Riforme costituzionali, Recovery Fund e pandemia

di Roberto
Rosso

Cosa può connettere la riforma costituzionale di camera e senato, l’utilizzo dei fondi del Recovery Fund più precisamente “Next generation EU” ( d’ora in poi RF), e la gestione della pandemia Covid-19?

La riduzione del numero dei parlamentari mette in discussione il funzionamento della democrazia, i livelli di rappresentanza. In realtà da lungo tempo si parla di ‘democrazia reale’ che con l’ideale di democrazia ha lo stesso rapporto che il ‘socialismo reale’ aveva con l’ideale di socialismo. La riflessione sul funzionamento concreto dei meccanismi di rappresentanza di formazione del consenso, di formazione ed espressione di una possibile volontà generale da lungo tempo è ovviamente correlata al ruolo degli stati nazionali nel mondo globalizzato, dove di stato nazione non si parla in astratto, ma in relazione alla gerarchia reale degli stati e delle regioni del mondo, ai rapporti di forza che esprime.

All’interno del nostro paese il focus sulla rappresentanza rimanda alla tripartizione dei poteri, in particolare al rapporto tra esecutivo e legislativo, alla rappresentanza da un lato degli interessi, della composizione sociale e politica dei territori dall’altro alla definizione di indirizzi strategici per il futuro del paese. Il primo aspetto rimanda alla composizione complessa del nostro paese, alle diversità e diseguaglianze territoriali, alle crescenti diseguaglianze sociali. Il secondo aspetto rimanda alla reale autonomia dello stato-nazione Italia nel contesto globale, in particolare all’interno dei vincoli definiti dai trattati europei e dall’unione monetaria dell’euro.

Il Recovery Fund rappresenta un fattore decisivo per gli indirizzi economici del nostro paese, uno strumento in mano al governo del paese a partire dall’anno prossimo, un test decisivo per il funzionamento dei meccanismi decisionali per la capacità delle ‘nostre istituzioni democratiche’ di integrare interessi particolari, settoriali e territoriali in un approccio sistematico e strategico, che superi la semplice giustapposizione di interventi disparati. Non depongono a favore di un cambiamento le prese di posizione del presidente di Confindustria Carlo Bonomi che non si scostano di una virgola dalla strada sino ad ora seguita in termini di sfruttamento del lavoro, ricerca di sussidi di stato e posizionamento nella divisione internazionale del lavoro.

Le classi dirigenti del nostro paese nel loro complesso sembrano confermare la propria scarsa consistenza come tali. La composizione di classe, sociale e strutturale della formazione sociale del nostro paese è strettamente correlato con il funzionamento della macchina burocratica, la ‘selezione delle classi dirigenti’, del personale politico. Il questo momento, in cui è conclamata la necessità di una trasformazione radicale del nostro paese, in cui si rendono disponibili nell’immediato notevoli risorse finanziarie per alimentarla, non si palesa un blocco sociale, una costellazione economica, sociale ed istituzionale capace di pensarla, avviarla e governarla. Le decisioni sull’uso del RF vengono prese nel contesto della attuale configurazione istituzionale, salvo interruzioni che richiedono comunque la definizione di una nuova legge elettorale e il ridisegno delle circoscrizioni elettorali. In ogni caso si naviga a vista in un contesto politico instabile, caratterizzato da equilibri precari, mentre si stano prendendo – in un tempo breve- decisioni che avranno conseguenze di lungo periodo.

Gli assetti nazionali e internazionali, globali in cui ci muoviamo sono stati stravolti dall’epidemia Covid-19, le politiche economiche sono soggette ad una torsione violenta, non ci sarebbe stato nessun Recovery Fund. Il punto sulla pandemia non riguarda solo la improvvisa rottura nel ciclo economico, riguarda la capacità della pandemia che in Italia si è focalizzato sulla mancanza di piani di affrontamento delle emergenze sanitarie e sulla mancanza ella articolazione territoriale delle strutture sanitarie e della medicina preventiva. In buona sostanza la mancanza di un ‘modello partecipativo’ della struttura sanitaria, basato sulla capacità di seguire quasi in ‘tempo reale’ lo stato di salute della popolazione, da una condivisione delle conoscenze a livello sociale, capace di affermare il diritto universale alla salute, in buona sostanza uno dei pilastri della democrazia. Una istanza che si può affermare se si si afferma una pratica della democrazia fortemente partecipata, in tutte le piaghe della società. Un qualcosa che confligge con gli attuali rapporti sociali e di produzione, con la ‘costituzione materiale’ del nostro paese. Lo sviluppo e le conseguenze della pandemia hanno realizzato una sorta di radiografia della nostra società -aderendo alla mappa delle diseguaglianze e illuminando le il funzionamento dei dispositivi di governo. Le cronache del palleggiamento tra autorità regionali e nazionali sulla chiusura dell’ospedale di Alzano Lombardo dove si stava diffondendo il contagio da Sars-Cov-2 sono più illuminanti di tenti studi e ricerche. Dal RF si ricavano le risorse necessarie alla grande riforma del sistema sanitaria che il ministro Speranza sta proponendo, basato sullo sviluppo della medicina territoriale e preventiva e sulla integrazione di tutti i nodi e livelli del sistema sanitario in una rete informatica che permetta la condivisione delle informazioni in tempo reale e l’osservazione dell’andamento complessivo della salute degli italiani. Come osserva Vittorio Agnoletto in tutto questo la sanità privata interessata non alla prevenzione, ma alle pratiche di cura più lucrose.

