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Stretto di Hormuz: intervento dell’Europa con o senza missione Aspides

di Chiara
Caria

Lunedì 16 marzo, i ministri degli Esteri dell’Unione Europea hanno deciso di non estendere la Missione ASPIDES, operazione militare attiva nel Mar Rosso per contrastare gli attacchi degli Houti alle navi mercantili europee, anche allo stretto di Hormuz. La riunione del Consiglio ha avuto luogo dopo la richiesta di supporto militare nello stretto avanzata da Donald Trump ai suoi alleati. In un post su Truth Social, il Presidente americano ha fatto un appello alle nazioni alleate, rivolto specificatamente a quelle più colpite finanziariamente dai tentativi di chiusura dello stretto da parte dell’Iran come Cina, Francia, Giappone, Sud Corea e UK, di mandare navi da guerra per dare supporto alla Marina USA.  Nel post, Trump ha cercato di riaffermare la forza marittima americana, millantando di aver distrutto il 100% delle capacità militari iraniane, ma sottolineando che l’Iran potrebbe comunque “mandare un drone o due, lanciare una mina, o un missile a corto raggio” nello stretto. Ha anche aggiunto che gli Stati Uniti continueranno a bombardare qualsiasi nave iraniana che passerà per lo stretto per garantire il passaggio aperto e sicuro per le navi dei suoi alleati.
Quando i ministri europei si sono riuniti, Giappone e Australia si erano già rifiutati di unirsi alla missione americana nello stretto. Ampliare la missione ASPIDES sarebbe stato un modo per entrare in guerra senza invischiarsi formalmente nel conflitto tra il fronte iraniano e quello USA-Israele. Rappresenta il modo più veloce di integrare il blocco di 27 Paesi facenti parte dell’UE di migliorare la sicurezza nello stretto di Hormuz, dove gli attacchi iraniani in risposta ai bombardamenti statunitensi-israeliani hanno bloccato il traffico marittimo. Lo stretto di Hormuz è un nodo strategico fondamentale per il trasporto di petrolio e gas naturale dai Paesi del Golfo. Il 20% del petrolio mondiale passa per lo stretto, e perciò il blocco del traffico marittimo, anche se per ora riguarda solo navi israeliane e statunitensi, ha causato una crisi globale dovuta al rialzo dei prezzi del petrolio, portandoli a 100 dollari al barile.
“Se desideriamo che lo stretto resti sicuro, sarebbe più facile sfruttare un’operazione attualmente già attiva nella regione, e forse cambiare un po’ alcuni dei suoi aspetti,” aveva affermato la vicepresidente della Commissione Europea Kaja Kallas prima dell’incontro dei Ministri. Quando il Consiglio ha deliberato che l’operazione non sarebbe stata ampliata, la vicepresidente ha dichiarato che “per il momento” l’Europa non è interessata all’espansione della missione ASPIDES. Tuttavia, è chiaro che l’intenzione dei vertici di Bruxelles rimane l’intervento nello stretto di Hormuz, come dimostrato dall’intervista rilasciata dalla stessa vicepresidente Kallas, in cui ha chiarito che l’ampliamento dell’operazione ASPIDES sarebbe stata la via più veloce e facile per garantire la sicurezza nello stretto, ma non l’unica. La cooperazione militare con gli USA nel Golfo, a detta della vicepresidente, potrebbe infatti essere assicurata da una “coalizione dei volenterosi”, ma i dettagli di una simile alleanza dovranno essere decisi in futuro.

L’operazione ASPIDES è nata nel febbraio 2024 come una missione esclusivamente difensiva, il cui scopo era quello di scortare navi mercantili lungo il Mar Rosso per difenderle dalla campagna di attacchi Houthi, funzionali al boicottaggio di Israele e i suoi alleati. Molto spesso, le navi della missione ASPIDES hanno dovuto semplicemente scortare navi da una parte all’altra del mare, e solo occasionalmente c’è stata la necessità di bloccare un missile. Tuttavia, anche la sola presenza di navi da guerra europee è considerata fondamentale per il passaggio di navi commerciali per lo stretto. Il motivo è che molte navi si rifiutano di attraversare lo stretto perché la maggior parte delle compagnie assicurative non copre l’abbattimento da drone ed altri incidenti che possono avvenire in una zona come lo stretto di Hormuz, sotto attacco da entrambe le fazioni di un conflitto armato.
Al momento, la missione ASPIDES ha a disposizione tre navi da guerra, una francese, una greca e una italiana. Malgrado il no all’espansione dell’operazione nello stretto di Hormuz, le smanie militariste continuano ad infestare l’Europa. Il Presidente Macron ha confermato che una missione difensiva per lo stretto di Hormuz è già in fase di preparazione, ed ha annunciato che la Francia aggiungerà due navi da guerra alla missione. Dice che sarà puramente una missione di “accompagnamento”, finalizzata a scortare navi mercantili in modo tale che siano in grado di attraversare lo stretto in sicurezza. Già da prima dell’attacco statunitense-israeliano all’Iran del 28 febbraio, il Consiglio dell’Unione Europea aveva deciso di estendere il mandato della missione EUNAVFOR ASPIDES per un altro anno, arrivando così al febbraio del 2027, dopo una revisione strategica dell’operazione militare. Il Consiglio, in quell’occasione, ha deciso di stanziare indicativamente 15 milioni di euro per coprire i costi comuni dell’operazione.
Nel frattempo, le truppe americane nello stretto si moltiplicano, passando da qualche decina alle migliaia. Gli States rinforzano la loro presenza nella regione medio orientale inviando 2500 Marines e la nave da assalto anfibio USS Tripoli, a seguito del mandato approvato dal Segretario della Difesa Pete Hegseth. In risposta, Alireza Tangsiri, il comandante della Marina iraniana ha smentito le affermazioni del presidente americano, e ha aggiunto che lo stretto di Hormuz non è ancora stato chiuso militarmente, ma è stato solo posto sotto attento controllo. Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha poi dichiarato che lo stretto sarebbe stato chiuso solo al passaggio di navi e petroliere dei nemici dell’Iran e dei loro alleati. Quindi, il passaggio è sicuramente chiuso a Israele e USA, ma non è ancora chiaro se i Paesi del Golfo e l’Europa avranno accesso allo stretto in futuro. Nel corso dello scorso fine settimana, due petroliere indiane e una nave turca hanno passato lo stretto in sicurezza e senza riscontrare problemi, entrambi Paesi che hanno scelto la via dei negoziati diretti con Teheran. In altre parole, gli attori che hanno favorito un approccio diplomatico diretto con l’Iran sono riusciti ad assicurarsi il passaggio nello stretto di Hormuz senza intervenire nella guerra imperialista statunitense.

L’Europa non ha nulla da ricavare nell’entrata nel conflitto contro l’Iran, perché il conflitto è funzionale esclusivamente alla protezione degli interessi americani nella regione. A detta di Trump, l’intervento marittimo dell’Europa è cruciale per garantire il trasporto di fonti energetiche dal Golfo, ma per ora sono solo le navi americane ed israeliane ad essere a rischio, e sono i loro bombardamenti sull’Iran che hanno causato la chiusura dello stretto in primis. Continuare ad affiancare gli americani nelle loro imprese militari imperialiste è un suicidio economico per l’Europa. Gli USA hanno già chiarito con la loro guerra dei dazi che gli interessi economici del loro alleato storico non sono una priorità per la leadership statunitense, e continuare ad aumentare la spesa militare per assistere Trump nelle sue politiche bellicistiche, disinvestendo così in welfare e servizi per i cittadini europei, rischia di mandare a fondo l’Europa.

Chiara Caria

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