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Un Laboratorio per la riconversione territoriale nella Valle del Sacco

di Roberto
Rosso

Entriamo più nel merito della situazione locale della Valle del Sacco, della possibilità e necessità di un progetto di trasformazione-sviluppo, introdotto nel dibattito della rivista e non solo con l’articolo Un progetto locale, se non ora quando? Pubblicato nel numero scorso della rivista1 scrivevamo.

Abbiamo preso a prestito alcune affermazioni del testo di Magnaghi per motivare la necessità di costruire un laboratorio per la riconversione economica, sociale, culturale e democratica del territorio della Valle del Sacco; obiettivo legittimo per ogni territorio che si presenti con caratteristiche tali poter individuare una sua specifica realtà nel complesso della formazione sociale del nostro pase, laddove le delimitazioni sono sempre un qualcosa di relativo. In realtà il nostro paese nel suo sviluppo storico, sociale, culturale ed economico ha espresso fortemente le sue caratterizzazioni territoriali dagli aspetti più locali a quelli regionali e sovraregionali. Entro il processo di ristrutturazione/riconversione dell’economia italina, delle sue fieliere produttive a partire dalla metà degli anni ’70, è emersa la specializzazione produttiva di molti territori dando origne a quella che è stata chiamata economia dei distretti produttivi, a sua volta poi coinvolta nei successivi processi trasformativi, soprattutto a partire dagli anni ’90.

Progettare la riconversione implica un gigantesco e lungo lavoro di mappatura che si realizza con un processo di ricerca-azione dove le diverse realtà di questa mappa partecipano alla sua realizzazione, evidenziando tutti i caratteri della propria esistenza, trovando in questa attività occasione per prendere coscienza della propria realtà, delle proprie relazioni, dei propri bisogni dei propri pretesi caratteri identitari. Non si tratta di scattare una fotografia, ma di dare voce alla dinamica delle attività, delle relazioni, delle collocazioni e delle trasformazioni, appoggiandosi a tutte le mappature, le basi dati esistenti.

Nell’articolo è stata messa a confronto la pretesa di elaborare e costruire un progetto alternativo di sviluppo locale a fronte di dinamiche globali caratterizzate da forme sempre più forti di competizione e conflitti espliciti, in un contesto di trasformazioni economiche e sociali trainate dall’innovazione tecnologico-digitale; trasformazioni radicali non governate da forme di coordinamento globale, da integrazione delle filiere tecnologico-produttive e delle catene di approvvigionamento. Viene dunque a mancare al ‘progetto locale’ un contesto di rifermento stabile a cui agganciare il proprio processo costitutivo. In realtà proprio la mancanza di questo riferimento stabile rende necessaria la rivisitazione quanto più approfondita , partecipata e continuativa dei caratteri, delle risorse del territorio -certo nel contesto più generale nazionale, regionale e globale- per fondare un progetto di trasformazione e sviluppo.

Nel 2019 l’associazione RETUVASA (Rete per la Tutela della Valle del Sacco) assieme ad altre associazioni lanciò la proposta di aprire una vertenza territoriale ‘Vertenza per la Valle del Sacco’((https://retuvasa.org/frosinone-13-aprile-2019-manifestazione-unitaria-valle-del-sacco/ )), nella quale  si voleva  collegare l’accordo di programma sul Sito di Interesse Nazionale ‘Sin del Bacino del fiume Sacco’ ad un progetto di sviluppo del territorio, alla progettazione condivisa di trasformazione economico-sociale del territorio, uscendo da una semplice pratica di denuncia delle condizioni di vita indotte dai processi di contaminazione delle matrici ambientali e di insediamento di impianto nocivi (nell’articolo c’è il link alla piattaforma) . Gli anni seguenti, segnati a partire dal 2020 dalla pandemia detta del Covid (da Sars-Cov-2) non hanno visto il proseguimento e consolidamento di questo percorso, benché di volta sia emersa la necessità di riconnettere i diversi pezzi di società che vivevano la trasformazione della propria specifica condizione -spesso sperimentandone il peggioramento.  rispecchiando in maniera aggravata quanto stava accadendo a livello nazionale. Sul piano politico amministrativo un momento importante è stata la costituzione del  Coordinamento dei sindaci della Valle del Sacco2, vedi Le proposte dei Sindaci della Valle del Sacco su: sostenibilità ambientale, offerta sanitaria, mobilità, occupazione, cultura e turismo3. Il coordinamento era presieduto dall’allora sindaco di Anagni Bassetta, il crollo della sua amministrazione segnò la fine di quell’esperimento. Punto di riferimento di quell’organismo oltre ad Anagni erano le amministrazioni di Colleferro e Ceprano. L’organismo si riuniva mensilmente, si presero contatti con l’amministrazione regionale per arrivare ad una forma di riconoscimento di formalizzazione di quel tipo di associazione volontaria, ma da parte della amministrazione regionale ( allora di centro-sinistra) non ci fu risposta, dimostrando peraltro una incomprensione totale del valore, delle potenzialità che essa rappresentava per un territorio che doveva uscire da un fenomeno diffuso e profondo di inquinamento, da un processo di deindustrializzazione e da una crescita al suo interno delle diseguaglianze.