In questi mesi abbiamo avuto la conferma che le nostre società vivono in un susseguirsi di ‘emergenze’ di eventi più o meno catastrofici che nascono dal loro stesso seno, dalla natura del sistema economico e sociale dominante. Lo sviluppo tecnologico, delle tecnologie digitali che lo innervano e lo promuovono, è allo stesso tempo chiamato a governare gli squilibri, le instabilità e le catastrofi che caratterizzano i sistemi sociali, mentre ne è nello stesso tempo uno dei fattori generanti.

Lo sviluppo della cosiddetta Intelligenza Artificiale, in tutte le sue varianti, si prevede che produca nei prossimi anni una polarizzazione della società una accentuazione delle diseguaglianze, con il progredire della crisi delle classi medie, conosciamo già la diversificazione della qualità dei servizi che le tecnologie digitali mettono a disposizione dei diversi starti sociali, per non parlare degli algoritmi cheguidano gran parte dei movimenti delle piazze finanziarie.

Abbiamo avuto modo di parlare del rapporto Sendai in un articolo1 -che invitiamo a rileggere a supporto del ragionamento che stiamo sviluppando in queste righe- che parla proprio della gestione dei rischi di fronte ad eventi catastrofici, di cui la pandemia è un esempio. Viviamo in un contesto di instabilità crescente dove le crisi ambientali e la crisi climatica da riscaldamento globale si avvicinano nei prossimi anni ad un punto di non ritorno, esaltando e diventando parte essenziale delle crisi che gli attuali rapporti sociali di produzione generano.

Il sistema delle tecnologie digitali, integrate in particolare con quelle di manipolazione delle forme viventi e dell’ambiente, vengono sempre più considerate la panacea di tutti i mali ed in effetti sono in grado di manipolare ed interpretare moli crescenti di dati, di attivare una rete sempre più diversificata e diffusa di sensori in ogni piega e livello della realtà fisica, sociale e biologica, di percepire l’evolversi del sentire e dell’agire di individui, gruppi e collettività e influenzano sempre di più le forme di governo delle società incarnate in forme tanto pubbliche quanto private, esse in realtà plasmano la nuova ‘democrazia reale’ in cui viviamo. Non ha caso la tecnologia del 5G, che peraltro è un punto di passaggio una evoluzione tecnologica in corso ed il cui valore sta nella integrazione con i dispositivi della Intelligenza Artificiale, è al centro della contesa tra Cina e Stati Uniti nella nuova configurazione del conflitto geo-strategico, anche di questo abbiamo già parlato. Quelle tecnologie come abbiamo sinteticamente cercato di dimostrare non sono la soluzione, ma parte del problema, di quel rapporto sociale di cui sono parte, motore e prodotto, benn lontano da quella promessa di liberazione che periodicamente a lro viene affidata.

Per concludere partendo dalla trasformazione in corso degli assetti istituzionali del nostro paese abbiamo cercato di scandagliare quel sommovimento che si agita al di sotto essi che su di essi preme laddove essi si dimostrano sempre più fragili e inadatti a governale ed ha produrre quella grande trasformazione la cui necessità nasce da ogni grande crisi. Sempre si pone il problema e la necessità di un movimento, di movimenti di liberazione della loro esistenza ed efficacia. Sisifo continua la sua opera.

  1. https://transform-italia.it/le-catastrofi-e-la-liberazione[]
, ,
MAI PIU’ COME PRIMA!
Trieste, città mitteleuropea e porto franco internazionale

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