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Sconfiggeremo l’estrema destra con un piano

La possibilità che il Rassemblement National ottenga l’accesso al Palazzo dell’Eliseo sarà uno dei temi centrali delle elezioni presidenziali. Come si può impedirlo? Denunciando i suoi piani, naturalmente, ma soprattutto presentando una visione politica in grado di ottenere il sostegno della maggioranza.
I sondaggi detteranno il ritmo dei prossimi mesi. Ad oggi, quasi tutti prevedono una vittoria per il Rassemblement National (RN). La sua ascesa al potere è ormai inevitabile? Si moltiplicano gli incontri per contrastarla. Sabato scorso a Montreuil si è riunita la Coalizione di Resistenza Artistica, Culturale e Scientifica (CRACS) contro l’estrema destra. Centinaia di intellettuali e artisti si sono incontrati per discutere la strategia per contrastare questa ondata, che non è un fenomeno limitato alla Francia, ma piuttosto un fenomeno continentale, se non addirittura globale.
Questa impennata è il risultato di decenni di costruzione. Ha permesso al Rassemblement National di diventare l’unica organizzazione politica in Francia che merita veramente l’appellativo di “onnipresente”. Infatti, non si concentra su un particolare segmento della società, su una corrente di pensiero o su un tema specifico, ma si rivolge all’intera società e ne condivide già il messaggio. La sua forza risiede nella completa immersione nello spirito del tempo, dominato dalla sensazione che le società abbiano superato la fase iniziata tra il 1930 e il 1945 – l’era dello stato sociale – e che il mondo non sia più governato dagli equilibri di potere.
Da questa instabilità scaturiscono sentimenti di ansia e paura, la convinzione di essere abbandonati e l’emergere di una rabbia diffusa o manifesta che si trasforma in risentimento, diretto più verso i responsabili che verso il sistema stesso. A questo groviglio di disordini, l’estrema destra offre una narrazione coerente delle origini di questo malessere e propone ampi schemi per possibili soluzioni. Al centro della questione, cita la perdita di identità, il declino dell’autorità, la dipendenza della nazione e la proliferazione di parassiti, dall’alto verso il basso, dalle élite agli immigrati. Per porre rimedio a ciò, il Rassemblement National (RN) esalta la protezione attraverso la nazionalità e l’isolazionismo, la sicurezza attraverso l’autorità e la severità, e l’indipendenza attraverso il ritorno a un’identità perduta. La forza dell’estrema destra risiede soprattutto in una narrazione che racconta il mondo, che parla della Francia e che suggerisce i contorni di una società che, ritornando ai valori perduti, riscoprirà l’unità e la tranquillità che i governanti di ieri hanno eroso.
Non è necessario condividere tutti i temi sviluppati dall’estrema destra, né l’intero programma, che a dire il vero è piuttosto vago: ciò che conta è il messaggio di fondo, che si contrappone nettamente ad anni di alternanza al potere tra destra e sinistra. Si può non essere né razzisti – né tantomeno tolleranti – né fascisti, eppure votare per l’estrema destra. Perché? Per esprimere la necessità di una rottura con il passato e la speranza di una rinascita nazionale.
Naturalmente, ogni elemento di questa argomentazione dannosa deve essere confutato, ma soprattutto, la narrazione complessiva – quella che alimenta la nostra immaginazione e in definitiva guida le nostre scelte – deve essere decostruita . Questa decostruzione sarà tanto più efficace se si baserà su un quadro di riferimento genuinamente alternativo, su una narrazione coerente che ponga al centro l’emancipazione, non l’isolamento. In breve, un modo innovativo e radicalmente progressista per affrontare la paura e il declino, le difficoltà della vita e il bisogno di un futuro.
Le lezioni del Fronte Popolare sono spesso oggetto di discussione. Il fascismo rappresentava una minaccia e, tra il 1934 e il 1935, si formò un Fronte per contrastarlo. Esso inflisse un duro colpo al fascismo in Francia. La sua formazione scaturì da una profonda rivendicazione popolare, risolutamente antifascista. Fu il risultato di una convergenza senza precedenti tra un eccezionale movimento sociale e una coalizione politica che all’inizio del 1934 era sembrata impossibile.
Il Fronte Popolare si ispirò anche a una grande speranza: quella della “repubblica democratica e sociale” immaginata dai comunardi del 1871. Il Fronte era antifascista, ma il suo obiettivo era racchiuso in un semplice slogan, “pane, pace, libertà”, che esprimeva sia le azioni concrete da intraprendere sia il tipo di società che si voleva realizzare. Il Fronte Popolare decostruì l’ordine esistente e articolò ciò che intendeva costruire. Tale rivendicazione rimane valida.

Roger Martelli
(dal sito “Regards”)

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Elezioni in Andalusia: organizzarsi per resistere, riarmarsi politicamente per andare avanti

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