Non v’è il minimo dubbio che le iniziative e le mobilitazioni della rete delle associazioni abbiano influenzato la decisione di molte amministrazioni di mettersi a loro volta in rete per coordinarsi e darsi un progetto comune; ciò è avvenuto  sulla base di un tessuto di relazioni che negli anni si era costituito soprattutto attraverso la partecipazione alle lotte ambientali, con un confronto costantemente ricercato da parte delle associazioni motore delle mobilitazioni, della presa di coscienza delle reali condizioni di vita e della condivisione delle conoscenze necessarie a ricostruirne le cause originali. Un momento significativo è stato il confronto entro la Conferenza dei Servizi, durata oltre un anno, a conclusione della quale fu definita l’attuale perimetrazione del sito di Interesse Nazionale, a cui è seguito nel 2019 l’accordo di programma con lo stanziamento di 53 milioni di euro per le attività di caratterizzazione e bonifica delle aree inquinate, attività sulle quali si apre la questione delle effettive modalità di attuazione. Per molte amministrazioni coinvolte in quella procedura il patrimonio di conoscenze messe a disposizione dall’associazione locale  Rete per la Tutela della Valle del Sacco (RETUVASA) -a cui appartiene l’autore di questo articolo- furono fondamentali, mancando esse di adeguate competenze interne e comunque di un percorso di apprendimento che le mettesse in grado di interloquire con chi gestiva il procedimento e di valutare le informazioni che venivano messe a disposizione.

Quella Conferenza dei Servizi, come il percorso del Coordinamento di Sindaci, la possibile apertura di una vertenza territoriale sono la dimostrazione della necessità di curare un processo di acquisizione e condivisione di conoscenze, che avvenga in maniera strutturata, in maniera trasversale nella composizione sociale del territorio dalle forme associazione, di cittadinanza attiva più elementari a quelle più strutturate, alle amministrazioni, alle reti professionali, imprenditoriali e sindacali. Produzione e condizione di conoscenza che non può che avvenire evidenziando contraddizioni, interessi nell’immediato contrastanti alimentando assieme forme di cooperazione e conflitto.

Allo stato attuale delle cose se prendiamo la Valle del Sacco come territorio da analizzare a cavallo tra la Città metropolitana (ex-provincia) di Roma e la provincia di Frosinone, la situazione appare priva di quelle forme di coordinamento e integrazione che negli anni scorsi si è tentato di attuare.

I dati statistici della provincia di Frosinone nel suo complesso la collocano nel gruppo di coda delle provincie italiane. Nel 2024 il reddito pro-capite era di 19.72 euro, dietro solo a Crotone, Enna, Caserta, Agrigento e Foggia. Per il reddito delle famiglie (non pro-capite) è 58sima. Come valore aggiunto pro-capite (dati del 2020), Frosinone è 74ª su 107 con 19.368 euro pro capite (77,3% della media italiana di 25.058 euro). La provincia registra un sensibile calo demografico, perdendo oltre 2.400 abitanti nel 2025, risultando una delle più colpite nel Lazio. Nella classifica della qualità della vita 2023 del Sole 24 Ore, la provincia si colloca all’85° posto4

La provincia di Frosinone presenta poi il problema di confinare con aree della Zona economica speciale unica del Mezzogiorno. A questo proposito la Regione Lazio stanzia 6 milioni di euro nel triennio 2026-2028 a sostegno dei piccoli Comuni delle province di Frosinone e Latina prossimi ai territori inclusi nella Zona economica speciale unica del Mezzogiorno. La misura è finalizzata a compensare gli effetti economici e sociali derivanti dalla mancata inclusione di questi territori nel perimetro delle agevolazioni previste dalla ZES.

