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Sinistra, chi?

di Roberto
Musacchio

Pablo Iglesias per il suo rientro sulla scena mediatica della politica ha scelto toni molto allarmati. Da una parte, dice, in Spagna c’è il rischio della saldatura tra Popolari e estrema destra di Vox che poggerebbe, riportandoli in auge, sugli elementi franchisti mai del tutto csncellati nell’incompiuta transizione spagnola. Dall’altra c’è un’empasse nel governo di coalizione tra Unidas Podemos e Psoe, con la prima impegnata a cambiare e i socialisti a frenare. Iglesias fa l’elenco di fronti sociali aperti, lungo e con molti punti esplosivi, dal rincaro enorme della luce che Unidas Podemos vuole contrastare con una nuova pubblicizzazione, al salario minimo spinto da UP e più che frenato dal Psoe.

Negli USA sono scadute le decine di milioni di sussidi che durante la pandemia hanno sostenuto larga fetta della società americana. Sanders gira per gli States a sollecitare l’approvazione del People Act, il provvedimento per investimenti pubblici, minimi salariali e poteri sindacali, che il leader della Sinistra socialista USA considera il più importante dai tempi del New Deal. È una corsa a tempo nell’America che si è appena ritirata dall’Afghanistan.

In Brasile Bolsonaro cerca di organizzare pericolosissimi colpi di coda contro il ritorno di Lula che è ripartito dalla lotta alla fame.

In Germania la Linke cerca di incalzare e forzare le timide proposte della Spd che emendano l’impianto sociale dato da Schroeder ed ereditato da Merkel. Per il voto di fine settembre il Partito della Sinistra tedesca gioca questa carta molto pragmatica e dettagliata punto per punto, dal fisco, ai salari, alle pensioni.

Complessivamente la UE è asserragliata nella difesa dello status quo, nonostante pandemia perdurante e schiaffo afghano.

Ancora nell’ultimo G20 dei ministri della salute la UE, a partire dal governo italiano che lo presiede, hanno fatto “chiacchiere e brevetti”. Colpisce che chi richiama il dovere civico di vaccinarsi né lo trasformi in legge assumendosi la responsabilità come istituzioni, né tolga alle multinazionali quei brevetti che stanno frenando oltremodo la produzione e l’accesso ai vaccini. Si preferisce lasciar fare profitti a scapito di moltiplicarsi di varianti per mancata vaccinazione di interi continenti. E dare lezioni di comportamento per “indurre” invece che legiferare. Questo è lo Stato oggi. Il luogo dei dominanti asserviti ai predatori, per citare le parole della campagna Move Up che è scesa in campo contro il G20 mobilitandosi anche in questi giorni.

Con Move Up si sono ritrovate le sinistre e le forze alternative europee e non solo. Quelle né coinvolte né ipnotizzate dai dominanti.

Certo il vertice dei ministri della sanità del G20 a Roma avrebbe meritato una mobilitazione più ampia dal Paese del G8 di Genova.

Purtroppo al netto di alcuni movimenti e delle forze che si ritrovano nel gruppo parlamentare europeo della Sinistra e nel Partito della sinistra europea, c’è in Italia una “distrazione” politica e elettorale.

Si è molto parlato, in vista delle prossime elezioni amministrative, del proliferare di liste alternative che non trovano unità, e questo è certo un tema rilevante. Tuttavia occorre ben parlare anche del proliferare di liste, anche di sinistra, in appoggio ad una competizione tra poli che stanno al governo centrale insieme e che da 30 anni votano quasi tutto insieme. Comprese quelle norme per l’austerità alla cui costruzione ha partecipato attivamente anche un candidato a sindaco della Capitale che ora trova l’appoggio financo da sostenitori di posizioni tendenti al no euro.

D’altronde la “discussione” politica è ora incentrata sul luogo da cui Draghi deve continuare a comandare. Presidente della Repubblica, lasciando spazio a un nuovo teatrino bipolare con tanto di sinistre (al plurale perché divise anch’esse) di scorta? O continuando da Palazzo Chigi con formule da inventare?

L’unica cosa certa è che a comandare sarà ancora lui. Che ha trovato il modo di infilare nella resilienza anche dei nuovi droni militari che agirebbero con forti rischi di incidenti collaterali. E poi cemento. E imprese.

Sinistra, chi? se questo è il quadro tra totale subalternità del tutto inincidente e, purtroppo, frammentazione. Magari in Italia accadesse ciò che si ha in altri Paesi di più sinistre “con i voti”. Qui la desertificazione revisionista culturalmente e socialmente è andata oltremodo avanti.

Il sindacato dà segni di vita incalzando il governo sull’obbligo vaccinale anche per sfuggire alle trappole dei “comportamenti indotti” senza assunzione di responsabilità legislative costituzionali e certe.

Soprattutto si lotta per la vita come alla GKN e i sindacati di base indicono uno sciopero generale per il lavoro nella ricostruzione.

Serve ritrovare un prevalente sociale e politico a sinistra che avvii la riaggregazione. La dimensione europea, partito e gruppo parlamentare, lo sosteniamo da tempo, può essere una chiave.

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