti a questa furia ideologica privatistica.

Abbiamo in Italia un personale sanitario e scolastico pubblico che è insufficiente, vecchio e mal pagato.

Così come l’insieme del lavoro pubblico.

La percentuale di lavoratrici e lavoratori pubblici in Italia si ferma al 14% del totale degli occupati. Due punti sotto la media UE. La metà di quel 29% a cui stanno la Svezia e altri Paesi nordici che furono l’avaguardia del modello sociale europeo fondato su pubblico, welfare e lavoro.

Questi Paesi per altro hanno un tasso di occupazione che sta sopra l’80%. La UE viaggia sul 65%. L’Italia sta al 56%.

In Italia l’età media di chi sta nel pubblico supera i 51 anni. Nella scuola e nella sanità si sta sopra i 52. La media è di diversi anni, 5/6, superiore a quella UE. I giovani fino a 30 anni stanno a percentuali di poco sopra l’1%. L’attacco al pubblico e la lode del privato fatti in nome del togliere “privilegi” ai “vecchi” per liberare risorse per i giovani ha prodotto l’esatto contrario. I giovani sono stati esclusi dal lavoro pubblico e cioè da una forma fondamentale di occupazione propria del modello sociale europeo.

D’altro canto i “vecchi” sono sempre più malpagati rispetto alle medie di Paesi analoghi al nostro. E costretti a lavorare oltre i limiti da assurde deforme pensionistiche.

Per altro settori come la sanità sono stati distorti dalle privatizzazioni con eccessi di medici specialistici e carenze gravi di generici e infermieri.

La spesa per sanità e scuola è stata tagliata, è inadeguata, compromessa dai favori ai privati.

Paghiamo caro lo sciagurato ideologismo di privato, azienda e mercato dell’ultimo trentennio europeo, in particolare di quello italiano.

Un Paese a basso tasso di occupazione, tagliando il pubblico e concentrando tutto sul privato, è finito in coda alle medie europee come ricordavo.

 E subisce ancora più duramente di altri le crisi dell’economia mercantilistica privata sprofondata già due volte in 10 anni prima sotto i colpi della finanza ed ora del covid.

Eppure si persevera nella follia ideologica. Gran parte dei soldi già spessi, e sono tanti, sono andati a sostenere interessi privati. E ciò che dovrebbe arrivare sembrerebbe già destinato ai soliti noti. Con la ciliegina del Mes con cui ci indebiteremmo per dare soldi ai cacicchi regionali della sanità privata dopo decenni di tagli di quella pubblica.

È ora di cambiare strada.

È ora di un grande piano di assunzioni pubbliche in sanità,  scuola, servizi urbani. Vanno recuperati i ritardi quantitativi e qualitativi sulle medie europee. Più gente al lavoro pubblico. Tantissimi giovani. Organici adeguati a ciò che serve per contrastare il covid.

Stiamo parlando di centinaia di migliaia di postazioni di lavoro pubblico e per il pubblico. Serve che ciò divenga una vera piattaforma rivendicativa agita subito e su cui ingaggiare confronto e conflitto col governo. Una piattaforma contrapposta a quella dei padroni di Confindustria. Una piattaforma perché tutto non sia come prima, peggio di prima. Perché cambiare si può.

 

 

 

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