evidenza

Un Paese da ripensare e rifondare

di Natale
Cuccurese

La pandemia da Covid-19 poteva essere l’occasione per ripensare le relazioni fra le varie aree del Paese, visto che anche a livello europeo si è ben compreso che l’Italia per crescere ha bisogno di far funzionare in sinergia tutti i territori. Il Mezzogiorno, grazie alla bassa penetrazione dell’epidemia, poteva diventare il volano del rilancio per tutta l’Italia, ma purtroppo questo non è avvenuto per sola volontà politica. Così mentre il Nord pur con un’emergenza sanitaria gestita in modo non ottimale, come dimostrato da quanto è accaduto soprattutto in Lombardia, non si è mai fermato, il Sud, pur gestendo bene l’emergenza sanitaria, ha subito una chiusura totale, e una ripartenza ritardata, poco giustificata data la limitata diffusione del virus, fermando tutte le sue attività e subendo per questo un danno economico gravissimo calcolato in circa 100 Miliardi di euro, come confermato in questi giorni dal Centro Studi della Fipe-Confcommercio.

D’altra parte la consapevolezza di avere una carenza di strutture ospedaliere e relativi presidi, causata da una pluriennale sottrazione di risorse per ben 840 miliardi di euro a favore delle Regioni del Nord , come testimoniato dal rapporto Eurispes del gennaio 2020, ha costretto i presidenti delle Regioni del Sud ad usare metodi estremi, preoccupandosi sopra ogni altra cosa di salvaguardare la vita dei loro concittadini, anche per il timore dei possibili contagi per effetto della grande “fuga”dal Nord dell’8 marzo scorso di cui parleremo in seguito.

In conseguenza di questi avvenimenti l’ultimo rapporto Svimez, diffuso a fine luglio, ci informa che lo shock da Covid-19 ha colpito un Mezzogiorno già in recessione e che non aveva ancora recuperato i livelli pre-crisi 2008 di prodotto e occupazione. La previsione per il 2020 non è rosea, con una caduta della produzione più forte che al Nord e la perdita di ben 380mila occupati, mentre per il 2021 si prospetta una ripresa più lenta con solo un modesto recupero occupazionale rispetto al Nord.
È chiaro che la drammatica mancanza di lavoro crea preoccupazioni anche in relazione all’accendersi in autunno di possibili focolai di tensioni sociali, visto che dopo l’emergenza oltre il 60 per cento delle famiglie non riesce ad arrivare alla fine del mese. A questo si aggiunga che i cittadini residenti nel Mezzogiorno, a differenza di quanto si crede, pagano più tasse rispetto ai loro connazionali del Centro-Nord perché lo Stato, investendovi meno soldi, costringe gli enti locali ad aumentare la pressione fiscale per garantire i servizi, così come risulta dal dossier di Eurispes, diffuso pochi giorni fa, sulla condizione del Meridione e sulle politiche economiche adottate negli ultimi anni dallo Stato.

In questo quadro a dir poco sconfortante da pochi giorni sappiamo, grazie alla parziale desecretazione degli atti relativi alle decisioni del governo in merito all’emergenza, che il lockdown al Sud fu solo una decisione politica, presa il 7 marzo scorso, per la quale il governo sottopose i cittadini di circa 80 province, soprattutto del Centro e del Sud, a misure che il Comitato Tecnico Scientifico considerava necessarie solo in “Lombardia e nelle province di Parma, Piacenza, Reggio Emilia, Rimini e Modena, Pesaro Urbino, Venezia, Padova, Treviso, Alessandria e Asti”. 

Va ricordato che il 7 marzo una fuga di notizie, ha fatto finire sui principali giornali online – in Italia e nel mondo – la bozza del decreto del governo con le nuove misure per combattere il coronavirus. Secondo il quotidiano online della Cnn, quel documento gli è stato fornito dall’ufficio stampa della Regione Lombardia, la versione in pdf del decreto ha cominciato a girare su chat di whatsapp e sui social network, diventando praticamente virale. C’era dunque la volontà di diffonderlo il più possibile prima che diventasse ufficiale. L’improvvida anticipazione del decreto, prima che il decreto fosse efficace, ha prodotto un’oggettiva spinta all’esodo, dalle zone rosse, verso Sud con macchine, treni, autobus e aerei con il rischio concreto di diffondere il virus in ogni dove. Un fatto, questo della fuga di notizie, che come vedremo si rivelerà nelle fasi successive molto utile per mantenere intatta la capacità negoziale delle Regioni “frugali” del Nord.
E così mentre al nord si procedeva ad un lockdown tardivo per i residenti, soprattutto ad Alzano e Nembro con conseguente strage di cittadini, e light per le imprese, come da desiderata di Confindustria, al Sud si sprangava tutto senza nessun ritegno.

In piena pandemia c’è chi attaccava il governo definendolo sottomesso al Comitato tecnico scientifico tale da ridurre la politica al ruolo di notaio, ma ora sappiamo che era l’esatto contrario.

