Mentre siamo tutti alle prese con le guerre, le repressioni, gli attacchi alla democrazia non dobbiamo però perdere di vista che la lotta di classe rovesciata continua ad essere al centro dell’agire dei dominanti. E si intreccia con tutto il resto. In Argentina Milei impone una legge sull’orario di lavoro terribile (in realtà anche l’originaria direttiva orario della UE, che non passò, le somigliava) . Ma anche in Germania Merz è all’attacco del limite delle 8 ore. E Confindustria Europea presenta i suoi emendamenti (anche sul calcolo dell’orario, ma nel complesso su 5 tra direttive e regolamenti come spiego io stesso nel video che trovate qui su Transform) alle regole esistenti e lo fa in nome della semplificazione e della competitività. Che sono la materia del cosiddetto 28emo regime che le istituzioni europee vogliono instaurare prima possibile. Una sorta di Paese delle Imprese, come lo chiamo io. Ma anche del Defense Readiness Omnibus, un testo predisposto dalla Commissione già da giugno per semplificare ed accelerare la produzione militare “intervenendo” a favore delle imprese che la fanno sia sugli orari di lavoro che sul Reach, il regolamento per le sostanze chimiche. La UE mercatista è l’altra faccia di quella bellicista. Quella mercatista riprende a pieno regime la strada degli accordi di libero scambio. Il Mercosur, frenato dal Parlamento europeo e che va a colpire il mondo agricolo per quanto ne rimane di lavoro e qualità sicuramente non aiutando la vera sovranità alimentare dei Paesi del Sud ma le multinazionali che la calpestano. E l‘accordo con l’India certamente “stressa” il lavoro tecnologico e delle piattaforme. Due temi oggetto degli emendamenti di Confindustria Europea e del 28esimo regime. Ho chiaro il ricordo delle ultime grandi lotte sociali europee. Contro la Bolkestein che con il suo “Paese d’origine” anticipava l’attuale 28esimo regime. E poi contro l’austerity, con un Paese, la Grecia, economicamente, socialmente e politicamente assaltato. D’altronde l’Europa Reale si fonda non su una Costituzione ma su un trattato ordoliberale, Maastricht. Che ha messo in moto un processo di devastazione dell’Europa sociale, ricostruita nel dopoguerra su presupposti, il pubblico, il welfare, la piena occupazione, opposti a quelli della dominanza delle imprese sanciti da Maastricht. In Italia le conseguenze furono immediate con la contemporaneità tra Maastricht, i patti concertativi e la controriforma pensionistica. Fu la Seconda Repubblica e ne pagano i costi i salari diventati i peggiori d’Europa e sotto i livelli di allora è la democrazia sempre più traballante. Ma le lotte sono state importanti, per limitare qualche danno sulla Bolkestein o sull’orario, o, in Francia, sulle pensioni. Invece che un po’ patetici appelli a sedicenti “Stati Uniti d’Europa”. Ma veramente non vedete come sta messo il presidenzialismo USA e come sta la società di quel Paese? E non vedete che l’Europa Reale è istituzionalmente peggio degli USA perché non ha neanche una Costituzione e l’Europa si regge per quel modello sociale che da trent’anni si continua a picconare?
Piuttosto è tempo di rimettere nel giusto verso la lotta di classe e con essa il corso della Storia. La convergenza contro tutti i Re è l’occasione, da non perdere, per farlo. Già a marzo le istituzioni UE vogliono mettere in campo il Paese delle Imprese. Dobbiamo fermarle.
di Roberto Musacchio
Qui il link a un intervento video dell’autore sul 28° regime
