Re-esistenze in Rojava

Una delle riflessioni che si possono fare a proposito della pandemia da Covid-19 (e delle sue attuali e prossime mutazioni) in quanto fenomeno sociale è la sua continuità con una ormai purtroppo lunga storia dell’Emergenza.

Una delle caratteristiche di questa particolare tecnica di governo è quella di obliterare dal discorso pubblico tutto quello che –più o meno apparentemente- nell’emergenza di turno non è compreso.

Così le passate emergenze finiscono nel dimenticatoio assieme alle loro vittime che siano esse persone, conquiste collettive, livelli di sviluppo umano acquisiti, diritti.

Oggi vogliamo rammentare l’esistenza della lotta delle popolazioni della Siria del Nord, il suo patrimonio originale e il suo posto non secondario nelle lotte globali.

Il 21 dicembre un tribunale turco ha condannato a 22 anni di carcere Leyla Güven che è la co-presidente del Congresso democratico della società (DTK) recentemente chiuso e che è stata deputata di HDP per Hakkari fino all’inizio di giugno 2020, quando è stata illegalmente privata del suo mandato parlamentare.

Questa condanna è politica, proviene da un tribunale asservito a un potere bellicista, dittatoriale e palese organizzatore di bande di terroristi integralisti.

Si tratta dell’ennesimo prodotto di una emergenza che ha legittimato l’incarcerazione perpetua di Ocalan, una figura politica che minacciava, tramite un grande sforzo teorico e una reale politicizzazione del conflitto, di erodere le basi del potere delle classi dominanti in Turchia.

Per Leyla Güven riportiamo un link al comunicato del Partito Democratico dei Popoli (HDP)

Per Abdullah Öcalan vi proponiamo un link alla iniziativa dell lunga marcia per sua la libertà che si cocluderà con una Grande manifestazione a Strasburgo il 13 febbraio.

Segnaliamo infine l’iniziativa “la rivoluzione ha bisogno di cura” relativa alla lotta contro la pandemia nella Siria del Nord.

 

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