La delibera attua quanto previsto dalla legge regionale di stabilità 2026 e introduce un intervento perequativo rivolto ai Comuni con meno di 15.000 abitanti, situati entro una distanza massima di 25 chilometri dai territori delle regioni Abruzzo, Molise e Campania inclusi nella ZES unica. La selezione dei beneficiari avverrà sulla base di criteri oggettivi e verificabili, utilizzando dati ufficiali ISTAT e metodologie tecniche riconosciute per il calcolo della prossimità territoriale5. Come si comprende siamo ai palliativi.

La situazione di Colleferro è a sé stante, per diversi aspetti ha subito una profonda trasformazione grazie all’amministrazione delle ultime due consigliature, l’ultima si va concludendo andando ad elezioni il 24 maggio, come molti altri comuni italiani. È stata una sorta di rivoluzione rispetto alle precedenti amministrazioni di centro-destra, nella gestione dei servizi e delle infrastrutture messe a disposizione dei cittadini, nonostante siano venuti meno i contributi che in precedenza erano dati dal ristoro finanziario accreditato al comune per la presenza di una discarica e due inceneritori, impianti che sono sati chiusi grazie innanzitutto alla mobilitazione popolare che ha avuto il sostegno e la partecipazione dell’amministrazione. La città ha subito un processo di deindustrializzazione che ha lasciato una fabbrica di ordigni bellici, oggi KNDS, la Società Avio che si è specializzata nei vettori per la collocazione di satelliti in orbita bassa e che a sua volta si sta aprendo alla realizzazione di propulsore per il settore militare. Resta aperta la questione fondamentale dell’utilizzo della vasta area industriale dismessa, che vale circa una metà del territorio comunale, gestita dalla società SECOSVIM che a sua volta fa capo alla società AVIO, che ha bloccato ogni progetto di utilizzo e accordo in merito con l’amministrazione, in attesa non si sa di quali sviluppi, probabilmente legati all’espansione del settore bellico oltre che alla valorizzazione di future iniziative immobiliari; cosa che ha bloccato il progetto di utilizzo e valorizzazione inserito nel piano urbanistico dell’amministrazione. Nel frattempo l’amministrazione cerca di aprire il territorio ai processi di innovazione tecnologica, con bandi per la collocazione di attività industriali innovative -nel territorio residuo disponibile- con la creazione del cosiddetto Innovation Center6 in sinergia -come è stato detto- tra l’amministrazione, l’università la Sapienza, l’ESA e le scuole del territorio. Un progetto che deve fare i conti con il fatto che allo stato attuale la presenza di uno stabilimento come quello di Avio, occupazione diretta a parte, non sembra aver prodotto lo sviluppo di un indotto, come era invece per le passate attività industriali. La filiera dell’areo spazio in particolare stabilisce le sue relazioni al di fuori del territorio. La creazione dell’Innovation Center sembra avere la pretesa di costruire quell’indotto, una rete di imprese ad alta tecnologia, testimoniata dalla presenza dell’ESA. Sino ad ora le aree a ridosso della discarica ora chiusa sono state utilizzate dalle imprese della logistica con l’insediamento di Amazon, Leroy Merlin ed altre società, lo stesso sta avvenedo nel territorio dei comuni di Angni e Ferentino. Si riproduce un fenomeno che ha caratterizzato l’area metropolitana di Milano, dove la logistica si è insediata a cerchi concentrici, coinvogendo la provincia di Novara in piemonte e di Piacenza in Emilia.

Il dato essenziale è che la città di Colleferro allo stato delle cose non ha alcuna relazione o quasi con il territorio della valle del Sacco a cui appartiene geograficamente, ambientalmente  aprendo  una competizione ad esempio per la realizzazione di un nuovo ospedale, una sorta di policlinico della Valle del Sacco, nei confronti di altri comuni, come se fosse un problema municipale e non di tutto un territorio che vede l’ospedale più vicino a Frosinone,. L’ospedale di Colleferro appartiene ad una Asl della città metropolitana deve competere per servizi e reparti al suo interno con Tivoli, ma è il suo bacino di riferimento comprende la ciociaria settentrionale.

