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Riflessioni sulle elezioni europee e amministrative

di Tommaso
Fattori
Sei punti sulle elezioni europee
1) La guerra, in queste elezioni europee, è stata un tema marginale. Il rischio dell’allargamento del conflitto su scala globale è poco percepito dalla popolazione, anzi, è largamente incompreso e sottovalutato, come del resto è sempre accaduto nella storia. Non deve quindi stupire se in queste elezioni la polarizzazione del dibattito (e del voto) è stata sull’asse Meloni/Schlein, anziché sull’asse pace/guerra. E il fatto che la linea ultratlantista di Meloni e Schlein in politica estera coincida, dall’Ucraina fino a Gaza, è considerato dall’elettorato, e dai media, una questione secondaria. La convergenza parallela di Schlein e Meloni su guerra e patto di stabilità (la nuova stagione di austerità in arrivo) è fuori dall’orizzonte visivo.
2) Hanno quindi vinto sia Meloni sia Schlein. Può apparire paradossale che abbiano vinto ambedue ma si tratta del compimento del modello bipolare voluto sia dalla destra sia dal PD. Un modello che mette nell’angolo il M5S e riduce alla quasi insignificanza l’ennesima lista “a sinistra”, cioè Pace Terra e Dignità; lista che ho votato, pur pieno di dubbi, proprio per esprimere un voto netto contro la guerra. PTD, appena nata, aveva limiti intrinseci, ma è stata decisamente soffocata dal combinato disposto fra l’assurda soglia del 4% e i sondaggi che avvelenano regolarmente il voto: se tutti coloro che dicono che avrebbero voluto votare PTD (ma non l’hanno fatto “perché non raggiunge la soglia”) l’avessero votata, PTD avrebbe superato la soglia. Insomma, quella della soglia non raggiunta è una classica profezia che si autoavvera, ma è anche lo scenario con cui fare i conti: il voto è ormai sempre “sotto ricatto”, non possiamo continuare a ignorarlo.
3) Non è saggio trarre conclusioni di tipo generale da un turno elettorale, lo so bene, tantomeno dalle elezioni europee dove non si presentano coalizioni e vige un sano sistema proporzionale, pur con soglia di sbarramento; se però  concordiamo sul fatto che ne esce rafforzato il bipolarismo, ne esce automaticamente malconcio chi, come me, continua a sperare nella nascita di un terzo polo che metta insieme sinistra, area ecologista, mondo pacifista, M5S e pezzi in uscita dal PD. Sia chiaro, l’esperimento di terzo polo per ora l’abbiamo visto “in atto” solo a livello locale; in Toscana, per esempio, l’abbiamo visto a Campi Bisenzio (dove ha vinto le elezioni) e in questa ultima tornata di amministrative vedremo che risultati riuscirà a conseguire in varie città della regione, a partire da Livorno, Empoli, Borgo San Lorenzo, Barberino e Calenzano dove attorno alle candidature di Valentina Barale, Leonardo Masi, Leonardo Romagnoli, Paola Nardi e Beppe Carovani si è realizzata quell’ampia coalizione d’alternativa che avremmo voluto costruire anche a Firenze, senza riuscirci.
4) A proposito di Renzi, assieme a Bonino ma anche a Calenda e agli altri macroniani d’Italia, ha subito una sconfitta epocale, il che è per me ovviamente un’ottima notizia. Non sono però certo che la politica sia ancora il “traffico” principale dell’instancabile rignanese, ormai indaffarato in lucrosi affari d’altro tipo.
5) Notevole il successo elettorale di AVS, che – diamo a Cesare quel che è di Cesare – è essenzialmente il successo di Nicola Fratoianni e della sua strategia ultrarealista. Sinistra Italiana è oggi un partito cosiddetto “leggero”, con un gruppo dirigente coeso e fedele a Fratoianni, eletto in parlamento sulla scia e a traino di candidature azzeccatissime. SI e AVS hanno infatti ormai adottato una tattica perfetta per il tempo dei social network e della politica digitale e deterritorializzata: candidare gli “influencer” politici del momento, figure capaci di generare un’identificazione simbolica fortissima, figure mediatiche capaci, da sole, di attrarre valanghe di voti, convogliati verso un progetto il cui profilo è stato plasmato da Nicola, a partire dall’indiscutibile internità all’orizzonte del centrosinistra, dunque dall’alleanza ferrea con il PD, a tutti i livelli, “whatever it takes”. I Verdi di Bonelli sono stati da tempo resuscitati da questa alleanza con Fratoianni e SinistraItaliana e sono, di fatto, il partito di Bonelli. Al di là del posizionamento “sempre e comunque” a fianco del PD, che non condivido, il buon risultato di AVS è in ogni caso una buona notizia, per la posizione pacifista, ecologista, decisamente dalla parte di importanti battaglie per la giustizia sociale. AVS, in questa occasione, è stata tra l’altro votata da ampi pezzi di sinistra “radicale” e militante (compreso Potere al Popolo), per via della candidatura di Ilaria Salis.
