Il decreto sicurezza nel suo titolo IV, Disposizioni urgenti in materia di immigrazione e di protezione internazionale (artt. 28-33), che apre con l’obbligo di cooperazione dello straniero detenuto o internato ai fini dell’accertamento di identità, si applica prima dell’approvazione in Parlamento?
A collaborare in questo caso sono stati alcuni magistrati di Ravenna che forse sentono avvicinarsi, con l’eventuale vittoria del sì al referendum del 22-23 marzo, la tendenza, non possiamo parlare di assoluta certezza, a seguire ed identificarsi con le istanze politiche care al governo in carica.
Parliamo prima dell’aspetto sanitario: la Giunta comunale di Ferrara, quella che orgogliosamente usa la pistola taser per calmare eventuali soggetti pericolosi per la comunità in luogo pubblico, ha attaccato alcuni medici dell’ospedale di Cona per le loro dichiarazioni di incompatibilità sanitaria con l’internamento nei CPR. Il medico che fa tale dichiarazione risponde a un suo basilare dovere deontologico. Se riscontra l’incompatibilità tra le condizioni di salute di un immigrato e la detenzione in CPR, cioè la “detenzione amministrativa”, perché può portare a depressione, autolesionismo e morte, questo è quanto deve affermare.
I sei medici dell’ospedale di Ravenna contro i quali è scattato l’accertamento da parte della magistratura, oltre ad avere dichiarato l’incompatibilità di alcuni soggetti migranti per l’internamento in un CPR, hanno avuto la disgrazia di incappare nella presenza fra i migranti stessi di un cittadino senegalese che prima sarebbe stato dichiarato “incompatibile” e poi avrebbe commesso molestie sessuali. Ovviamente la giustizia deve fare il suo corso fino in fondo ma non inficiare una scelta etica dei sanitari.
A questo punto si pone la domanda: qual è il limite del libero esercizio della professione medica pubblica che, ad esempio, nell’applicazione della legge 194 sull’interruzione volontaria di gravidanza, subisce da anni assalti all’arma bianca da parte delle numerose associazioni pro vita e dei medici obiettori di coscienza, spesso nelle regioni di centrosinistra come in quelle di centrodestra?
Associazioni di donne che curano la salute di altre donne migranti e la loro emancipazione dalle culture maschiliste sono presenti in tutta Italia, la SIMM, Società Italiana di Medicina delle Migrazioni è intervenuta con il presidente della Federazione Nazionale Medici Chirurghi Odontoiatri, Filippo Anelli, il 13 febbraio contro i fatti del 12 di Ravenna, e con loro Vito Totire, medico del lavoro/psichiatra, portavoce Centro F. Lorusso Bologna, richiamando gli articoli della Costituzione a partire dal 32 (oltre al 2 e al 3).
Ma non si sono fermati qui. Da anni il Centro Lorusso chiede in Emilia Romagna, nelle Marche ma anche a Bari ed in altre AUSL i rapporti semestrali sulle condizioni sanitarie nelle carceri. Poche risposte, spesso differite. Una legge nazionale in materia è necessaria, indifferibile.
E’ la “conditio sine qua non” per dare un senso alla lotta al sovraffollamento, costruire un percorso futuro per chi torna in libertà e per le attività trattamentali all’interno degli istituti. Lo hanno detto e ribadito il garante dei detenuti della Campania Samuele Ciambriello ed il suo ufficio.
I CPR non sono prigioni?
La Regione Emilia Romagna aveva respinto questa equiparazione, ma dopo alcuni eventi particolarmente luttuosi si è giunti alla ammissibilità della detenzione nei CPR. E allora cosa ha esportato la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni in Albania? Prigioni.
Alleanza Verdi-Sinistra Ravenna ha espresso la propria posizione difendendo l’operato dei medici e garantendo il rispetto delle procedure sanitarie, come autonomia sanitaria, “la valutazione sanitaria deve restare autonoma e svincolata da logiche estranee alla tutela della salute della persona”. Solidarietà è stata espressa ai professionisti sanitari, ribadendo la necessità che l’azione della magistratura non si trasformi in una colpevolizzazione a priori del personale medico, il cui compito è curare indipendentemente dallo status giuridico del paziente.
Di conseguenza non solo le associazioni sunnominate insisteranno nella loro denuncia, anche di fronte alla possibile apertura a nuovi CPR in Emilia Romagna da parte del presidente dell’Emilia Romagna Michele De Pascale e contrastata dal sindaco di Bologna Matteo Lepore.
Una volta di più siamo di fronte al gioco dell’assurdo. La sanità deve essere garantita a tutt*, ed è uno strumento fondante della sicurezza dei cittadini. Mettendo in pratica questi principi, la gestione della convivenza potrebbe fare un salto enorme di qualità, in contrasto alle sollecitazioni securitarie e sovraniste che vengono da ogni dove.
Che i lavoratori, i pazienti, coloro che usano farmaci e strutture sanitarie lo ricordino ai partiti democratici e antifascisti.
Marcello Pesarini