È del tutto evidente come la questione sanitaria, il degrado del Servizio Sanitario Nazionale sia una questione regionale, oltre che nazionale -i cui problemi sono connessi all’indebitamento della struttura regionale- debba diventare oggetto di una mobilitazione capillare, continuativa e partecipata, ben oltre i progetti della singola amministrazione, come è stato per le lotte contro l’inquinamento ambientale che peraltro hanno sempre messo al centro la questione della difesa della salute in generale, a fronte della necessità di intervenire sulle patologie derivanti dall’inquinamento.

L’obiettivo che l’amministrazione di Colleferro si sta dando -in chiusura della consigliatura, avendo sviluppato nei dieci anni precedenti l’insieme dei servizi e degli spazi di aggregazione che dall’amministrazione dipendono-  di favorire l’insediamento di attività di ricerca, servizi e produzione ad alto contenuto tecnologico, non può avere garanzie di successo in un singolo comune, che subisce peraltro la concorrenza della metropoli romana, se non viene inserito entro quella nozione di sviluppo territoriale che con il contributo del testo di Alberto Magnaghi e della Società dei Territorialisti abbiamo cominciato a sviluppare nel precedente articolo  Un progetto locale, se non ora quando?

Del resto nei dieci anni precedenti è stata valorizzata la presenza di Colleferro nella rete delle città europee delle Spazio, sedi di attività produttive legate allo spazio, sino ad essere in un anno Città europea dello spazio. Attività meritevole del tutto ignorata dalle precedenti amministrazioni che tuttavia non ha posto il problema della partecipazione dell’intero territorio cui il comune appartiene alla sviluppo di attività ad alto contenuto tecnologico, soprattutto legato a quello sviluppo organico del territorio che tenga conto di tutte le sue caratteristiche ambientali, culturali e sociali.

Lo sviluppo integrato di un territorio per sua natura deve tenere conto, oltre a tutte le caratteristiche che ha ereditato dalla sua storia oltre che dal contesto in cui si trova collocato, della sua composizione  demografica assieme ai diversi profili socio-economici che caratterizzano la sua popolazione, è una di queste, nella quale si lega l’invecchiamento della popolazione, talvolta il calo demografico, con tutte problematiche che ne derivano, alla difficoltà delle nuove generazioni di trovare le condizioni per costruire il proprio futuro a partire da una condizioni lavorativi che ne valorizzi le competenze. Il contesto nazionale lo consociamo con la riduzione dei salari reali negli ultimi anni e la crescita delle diseguaglianze. Se andiamo anche ad analizzare la distribuzione dei ruoli di direzione nelle aziende in base all’età ci rendiamo conto di un modello di sviluppo distorto che non produce un rinnovamento, questo dato particolare si inerisce nel quadro generale di mancato sviluppo dell’economia e di trasformazione della società italiana nel suo complesso.

Il Forum diseguaglianze e diversità ha prodotto il progetto Ci siamo! Potere e libertà per le nuove generazioni7 esso è nato da un confronto di nove mesi tra giovani di molte associazioni, ha trasformato queste consapevolezze in nove proposte concrete relative a tutte le dimensioni della vita, dall’istruzione alla casa, dal lavoro agli spazi pubblici. Con una strategia comune: Rimuovere gli ostacoli che impediscono alle nuove generazioni di realizzare i personali percorsi di vita e di esprimere il proprio potenziale collettivo di trasformazione culturale, sociale ed economica del paese.

Si dice. Non è un appello, né un programma: è un insieme di proposte da cui partire per attivare e dare potere. Perché senza potere e libertà per le nuove generazioni, l’intera democrazia non si rigenera. Non è una questione particolare, ma una questione che interessa tutte le persone di ogni generazione.

Le proposte nascono per essere messe alla prova: fino alla fine del 2026, le organizzazioni sottoscrittrici organizzeranno momenti di confronto sui territori. L’obiettivo è raggiungere i giovani e le giovani, anche lontani e lontane dalla partecipazione, offrendo ispirazioni, ragioni, proposte concrete con cui convincersi che ciò a cui aspirano può succedere davvero grazie ad una azione collettiva.

È evidente l’utilità di portare il confronto proposto da questo progetto nel nostro come in altri territori, come il progetto si propone di fare. Nell’allegato Un ecosistema organizzativo per la  trasformazione sociale  si legge.

