Umbria o Turingia ?

di Roberto Musacchio – Bodo Ramelow, l’unico governatore di un land tedesco facente parte della Linke, porta il suo partito a raggiungere l’invidiabile percentuale del 31%.

Due punti virgola otto in più di 5 anni fa quando il partito di sinistra si piazzò secondo dietro la Cdu ma grazie a ciò si poté dare vita in Turingia al governo rosso rosso verde con Spd e Grünen.

Bodo Ramelow ha 63 anni e viene dall’Ovest essendosi trasferito all’Est dopo l’89. Sindacalista fu anche “posto sotto osservazione” dai servizi perché sospettato di rapporti col partito comunista tedesco, Dkp. Una lunga e combattuta azione legale dichiarò alla fine illeggittimo questo “trattamento”.

Ma l’episodio resta significativo dei “percorsi” dell’unificazione tedesca e dei “problemi” democratici che aveva anche l’Ovest, col suo anticomunismo.

Sta di fatto che Ramelow ha avuto un ruolo importante nell’unificazione tra i movimenti dell’Ovest e la Pds dell’Est che ha portato a far nascere la Linke.

Un percorso storico che pesa eccome in questo momento in cui la Germania, a 30 anni dalla caduta del muro, vede una crescita impetuosa dell’estrema destra e una crisi dei partiti “tradizionali”, in primis la Spd.

Lo sfondamento della Afd nelle ultime tornate all’Est era stato significativo facendo pensare ad una fase in cui il ruolo storico della Linke in quei länder fosse appannato.

Per altro la “questione” unificazione è un punto nodale perché i modi con cui è avvenuta e cioè con una sostanziale annessione, con la cancellazione di un pezzo di Storia e con l’installazione di doppi regimi sociali che poi sono transitati e si sono resi permanenti nell’intera Germania, ha creato le contraddizioni che Gramsci avrebbe chiamato appunto “questione” per indicarne la profondità e che sono la realtà in cui si dibatte la Germania oggi.

Con il voto della Turingia la Linke rilancia il suo ruolo e cioè quello di rileggere la Germania da un altro punto di vista storico e da un’altra prospettiva sociale, alternativa.

I Verdi, in parte, lo hanno fatto da Ovest restando però dentro una narrazione storica dominante e una prospettiva compatibilistica.

La Linke ha invece una matrice che ripropone il tema della alternativa di società drammaticamente cancellato da una interpretazione reazionaria dell’89 che tanto ha nociuto alle speranze di quel passaggio ma a tutta la storia dell’Europa.

No che Ramelow sia un estremista identitario, ché al contrario è un concreto riformatore. Ma lo spessore e la prospettiva che propone sono l’alternativa.

Come con Tsipras in Grecia la sinistra riesce così a farsi interprete maggioritaria di una crisi e di bisogni storici.

E diventa il baluardo contro la regressione che attraversa l’Europa che si manifesta con l’avanzata delle forze di destra purtroppo però alimentata da quelle liberiste.

Che non sopportano l’alternativa di sinistra e invece propendono ad introiettare i temi delle destre. Questo ci dice l’orribile trattamento riservato a Tsipras ma anche la natura della governance europea.

Ramelow e la Linke hanno costruito un baluardo contro le destre, fondato su una diversa memoria e una diversa prospettiva. Donne e persone che per età hanno vissuto l’Est hanno espresso i consensi più alti.

Ora dovranno portare le forze “liberali” a non favorire le destre, politicamente e socialmente.

Nello stesso giorno in cui Ramelow e Linke vincevano in Turingia, i cavallieri della foto di Narni franavano rovinosamente in Umbria.

Una foto, quella di Narni, di tutti uomini, che metteva insieme quella che doveva essere la forza della Storia passata, il Pd, con la forza del cambiamento, i Cinquestelle, con il Governo inteso come cimelio magico, e il candidato redento da vecchi voti a destra. Di contro il “grande pericolo” delle destre.

Teoricamente una miscela forte. In pratica l’unica cosa reale era, ed è, drammaticamente, il pericolo delle destre.

Alla prova dei fatti il Pd con la difesa della Storia proprio non c’entra. Non solo perché ha appena votato al Parlamento Europeo la sua “riscrittura” con tanto di equiparazione tra nazismo e comunismo. Ma perché è nato dal suo ripudio. E lo ha praticato.

La sua identità sociale è stata il liberismo, cioè l’opposto della sinistra. Quella istituzionale il maggioritario, che è l’opposto del proporzionale, e il governismo che è l’opposto della trasformazione.

Le “terre rosse” erano tali perché costruivano il pubblico, il welfare, il mutualismo. Le giunte del Pd praticano privatizzazioni e competitività. Delle “vecchie pratiche” hanno mantenuto i difetti.

I Cinquestelle nascevano per il cambiamento ed ora passano da Salvini a Zingaretti transitando per Ursula Von der Leyen. A Roma non sopportano né il sindacato né la Casa delle donne. A Torino si bevono l’alta velocità.

Conte e il governo nascono nella fiera e legittima difesa delle prerogative democratiche e parlamentari dall’assalto di Salvini.

La “tenuta morale” dura ben poco. Il governo è un governicchio europeo tra una lite e l’altra.

Il candidato era quello che era.

Ed ora la strategia dell’incontro storico tra Pd e Cinquestelle assomiglia alle promesse di continuità di uno dei tanti cartelli delle sinistre (detto con amara ironia autocritica per i cartelli).

Del Pd resta la boria maggioritaria (di un partito medio che passa di scissione in scissione) vera autostrada per le destre e negazione della riflessione.

Dei Cinquestelle la “lotta alla casta” che ha deformato il Parlamento.

Rispetto alla Turingia tutta un’altra storia con la s minuscola.

Se si vuole rifare la Sinistra con la S maiuscola con la storia minuscola bisogna farla finita. Anche perché incombe quella Tragica.

In questo 27 ottobre si è votato anche in America Latina. In Argentina Macrì viene cacciato dall’alleanza tra peronisti e sinistra e il nuovo presidente subito rivolge il pensiero a Lula ingiustamente in carcere.

In Uruguay il Fronte è primo anche se rischia. In Colombia in molte amministrative si sconfigge Uribe e a Bogotà diviene sindaca una donna lgtb.

In America Latina si combatte, nelle urne e nelle strade come in Ecuador e in Cile. Per la Storia e per il futuro.

Invece diversi europarlamentari del Pd votano contro anche alla richiesta di un dibattito sul Cile. E la piddina Mogherini invece che di occuparsi di Cile continua a perseguitare il Venezuela.

In Spagna Sanchez e il Psoe presentano una proposta perché i lavoratori si paghino la disoccupazione mettendo da parte i soldi. E sostiene le posizioni oltranziste contro i catalani. Così si capisce perché non ha voluto fare il governo con Unidas Podemos. E perché le elezioni spagnoli sono molto a rischio.

In Europa i social liberali e i liberal populisti non sanno combattere le destre per la semplice ragione che nuotano nella stessa acqua del liberismo.

Il capitalismo finanziario globalizzato, le multinazionali degli algoritmi, il complesso militare industriale, i nazionalismi sono un’Idra terribile. In Europa, e in Italia, serve una Sinistra che li sappia combattere.

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La rubrica delle lettere: la Commissione scrive all’Italia

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