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Sulla facile decisione di privare della libertà personale

di Marcello
Pesarini

Dalla lettura dell’articolo Quando la giustizia esclude e uccide di Claudio Novaro, ho ricevuto un segnale di tenuta della solidarietà e della libera informazione. L’esistenza di questi luoghi che ospitano opinioni, lettere, appelli, sta a significare che non è stata ancora cancellata la nostra ragione d’essere compagni nel garantismo e nella solidarietà.
Provai una sensazione d’impotenza quando come attivista avrei voluto contro-informare una città di provincia sulle vicende avvenute in un suo penitenziario, vicende che portarono a un suicidio “annunciato” fra le sbarre. Mi trovai di fronte a un mondo politico e dell’informazione che reagì con tanto clamore iniziale ma non permise, per più volontà politiche convergenti, di dare anche la sepoltura politica al detenuto. Di conseguenza leggere le considerazioni di Novaro non fa che rafforzare la convinzione che non sia sufficiente sapere che la punizione sia a termine quando ci si sente defraudati in maniera odiosa e idiota di diritti come l’abitazione nella città dove mantiene relazioni.
Per sopportare una falsa accusa di terrorismo può non essere sufficiente la solidarietà dei compagni, se l’ambiente circostante non reagisce.
Dal 2010 al 2023, ho lottato al fianco di Giulio Petrilli che era stato condannato ingiustamente, ventenne, a 5 anni e 8 mesi di carcere con l’accusa di aver fatto parte di Prima Linea. La nostra battaglia per ottenere il risarcimento dell’ingiusta detenzione dopo l’assoluzione ottenuta anni dopo, aveva coinvolto il meglio del garantismo italiano di quei tempi.
Giulio morì nel 2023 per problemi di cuore già rilevati in carcere, ma le nostre lotte si fermarono di fronte all’impedimento della norma contenuta nell’art. 314 del codice di procedura penale, limitando la discrezionalità del giudicante nella valutazione della condotta tenuta dal detenuto, relativa alle frequentazioni che lui manteneva a sinistra.
No, la giustizia ha un peso che deve amministrare con intelligenza e tatto, anche di fronte a leggi sempre più inutili per reprimere lotte e opinioni diverse.
La vittoria del no nel referendum voluto dal governo Meloni è stato un primo segnale di un’insofferenza di tutte le fasce di età della popolazione, di fronte a un uso strumentale delle differenze di compiti fra magistrati, pubblici ministeri, avvocati e tutta la gestione dell’iter dei processi.
Ma non si può lasciare che l’impianto accusatorio sia gestito da leggi che intendono giudicare le lotte politiche, gli impegni delle giovani generazioni nella solidarietà internazionalista contro il genocidio di Gaza, attraverso decreti sicurezza che riducono le proteste a questioni di ordine pubblico e disturbo ai benpensanti. Le lotte contro le industrie belliche, vedi Leonardo, contro le delocalizzazioni sempre più frequenti, contro il razzismo perpetrato ai danni dei lavoratori vittime di caporalato sono pieno diritto costituzionale di difesa delle condizioni di vita e di miglioramento  delle stesse, come negli articoli 2, 3 e 32.
Si è mai proceduto verso i padroni che hanno assalito  o fatto assalire gli operai che scioperavano perché volevano percepire lo stipendio?
Al di là delle parole e degli impegni presi dalle istituzioni dopo la strage di Amendolara, saranno perseguiti gli esecutori materiali ma soprattutto i mandanti di questo ed altri eccidi?
Se, nella mente pericolosa dei governanti di Israele e non solo, gli attivisti della Global Sumud Flotilla sono al soldo dei terroristi di Hamas, perché non pensare che dietro all’invisibilità di tanti lavoratori soprattutto migranti non ci sia un disegno di vita precaria resa tale all’infinito?
Di conseguenza un governo veramente degno di tutti gli italiani intesi come coloro che vivono e producono ricchezza nel nostro Paese, invece di leggi che non portano a risultati contro il traffico che c’è dietro l’immigrazione clandestina, non attua una vera sanatoria prima e una legge basata sui diritti e le necessità come quella proposta da “Io ero straniero” in contrapposizione alla Bossi-Fini? Perché si vuole continuare a ingannare e creare lotta fra i poveri. Non si può neanche dare la colpa al solo governo di destra, quando la madre della Bossi-Fini, la Turco-Napolitano del 1998 nacque da uno degli ultimi esecutivi di centrosinistra.
Contrapporsi alle leggi che isolano e colpevolizzano le lotte, producendo morti più o meno isolate, comporta l’intenzione e la pratica di contrapporsi alle leggi che regolano l’economia nel nome della peggior globalizzazione, e non pensare di capitalizzare il no al referendum per la vittoria dei partiti del campo largo.
Ben vengano invece le mobilitazioni per Gaza ma anche per Cuba. Se non si tiene alto l’orizzonte non si riesce a guardare al di là degli interessi quotidiani, e si cade facilmente senza neanche capire perché, quasi senza dignità. 

Marcello Pesarini

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