Ci piaccia o no, l’espressione “ecosistema organizzativo”, ancora di recente usata da Rodrigo Nunes nel suo Né verticale, né orizzontale (Alegre, 2025), da cui abbiamo preso a prestito diverse idee, è utile. Serve a uscire in un colpo solo dal riduzionismo contrapposto di chi argomenta la fine dei partiti, di chi disconosce un ruolo “politico” al civismo attivo o al sindacato, di chi fa ironia sulla caducità del movimentismo. Si tratta, in realtà, di forme diverse di organizzazione, la cui convivenza, interazione e competizione è necessaria per orientare la capacità di azione collettiva in un modo che produca trasformazioni sociali. Perché ciò avvenga è necessario ricercare, di volta in volta, a misura dei contesti, una convivenza di due approcci, entrambi necessari, ma entrambi proni a degenerare: il verticalismo, centrato su leadership, unità, potere, egemonia; l’orizzontalismo centrato su autonomia, pluralità, partecipazione, organizzazione dal basso. Oggi, nei movimenti domina la paura che ogni cessione di potere in senso verticale possa portare al dominio di interessi personali, mentre nelle organizzazioni della cittadinanza e del lavoro e soprattutto nei partiti domina la paura che aprire davvero, mettere a repentaglio i vertici, significhi perdere identità, capacità di incidere e posizione acquisita. Semplificando ma non troppo, potremmo dire che in entrambi i contesti siamo in presenza di un vero e proprio “trauma dell’organizzazione”.

Da queste considerazioni emerge il problema che un Laboratorio per la riconversione economica e sociale del territorio, che sia di pace, per la giustizia sociale e ambientale ed in questo senso si inserisca in modo critico nel processo dominante di innovazione tecnologico-digitale che opera a tutti i livelli delle nostre società, richiede di dare inizio ad un processo organizzativo, che sta muovendo solo i primi passi, in grado di definire i primi obiettivi e strumenti di lavoro.

Abbiamo già detto della necessità di una mappatura che secondo il paradigma della ricerca-azione si identifica con la presa di parola e di iniziativa dei soggetti che si attivano o che vengono interrogati allo scopo di manifestarsi, farsi riconoscere, riconoscersi e svelarsi nella propria attività, costituzione e relazioni. Mappatura che si definisce per la molteplicità dei parametri che la costruiscono e per i valori fondanti di cui i soggetti sono portatori. È un quadro dinamico che andiamo a costruire, di cui puntiamo a rendere l’oggettività dei dati, le dinamiche processuali e le soggettività che le animano e le costituiscono. Valori, soggettività, percorsi di vita, di relazione, cooperazione e conflitto che vanno descritti con competenze e linguaggi differenti tra loro, che tra loro vanno integrati e integrate. Qualcuno direbbe microcosmi che si devono conoscere e riconoscere.

Questa è la mappatura, primo obiettivo e straordinario ambito complesso di lavoro.

Roberto Rosso

  1. https://transform-italia.it/un-progetto-locale-se-non-ora-quando/ []
  2. https://www.frosinonetoday.it/zone/valle-del-sacco/anagni/anagni-si-avvia-il-coordinamento-dei-sindaci-della-valle-del-sacco-a-difesa-dellambiente.html        []
  3. https://www.cronachecittadine.it/63503-2/)) e quelle relative al bacino idrografico(( https://www.acquabenecomune.org/lazio-iniziative/3490-il-coordinamento-dei-sindaci-della-valle-del-sacco-sostiene-la-proposta-di-un-ambito-di-bacino-idrografico-sacco-in-attuazione-della-legge-regionale-per-un-radicale-riassetto-gestionale-dell-acqua   []
  4. https://lab24.ilsole24ore.com/qualita-della-vita/frosinone []
  5. https://www.regione.lazio.it/notizie/stanziati-sei-milioni-di-euro-per-i-piccoli-comuni-di-frosinone-e-latina-vicini-alla-zes-unica#:~:text=La%20Regione%20Lazio%20stanzia%206%20milioni%20di,nostri%20territori%20di%20confine%2C%20evitando%20che%20si []
  6. https://www.facebook.com/reel/1388611163283813 []
  7. https://www.forumdisuguaglianzediversita.org/proposte-concrete-potere-liberta-nuove-generazioni/ []
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