A questo punto diviene chiaro quello che da tempo si vociferava : durante il lockdown decine di milioni di italiani hanno patito costi morali e materiali non necessari, colpevolizzati ed inseguiti in modo a dir poco ridicolo da droni ed elicotteri, ma soprattutto con la limitazione immotivata di numerosi e delicatissimi diritti costituzionali. Il tutto ben si adegua alla narrazione nazionale, o meglio al racconto discriminatorio in voga da 160 anni, che fa di tutto pur di impedire che il Sud possa organizzare la propria produzione in modo indipendente. Intollerabile il rischio che alcune aziende del Sud potessero sostituirsi in alcune produzioni ad aziende del Nord, iniziando così (finalmente) ad invertire lo status quo che vede dall’Unità il Sud nella sola veste di Colonia interna estrattiva, usa solo al consumo di prodotti del Nord. In questo quadro il governo inoltre aveva da parte dell’opposizione guidata dalla Lega, già i fucili puntati contro una chiusura solo parziale venduta come “anti-lombarda”.

È su questo fronte che il governo ha dimostrato di essere prono agli interessi dei confindustriali del Nord, dopo che di questa sudditanza già c’erano state parecchie evidenze durante e dopo il lockdown. La mancata chiusura delle attività non essenziali, quel comma che derogava sulle chiusure a discrezione e autocertificazione padronale, è un’altra responsabilità storica del governo e degli avidi arpagoni confindustriali del nord.

Risibile la tesi di chi ora dice che è stato comunque giusto chiudere tutto per sicurezza, al fine di evitare l’estendersi incontrollato della pandemia, quando per il CTS sarebbe bastato chiudere per tempo le aree maggiormente colpite. Comunque non essendoci la controprova, dobbiamo limitarci ai soli dati certi ed infatti sappiamo con precisione, grazie al rapporto Svimez, che la decisione politica del governo ha avuto la conseguenza di aver messo in ginocchio, anche per i prossimi anni, il Mezzogiorno.

La domanda è: se il CTS avesse detto, in condizioni diverse, di chiudere solo le Regioni del Sud il governo avrebbe chiuso anche le Regioni del Nord? Ognuno può dare la risposta che vuole, ma risulta evidente che mai lo avrebbe fatto…

Ma il governo a quali interessi ha risposto non chiudendo il Nord in modo selettivo? Perché se non ci facciamo questa domanda non capiamo l’essenza stessa di questo governo. Un governo cioè che si muove in modo totalmente sincrono con quelli che l’han preceduto nei decenni, dimostrando nei fatti che non c’è nessun cambiamento: gli interessi della “locomotiva del Nord”, cioè di Confindustria, vengono prima di ogni altra considerazione e per interesse nazionale si può oggi, dopo la desecretazione degli atti, con sicurezza affermare che si intende solo quello delle Regioni del Nord autoproclamatesi “virtuose”, quelle che han richiesto l’autonomia differenziata, il resto del Paese è solo un’appendice al servizio di questi esclusivi interessi.

Di fronte a questa evidenza risulta ancora più arrogante e irrispettoso l’atteggiamento borioso del #ricominciodalNord dei Sala, Gori, Bonaccini e codazzo al seguito, come se non fosse bastato il trentennio leghista.
Se si vuole arrivare alla balcanizzazione del Paese sicuramente la strada imboccata è quella giusta, visto poi che le “Regioni Secessioniste del Nord” non recedono dai loro propositi egoistici di “autonomia differenziata”, malgrado che proprio la regionalizzazione in campo sanitario ha posto in evidenza che lo spezzettamento regionale non ha funzionato in questa emergenza. Inoltre la responsabilità di aver riaperto anzitempo le “frontiere” delle regioni del Nord, quelle con il maggior numero di contagiati, ricade interamente sul governo, “Regioni secessioniste del Nord” e Confindustria, a maggior ragione ora che i contagi sono in costante ripresa a livello nazionale.

A questo punto chi risarcirà i cittadini e le aziende del Sud per il danno subito dalla chiusura immotivata, a detta del CTS?
Visto che il governo ha la fortuna della pioggia di miliardi di euro in arrivo dall’Ue tramite il Recovery Fund, soldi che in larga parte dovranno essere investiti nel Mezzogiorno, come indicato dalla Ue, per iniziare a colmare il divario fra le due aree del Paese e per permettere al Paese di crescere in modo maggiormente armonico ed incisivo, riuscirà il governo a difendere dalle mire predatorie dei “governatori secessionisti del Nord” questa ripartizione o dovremo assistere all’ennesimo scippo ai danni del Sud? E i cittadini del Sud quanto ancora continueranno a pazientare e sopportare di fronte a questi miserabili e continui furti di risorse?

Il ministro Provenzano ha inserito nel DL Agosto l’abbattimento del 30% dei contributi previdenziali per le imprese del Sud, una manovra necessaria ma difensiva, che non è detto che generi nuova occupazione. Per creare nuovi posti di lavoro servono urgentemente massicci investimenti pubblici. Il governo ha l’obbligo di privilegiare il Sud, come detto è nelle “ragioni” del Recovery fund ridurre le disuguaglianze territoriali ed è il motivo per cui l’Europa ha messo in campo questo strumento. In settori fondamentali a partire da istruzione e sanità, i residenti del Sud soffrono di diritti di cittadinanza ridotti in spregio al dettato costituzionale. Non è più possibile pensare di proseguire con i vecchi schemi, soprattutto ora che il modo, questo sì realmente virtuoso, con cui il Mezzogiorno ha saputo affrontare la pandemia e contenerla ha del tutto risvegliato l’orgoglio d’appartenenza di larga parte dei cittadini meridionali che mostrano sempre maggiori segnali d’insofferenza verso soprusi e scippi.


Risulta sempre più evidente che questo è un Paese da ripensare e rifondare, facciamolo presto, e con giustizia, prima che sia troppo tardi.

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