6) A proposito di Ilaria Salis, liberata dai domiciliari cui era costretta nell’Ungheria di Orban (e certamente questa è pure una bella notizia!) mi ha colpito che, quantomeno nella mia bolla social, molti l’abbiano votata con una motivazione sintetizzabile in questi termini: “così finalmente il mio voto conta qualcosa”. Pure questo mi pare parecchio interessante: è tale la sfiducia nel fatto che il proprio voto possa ormai contare qualcosa, perlomeno sulle grandi questioni del nostro tempo, che si sceglie di ottenere “almeno” un risultato minimale ma tangibile, in questo caso tirare fuori dai domiciliari una persona ingiustamente incarcerata. Ecco, mi sembra che ciò abbia molto a che vedere con l’altro dato macroscopico di queste elezioni europee (che, non essendo purtroppo una novità, rischia di passare sotto silenzio) : l’impressionante astensionismo, che ha toccato il 50% degli aventi diritto.
Il lato luminosissimo delle amministrative
Di lati luminosi, anzi luminosissimi, in questa tornata di elezioni amministrative in Toscana ce ne sono molti. Faccio un primo elenco, assolutamente incompleto:
– Empoli: la coalizione che candida Leonardo Masi a sindaco sfiora il 20%, supera il centrodestra e va al ballottaggio contro il candidato del PD;
– Livorno: la coalizione che candida Valentina Barale a sindaca sfiora il 20% e di pochissimo non supera il candidato di centrodestra (il sindaco uscente del PD, Salvetti, ha vinto di misura al primo turno);
– Borgo San Lorenzo: la coalizione che candida a sindaco Leonardo Romagnoli prende il 40% dei voti, supera sia la candidata del PD sia la candidata del centrodestra e va al ballottaggio contro la candidata del PD;
– Barberino del Mugello: la lista plurale che candida a sindaca Paola Nardi prende il 33% dei voti, superando di molte lunghezze la destra (in un comune di maggiori dimensioni sarebbe stato ballottaggio contro il candidato del PD);
– Pelago: la lista plurale che candida Francesco Maione a sindaco prende il 17% dei voti;
– Calenzano: la coalizione che candida a sindaco Giuseppe Carovani prende il 41,40% superando del 10% la candidata del PD, doppiando il candidato del centrodestra e andando al ballottaggio (lo scorso anno a pochi passi da lì, a Campi Bisenzio, Tagliaferri ha battuto al ballottaggio il candidato del PD).
Se tre indizi fanno una prova, moltissimi indizi fanno una prova granitica. Tutti questi esempi mostrano che la sinistra va al ballottaggio e si gioca il governo delle città, o comunque raggiunge percentuali impressionanti, se riesce ad aprirsi e a creare coalizioni “larghe”, capaci di tenere insieme il mondo pacifista ed ecologista ma anche il M5S e pezzi in uscita dal PD/dal centrosinistra. Questi esperimenti di “terzo polo” mostrano che l’insieme è molto più della somma delle parti: l’entusiasmo suscitato da un progetto unitario e largo d’alternativa porta alla coalizione molto più di quanto si immagini, anche in termini di voti.
Questo spiega almeno in parte lo strano caso di Firenze, dove, pur mancando stavolta il martellante richiamo al “voto utile” da parte del PD, la sinistra che candidava a sindaco Dmitrij Palagi ha fatto il peggior risultato di sempre in città: 5,1% (circa 8.700 voti). Non si tratta d’incapacità o inadeguatezza delle candidate e dei candidati, tutt’altro, ma dell’operazione politica risultata incomprensibile all’elettorato: anche a Firenze ci si sarebbe aspettati qualcosa di simile ai progetti di Livorno, Empoli, della piana o del Mugello. Intendiamoci, avere una rappresentanza qualificata in consiglio comunale è importantissimo, ma quando si presenta l’opportunità di provare a vincere e governare la città, cambiando radicalmente rotta, non provarci nemmeno appare irrazionale.
So bene che non si può fare la storia con i “se” ma sono sicuro che se SinistraProgettoComune avesse accettato di sedersi al tavolo programmatico con 11 agosto e Firenze Democratica per provare a stringere un accordo a tre, a breve si sarebbe seduto anche il M5S, che oggi con il suo 3,5% paga carissimo il tergiversare di Conte, impelagato fino all’ultimo in tatticismi di corto respiro. D’altro canto, a Campi, il M5S si unì alla coalizione nell’istante finale, tre giorni prima della consegna delle liste (poi, però, la coalizione “larga” ha vinto contro il candidato del PD e oggi governa la città). Il deflagrare del progetto unitario a Firenze ha penalizzato tutti, costringendo 11 agosto a fare un passo indietro e facendo sì che ogni pezzo corresse in solitaria, magari sperando di far incetta di voti, ma con i pessimi risultati che sono sotto gli occhi di tutti; la convergenza, al contrario, avrebbe avvantaggiato ogni singola componente e la coalizione nel suo insieme.
Insomma, rimpiango l’occasione storica che è stata persa a Firenze ma soprattutto festeggio i tanti lati luminosi della nostra regione, confidando nei ballottaggi.
Tommaso Fattori
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