Perché è necessario un reddito di base universale?

di Walter
Baier

Vorrei iniziare indicando dove sta il problema: in questo momento, in tutta l’Unione Europea ci sono oltre 14 milioni di disoccupati e milioni di persone licenziate o che svolgono lavori precari. Eppure siamo solo all’inizio di una crisi economica globale, di cui nessuno può prevedere portata e durata. La disoccupazione e la precarizzazione sono quindi la più grande minaccia per la classe lavoratrice. Una sinistra socialista può accontentarsi semplicemente di consolare le persone con la promessa di un futuro socialista incerto? O con la speranza che la ricchezza possa essere distribuita in modo più equo all’interno di un’economia capitalista una volta che sarà tornata a crescere?

È compito dei sindacati definire i termini finanziari e legali in base ai quali la forza lavoro viene venduta per conto degli occupati. Ma cosa succede se la forza lavoro non può più essere venduta a causa della crisi? Nelle aree in cui la politica sindacale rischia di perdere la propria influenza, la politica sociale diventa ancora più essenziale. La crisi ambientale e la digitalizzazione ci hanno fatto precipitare in una ristrutturazione senza precedenti del modello capitalista.

Nella UE (e anche al di fuori di essa) le società devono trasformare le loro basi industriali e la produzione di energia in un tempo relativamente breve per evitare le conseguenze catastrofiche del cambiamento climatico.

Allo stesso tempo, il 15% dei posti di lavoro scomparirà a causa della digitalizzazione. Per garantire che a lungo termine ciò non comporti disoccupazione di massa e impoverimento generalizzato è necessario ridurre drasticamente l’orario di lavoro senza tagliare le retribuzioni.

Tuttavia, poiché la digitalizzazione è destinata a influenzare i settori economici in modo diverso, l’impatto di una riduzione generalizzata dell’orario di lavoro potrebbe essere limitato. Nelle professioni manifatturiere e orientate alla produzione, per esempio, circa il 70% dei posti di lavoro è a rischio potenziale di automazione, rispetto al 50% del settore dei servizi.

In futuro non solo lavoreremo meno, ma lavoreremo in modo diverso e produrremo cose diverse.

Ciò richiede cambiamenti a livello sociale (macro), ma significherà anche che, nel corso della loro vita lavorativa, le persone dovranno ancora più spesso inseguire nuove opportunità di lavoro e acquisire nuove competenze e conoscenze. E questo non può verificarsi in condizioni umane e socialmente sicure se si è lasciati al mercato o alla mercé di un’autorità pubblica. Le persone devono essere in grado di prendere le proprie decisioni. Ecco perché è necessario un reddito di base universale garantito dallo Stato, finanziato dalle tasse e senza restrizioni. Un reddito di base incondizionato è anche una questione di come scegliamo di vivere insieme. Gran parte del lavoro essenziale del mondo viene svolto gratuitamente, vale a dire per devozione, amore o idealismo. Nessuna società potrebbe funzionare senza la genitorialità, il lavoro di cura, la gestione della casa, la costruzione di relazioni o il volontariato. È giunto il momento di liberare queste attività vitali dai vincoli della dipendenza patriarcale. Un reddito di base universale trasformerebbe questo lavoro in un servizio offerto equamente da tutti, di propria spontanea volontà, a coloro che li circondano e quindi alla società.

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