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Revisione del quadro legislativo macroeconomico

Adottata, l’8 luglio 2021, una Risoluzione (d’iniziativa) del Parlamento Europeo sulla “revisione del quadro legislativo macroeconomico per un impatto più̀ incisivo sull’economia reale europea e una maggiore trasparenza del processo decisionale e della responsabilità̀ democratica”.

Con questa Risoluzione il Parlamento “invita la Commissione a rilanciare il dibattito pubblico sulla revisione del quadro di governance economica europea e a presentare proposte legislative complete e lungimiranti a seguito della revisione”.

La lunga e articolata Risoluzione si compone di tre capitoli: 1) La politica di bilancio verso una ripresa sostenibile e inclusiva; 2) Un riesame del quadro legislativo macroeconomico (Un’analisi globale della sostenibilità̀ del debito sovrano. Quadro di coordinamento della politica di bilancio dell’UE. Sorveglianza degli squilibri macroeconomici); 3) Governance.

Il dibattito, svoltosi il 7 luglio 2021, è tato introdotto dalla relatrice Margarida Marques, del Gruppo dei Socialisti e Democratici, che ha Presentato la Relazione, contenente la Proposta di Risoluzione, adottata dalla Commissione per i problemi economici e monetari del Parlamento (ECON). La relatrice ha insistito sui vincoli temporali: “Per ora, la clausola di salvaguardia è in vigore fino alla fine del 2022. Questo ci offre una finestra di un anno di opportunità per posizionarci politicamente sulle nuove regole di governance economica. Avremo già nuove regole in vigore al momento della disattivazione. Una cosa è certa, le linee guida delle nuove regole devono essere definite per dare prevedibilità agli Stati membri”. La Relazione non si pronuncia per l’abrogazione del Patto di stabilità né del Semestre europeo, ma ammette: “Dobbiamo rivedere il Patto di stabilità e crescita, ancorato agli obiettivi a lungo termine dell’Unione europea, basato su un quadro istituzionale resiliente con una nuova comprensione della sostenibilità del debito. Occorre quindi una nozione di debito più dinamica, garantendo traiettorie di riduzione differenziate per Paese.” “Il patto di stabilità e crescita non può essere un freno agli investimenti e alla creazione di posti di lavoro, alla crescita.” “Il Semestre europeo si è evoluto nel corso degli anni, ma non esiste una politica economica che sopravviva se non riflette gli impegni del Patto ecologico europeo, degli SDG (Obiettivi di Sviluppo Sostenibile) e del Pilastro sociale.”

Nell’intervento successivo, Virginijus Sinkevičius, Commissario Europeo all’Ambiente, ha sottolineato i punti di convergenza della Relazione con le posizioni della Commissione, insieme a un preciso avvertimento: “quando verrà il momento di questo graduale consolidamento fiscale, dovremo evitare un errore dell’ultima crisi, che è stato quello di far ricadere l’onere del consolidamento fiscale sugli investimenti pubblici. Lo strumento per la ripresa e la resilienza (RRF) svolgerà un ruolo chiave in questo senso, ma gli Stati membri devono anche cercare di proteggere gli investimenti pubblici finanziati a livello nazionale senza compromettere la sostenibilità del debito. Gli orientamenti fiscali che abbiamo recentemente fornito agli Stati membri contengono elementi che vanno in questa direzione.”

In generale, gli interventi dei Gruppi della maggioranza parlamentare hanno manifestato plauso e consenso alla Relazione; quelli del Gruppo dei Conservatori e Riformisti (ECR) sono stati improntati al più rigoroso ordoliberismo, mentre il Gruppo di Identità e Democrazia (ID) non è intervenuto. La rappresentante del Gruppo dei Verdi/ALE, Karima Delli, ha affermato che nella Relazione vi sono certamente proposte migliorative. “Tuttavia, le ambizioni di questa Relazione devono essere più forti, motivo per cui ho presentato, con 70 colleghi, tre emendamenti, nel tentativo di migliorare questa relazione”.

Martin Schirdewan, Copresidente del Gruppo della Sinistra-GUE/NGL, è stato molto critico nei confronti dell’approccio del Commissario Sinkevičius: “Il freno all’indebitamento europeo impedisce gli investimenti pubblici necessari per rendere gli Stati membri dell’UE a prova di crisi e pronti per il futuro”. Rispetto alla Relazione:  “Sfortunatamente, le posizioni inizialmente molto progressiste della Relazione sono state gravemente erose nel corso dei negoziati. Nonostante elementi positivi come una possibile regola di eccezione per alcuni investimenti a favore della crescita, il rapporto aderisce alle regole del debito arrugginite del Trattato di Maastricht e anche alla politica economica conservatrice del Semestre europeo. Chiediamo che le regole di Maastricht siano un ricordo del passato e che le regole dell’UE siano adatte al futuro. Osiamo un patto di solidarietà e futuro per l’UE per promuovere gli investimenti statali.” Anche nella votazione finale in Commissione ECON, la Relazione era stata approvata senza i voti del Gruppo della Sinistra.

Alla Proposta di Risoluzione contenuta nella relazione della Commissione ECON, erano stati presentati tre emendamenti sottoscritti da 70 deputati di vari Gruppi, riuniti dalla Verde Karima Delli, come da lei stessa annunciato nell’intervento. Gli emendamenti proponevano: l’esclusione dal calcolo del deficit anche degli investimenti ambientali e sociali; la richiesta di nuovi indicatori (povertà, accordi di Parigi); l’inclusione del Meccanismo Europeo di Stabilità (MES) nell’ordinamento giuridico dell’Unione Europea, dando in questo modo la possibilità al Parlamento Europeo di intervenire in merito. Tutti e tre gli emendamenti sono stati bocciati. Questo spiega, tra l’altro, che, nella votazione finale, la maggior parte dei deputati della Sinistra abbiano votato contro, e una parte cospicua dei Verdi si sia astenuta.

La Risoluzione è stata approvata con 461 voti a favore, 94 contrari e 133 astensioni.

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