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Tagli alle scuole e all’edilizia scolastica: la responsabilità ricade sulle scelte del Governo

di Federico
Giusti

Ogni quattro euro incassati, le Province ne girano uno (e qualche centesimo) al bilancio pubblico, per la riduzione di deficit e debito. Questo obbligo è reso necessario da regole inique che calcolano il rapporto tra fabbisogni ed entrate che per le Province è negativo dopo la Riforma del Governo Renzi.

E il risultato? Meno soldi per le scuole

Nessun governo è corso ai ripari dopo il  fallimento sostanziale della riforma del 2014, le entrate delle Province sono in calo e quindi anche la spesa corrente segue questa flessione.

Il PNRR ha permesso  di ristrutturare  solo 1.700 dei 5.100 (il 33% edifici delle scuole superiori, competenza delle Province, ma tutti gli altri plessi attendono investimenti e ristrutturazioni per le quali serve un piano straordinario rivedendo le regole che stanno strangolando le Province stesse.

Una situazione del tutto inaccettabile per chi vive il mondo della scuola, alle prese con il progressivo definanziamento dell’istruzione pubblica, dell’edilizia scolastica e con stipendi che risultano tra i più bassi dei paesi Ue. Vogliamo dare dei numeri? •
Un insegnante italiano a inizio carriera supera di poco   €25 mila  lordi, a fine carriera arriva a 36 mila tanto che la differenza con alcuni paesi è piuttosto marcata, ad esempio  la Germania ove un docente prima della pensione arriva a 5 mila euro netti, in Francia ove gli stipendi annuali superano i nostri di circa 8 mila euro annui. A superarci sono anche paesi come Olanda, Belgio, Spagna e Lussemburgo. I salari del personale non docente, tecnico ed amministrativo, sono ancora più bassi a conferma che il definanziamento della scuola si traduce in poche risorse per l’edilizia, in investimenti irrisori per l’ammodernamento delle strutture, in salari da fame per la forza lavoro. Il depotenziamento della scuola pubblica è stato costruito nel tempo attraverso la contrazione dei salari, i bonus da spendere nelle scuole private, il mancato inserimento dei nidi da servizi a gestione individuale in servizi a tutti gli effetti della pubblica istruzione. Proposte come quelle di aprire le scuole al pomeriggio incontrano ostacoli burocratici insormontabili e una barriera burocratica invalicabile. E davanti a un disagio giovanile devastante, nessuno, diciamo nessuno, ammette che una soluzione praticabile potrebbe essere quella di scuole aperte anche al pomeriggio con investimenti pubblici adeguati.

Federico Giusti

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