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Sicurezza collettiva nel Golfo

Il 27 maggio 2021, in una riunione congiunta della Commissione Affari Esteri e della Sottocommissione Difesa e Sicurezza del Parlamento Europeo si è tenuta un’importante audizione, relativa a un contesto, quello del Golfo, particolarmente cruciale per la sicurezza marittima oltre che per i conflitti nella regione.

Gli esperti invitati sono stati: Cinzia Bianco del Consiglio Europeo per le relazioni esterne, esperta dei Paesi del Golfo; Abdulaziz Sager presidente del Centro di ricerca sul Golfo (Arabia Saudita);Cornelius Adebahr, non residence fellow Carnegie Europe e il comandante Anders Friis operazione AGENOR.

La situazione che è stata presentata è di un precario equilibrio che tutti auspicano possa preludere ad una certa stabilizzazione della situazione e quindi a maggior sicurezza, non solo della navigazione.” La sicurezza di ognuno dipende dalla sicurezza di tutti”. È stato più volte ripetuto.

Il disimpegno USA potrebbe favorire una maggiore responsabilizzazione degli attori regionali che, a detta di tutti, sono interessati a non arrivare ad un confronto militare e tuttavia le monarchie del Golfo e l’Arabia Saudita non hanno fiducia nella buona fede dell’Iran che, a loro parere, gioca nell’area sostenendo attori non Governativi come gli Hutuh in Yemen. Importanti, ma non indice di una stabilizzazione di lungo periodo, sono stati gli incontri tra Iran e Arabia Saudita.

Il comandante Friis, da parte sua, ha detto che la missione AGENOR, composta da otto Pesi europei (Germania, Francia, Italia, Belgio, Grecia, Danimarca, Pesi Bassi, Portogallo) sta dando risultati sperati perché, viene svolta con la massima professionalità e prudenza e con assoluta imparzialità.

Tra i parlamentari intervenuti, soprattutto quelli della sinistra, hanno lamentato l’assenza dell’UE in Irak, un Paese stretto dal conflitto Iran, Arabia Saudita che sconta una presenza USA ingombrante e che cerca una relazione con l’Europa. I campi profughi nel Paese vedono una massiccia presenza di singoli e famiglie affiliati all’ISIS. Questione che le autorità Irakene non sono in grado di gestire senza un contributo dell’UE anche perché molti dei profughi provengono dall’Europa e occorre selezionare chi potrebbe essere reintegrato da chi si è macchiato di crimini ed è tutt’ora un pericolo. La sicurezza europea dipende anche da questo.

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