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Sogno americano

di Federico
Giusti

Il provincialismo della classe politica e del giornalismo asservito ai dominanti ci riservano ogni giorno sgradite sorprese, ad esempio abbiamo letto ben pochi commenti sulla decisione del Governo USA di uscire da una sessantina tra accordi, trattati, organismi internazionali e convenzioni internazionali, la stragrande maggioranza a tema ambientale.

E’ l’ennesima promessa mantenuta da Trump, questa volta a favore della potente lobby del fossile che lo aveva sostenuto in campagna elettorale. Per i repubblicani ogni limite di natura ambientale è un ostacolo alla crescita della economia e agli interessi nevralgici del paese, nulla di nuovo se pensiamo alle dichiarazioni rese, a inizio 2025, all’ONU quando il cambiamento climatico venne liquidato come truffa ai danni dei soli Stati Uniti .

Siamo davanti a un vero e proprio negazionismo con basi antiscientifiche e per questo i nemici dichiarati sono tutti gli organismi che vanno dalla tutela degli animali e dell’ambiente fino alle ricerche scientifiche sui cambiamenti climatici.

L’uscita da tutti questi organismi internazionali si prefigge un obiettivo: far mancare risorse economiche a certe ricerche, screditare gli scienziati, rimuovere ogni norma di natura ambientale, rafforzare le potenti lobby che hanno favorito l’ascesa di Trump, eliminare ogni vincolo e regola normativa, detto in altri termini piena libertà di accumulare profitti anche a costo di recare danni all’uomo e all’ambiente. Gli ambientalisti e la cultura woke sono accomunati dall’idea che la lotta ai cambiamenti climatici abbia alla fine indebolito solo gli Usa, perfino la difesa dei diritti umani diventa un lusso che gli Usa non possono ulteriormente permettersi, per questo invocano la cacciata dei migranti divenuta uno dei cavalli di battaglia dei repubblicani e dei settori più reazionari a loro sostegno.  I democratici hanno accusato i repubblicani di favorire la Cina con questo ritiro dagli organismi internazionali per l’ambiente, era proprio Biden a spingere sull’acceleratore delle rinnovabili e della lotta al cambiamento climatico pensando che operando su quel terreno avrebbero arrestato l’ascesa dell’economia cinese. Ma nel frattempo la Cina ha fatto passi da giganti nel dotarsi, pur con grande e colpevole ritardo, di norme politiche atte a combattere l’inquinamento che in alcune aree del paese è particolarmente accentuato con gravi ripercussioni sulla salute pubblica.

Il disimpegno statunitense dai protocolli ambientali produce due effetti immediati: numerosi percorsi di ricerca e innumerevoli commissioni dedicate all’ambiente hanno le ore contate senza i soldi statunitensi, le lobby industriali inquinanti potranno ottenere regole favorevoli aumentando l’inquinamento e con ripercussioni negative sulla salute degli stessi cittadini.

Davanti a queste decisioni è addirittura imbarazzante il silenzio dei sostenitori europei di Trump, se avessero mantenuto un barlume di ragione, del resto, avrebbero capito da tempo che la guerra in Ucraina era una aperta minaccia alla Ue, che la via della Seta rappresentava una occasione da prendere considerazione assai più del Piano Mattei per l’Africa.

I lavoratori e le lavoratrici italiane devono guardarsi dall’abbraccio mortale con Trump, quel modello sociale se applicato in Italia sarebbe devastante per le classi sociali meno abbienti, per i salariati.  E Trump e Meloni hanno in comune la deliberata volontà di cancellare qualsiasi strumento di controllo sul loro operato come ogni bilanciamento di poteri proprio delle democrazie capitaliste del secondo dopo guerra. Siamo entrati in una fase storica nuova, l’autoritarismo, il panpenalismo stanno diventando sempre più forti perché sono ormai dirimenti per la sopravvivenza del sistema stesso. E guarda caso in Italia ci sono decine di siti inquinati che dopo tanti anni attendono ancora di essere bonificati nonostante siano una perpetua fonte di inquinamento e di danno alla salute pubblica.

E la società che si intravede all’orizzonte non prevede sanità pubblica accessibile a tutti, se non hai l’assicurazione privata puoi scordarti di ricevere cure, puoi lavorare ben oltre i 70 anni di età, il tuo trattamento di fine rapporto potrebbe un giorno svanire per la azzardate operazioni di Borsa del consulente finanziario a cui hai affidato i tuoi soldi. E la società non è quella ove il merito trionfa sempre (altro caposaldo della retorica liberal liberista), l’ascensore sociale è fermo, le disuguaglianze inimmaginabili per noi europei, la precarietà sociale spaventosa, le agibilità sindacali e politiche inesistenti, la repressione si fa sempre più brutale, questi alcuni aspetti interni di quella economia di guerra che per prosperare ha bisogno non solo del riarmo e del conflitto contro anche di costruire pratiche repressive contro la loro stessa popolazione.

Federico Giusti

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