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Repressione dell’opposizione in Turchia

L’8 luglio 2021, il Parlamento Europeo ha adottato una Risoluzione sulla “repressione dell’opposizione in Turchia, in particolare il Partito Democratico dei Popoli (HDP)”1, con la quale condanna i costanti attacchi alle libertà politiche – in particolare la richiesta alla Corte Costituzionale di scioglimento dell’HDP e interdizione di 500 membri, compresi i leader del partito -ed esprime grande preoccupazione sullo stato di diritto in Turchia – a cominciare dalla rimozione di sindaci democraticamente eletti e loro sostituzione con fiduciari non eletti. Inoltre, il Parlamento Europeo “condanna fermamente il protrarsi della detenzione, dal novembre 2016, degli ex copresidenti dell’HDP Figen Yüksekdağ e Selahattin Demirtaș, leader dell’opposizione ed ex candidato presidenziale”.

Avvertimenti anche alle istituzioni dell’UE. La Delegazione dell’UE in Turchia deve monitorare i processi, denunciare le violazioni dei diritti umani, visitare le carceri. Inoltre, si chiede che “progressi in merito a qualsiasi programma positivo che potrebbe essere offerto alla Turchia dovrebbero anche essere subordinati a miglioramenti in materia di diritti umani, diritti civili e Stato di diritto nel paese”.

Il dibattito sulla grave situazione in Turchia, svoltosi il 6 luglio, era stato introdotto da Josep Borrel, Alto Rappresentante UE per gli Affari Esteri e la Sicurezza, nonché Vicepresidente della Commissione Europea, la cui affermazione più impegnativa era stata quella di “chiedere il pieno rispetto della libertà di associazione politica in Turchia.” Non sono andati oltre gli interventi dei rappresentanti dei Gruppi del Partito Popolare europeo (PPE) e dei Socialisti e Democratici (S&D). Più fermi nella condanna e preoccupati per il cosiddetto “programma positivo”, i rappresentanti dei Gruppi Renew Europe e dei Verdi/ALE. Divise le destre: ostracismo, per la maggior parte di Identità e Democrazia (ID), accomodamento, per i Conservatori e Riformisti Europei (ECR).

Özlem Demirel, che è intervenuta a nome del Gruppo della Sinistra-GUE/NGL, ha attaccato duramente la Commissione per il suo sostanziale appoggio a Erdoğan, nel momento della sua massima debolezza politica. Ha sarcasticamente criticato la Presidente della Commissione, Ursula von der Layen, che in un elusivo twitt aveva riferito di “una bella chiacchierata” con Erdoğan, senza dire una parola sui diritti umani e sull’HDP. Aggiungendo poi:“la rinuncia dell’amministrazione Erdoğan alle nuove provocazioni di politica estera è lungi dall’essere un’agenda positiva. Questo orientamento geopolitico dell’UE è cinico ed estremamente pericoloso.”

Nella replica, Josep Borrell conferma l’esigenza di un “approccio equilibrato”. Conferma, altresì, il sostegno ai rifugiati e il conseguente finanziamento alla Turchia.

La Risoluzione è stata adottata approvando una Proposta di Risoluzione comune, risultato del compromesso tra le Proposte presentate da cinque Gruppi politici (tutti, tranne le destre e i non iscritti). La Proposta era stata sottoscritta (a titolo personale) da quattro deputati del Gruppo dei Conservatori e Riformisti Europei (ECR) e da Fabio Massimo Castaldo (5 Stelle, Non Iscritti).

In un comunicato del Gruppo della Sinistra-GUE/NGL, del 6 luglio 2021, di presentazione della propria Proposta di Risoluzione, che cita una dichiarazione del proprio deputato danese Nikolaj Villumsen, si legge: “L’opposizione democratica in Turchia ha bisogno della nostra solidarietà. Erdogan va fermato. Selahattin Demirtaş e tutti i prigionieri politici devono essere rilasciati. L’UE deve interrompere il suo vergognoso sostegno a Erdogan e agire contro le gravi violazioni dei diritti umani”.

Alla Proposta comune, il Gruppo Identità e Democrazia ha presentato tre emendamenti – chiedendo, tra l’altro, di porre fine ai negoziati di adesione della Turchia all’UE – tutti bocciati in fase di votazione. Il Gruppo ECR aveva presentato una Proposta di Risoluzione , improntata ad amichevole apertura verso la Turchia, decaduta dopo l’approvazione della Proposta comune.

La Risoluzione è stata approvata a larghissima maggioranza: 603 voti a favore, 2 contrari e 67 astensioni (prevalentemente da deputati ECR e Identità e Democrazia).

Il Parlamento Europeo aveva già adottato, il 19 maggio 2021, una Risoluzione sulle relazioni UE-Turchia.

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