Diario della pandemia di un rappresentante sindacale

di Joseph
Healy

Dopo la morte del mio collega e amico Sean sono diventato il principale rappresentante sindacale sul posto di lavoro, un piccolo ente di beneficenza che aiuta i disabili a Lambeth (Londra). Come molti altri attivisti sindacali in tutta Europa, ora sono coinvolto nella lotta dei lavoratori per un posto di lavoro sicuro…

Nel Regno Unito gli enti di beneficenza come il mio sono essenziali per le persone disabili. Li aiutiamo ad accedere al sistema previdenziale, a fare esercizio e praticare sport e ad assumere il personale di assistenza. Il mio collega e amico Sean era il principale rappresentante sindacale e io ero il rappresentante per le pari opportunità, il che significava che spesso lo assistevo nei compiti sindacali. Eravamo entrambi membri di UNITE, il più grande sindacato del Regno Unito. Ora che il settore per le pari opportunità del sindacato è stato riformato, le persone che fanno parte di uno dei comitati per le pari opportunità (minoranze etniche e nere, donne, LGBT+ e disabilità) hanno anche un seggio con diritto di voto nel comitato del settore in cui lavorano. Quindi, avendo un seggio nel comitato regionale LGBT+ del sindacato per la regione di Londra e dell’Est, ho anche un seggio nel comitato no-profit che rappresenta coloro che lavorano nel settore del volontariato nella regione.

… nella mischia

Sean è morto di infarto. Sono rimasto assolutamente scioccato e abbiamo perso sia un amico sia un rappresentante sindacale esperto e influente. Ho convocato una riunione dei nostri membri nel posto di lavoro e ho accettato di assumere il ruolo di rappresentarci. Mi era chiaro che a un certo punto il nostro datore di lavoro ci avrebbe chiesto di tornare in ufficio e che era essenziale che imparassi rapidamente il più possibile sulla salute e la sicurezza e su come rendere sicuro il nostro posto di lavoro. In questa situazione, i webinar sono diventati uno strumento fondamentale per trasmettere informazioni e discutere questioni di attualità. Così al culmine della pandemia ho iniziato a frequentare webinar organizzati dalla Federazione sindacale (TUC) e anche da UNITE e a leggere le linee-guida su salute e sicurezza che il sindacato ha inviato in tutti i luoghi di lavoro. Per me era tutto nuovo. In molti luoghi di lavoro i sindacati hanno rappresentanti per la salute e la sicurezza, ma non nel mio, perché è molto piccolo.

I webinar dei sindacati hanno rappresentato per me molto più di un modo per comunicare informazioni vitali: ho conosciuto rappresentanti di altri sindacati, in particolare del sindacato degli insegnanti e del sindacato dei lavoratori dei trasporti. Entrambi i sindacati rappresentano i lavoratori potenzialmente in prima linea, e in effetti è emerso in seguito che molti lavoratori dei trasporti erano morti a causa del virus. Il sindacato degli insegnanti è stato spinto dal governo, sostenuto dalla stampa di destra, ad aprire le scuole a maggio e a permettere ai bambini di tornarvi. I dirigenti scolastici avevano sostenuto la riapertura, mentre il sindacato degli insegnanti aveva grandi preoccupazioni per la salute e la sicurezza del personale ed era ansioso di scoprire quali fossero i loro diritti. Al webinar hanno anche raccontato che c’è stato un grande aumento dell’adesione al sindacato, e questo è successo anche per molti sindacati.

L’adesione ai sindacati nel Regno Unito aveva toccato un minimo storico (23%) qualche anno fa, ma la pandemia ha avuto l’effetto di ricordare a molti lavoratori che i sindacati sono il loro scudo di protezione in una situazione in cui molti datori di lavoro non hanno fornito ai lavoratori i dispositivi di protezione o hanno ordinato di tornare a lavorare in condizioni non sicure.

Il conflitto

In questa difficile situazione ho indetto una riunione al lavoro e tutti abbiamo convenuto che il nostro datore di lavoro avrebbe dovuto rispettare completamente le norme in materia di salute e sicurezza. Anche il funzionario sindacale a tempo pieno è intervenuto per spiegarci qual era il punto di vista del sindacato sul virus. La conclusione, ha sottolineato, era che il sindacato non credeva che qualcuno dovesse tornare a lavorare a meno che non fosse assolutamente essenziale. Questa era all’unanimità la nostra posizione.

In quel momento la linea del governo era che le persone dovevano lavorare da casa ed evitare i trasporti pubblici, se possibile. Era chiaro che il governo britannico stava perdendo il controllo del virus mentre aumentavano i tassi di contagio e di mortalità. È diventato ovvio che il Regno Unito aveva il tasso di mortalità più alto d’Europa, persino più alto di quello degli Stati Uniti, con un numero non ufficiale di 65.000 decessi (dati del British Office for National Statistics di morti eccedenti la media dei decessi stagionali) e una cifra ufficiale di circa 40.000.

Dall’inizio di giugno il governo ha a poco a poco aperto negozi non essenziali e ha cambiato in modo determinante lo slogan delle conferenze stampa del governo da “State a casa, restate al sicuro!” al disorientante “State attenti, restate al sicuro!”. Questo era un segnale chiaro che l’impatto economico della pandemia stava causando grossi problemi al governo e che dovevamo aspettarci una maggiore enfasi sulle persone che non restavano a casa. Per me, come persona che appartiene a un gruppo ad alto rischio e che ha il compito di proteggerlo, non avrebbe fatto alcuna differenza, ma è stato un segnale per i sindacati che avrebbero potuto trovarsi in potenziali situazioni di conflitto con i datori di lavoro rispetto al ritorno al lavoro.

Ritorno sicuro al posto di lavoro

Era chiaro che molti enti di beneficenza avevano seri problemi finanziari e che avrebbero dovuto licenziare molti dipendenti. Tuttavia, UNITE è riuscita a persuadere molti di loro a mantenere il personale in servizio, usufruendo del programma di aspettativa del governo, che copre i costi dei lavoratori impiegati da organizzazioni non più in grado di pagarli. Questo programma, inizialmente destinato a durare fino a luglio ma successivamente esteso fino a ottobre, è stato concepito per incoraggiare i datori di lavoro a mantenere il personale fino a quando la situazione economica non si sarà stabilizzata e potranno tornare al lavoro. Poiché l’impatto economico della pandemia è peggiorato, è però chiaro che molti di questi dipendenti non avranno un lavoro cui tornare e a ottobre saranno licenziati.

Tuttavia, come è emerso anche dall’incontro, per alcuni enti di beneficenza, come il mio, piuttosto piccoli, rendere i loro luoghi di lavoro Covid-sicuri costituisce una grande sfida in quanto molti degli spazi sono vecchi e angusti e molto difficili da adattare al distanziamento ecc. Questo è diventato uno dei problemi principali per me nelle trattative con il mio datore di lavoro.

Il passo successivo del processo di organizzazione di un ritorno sicuro al lavoro è stato quello in cui è diventato chiaro che ci sarebbero state tre fasi. Queste tre fasi erano state decise dal datore di lavoro in conformità della legislazione sulla sicurezza. La prima era la valutazione del rischio per l’intero edificio, quindi la valutazione del rischio individuale e infine la valutazione del rischio per l’organizzazione, relativa allo spazio per gli uffici e le cucine utilizzate dall’ente di beneficenza. Era chiaro che dovevo essere consultato sulla valutazione del rischio dell’organizzazione, ma non era altrettanto chiaro rispetto agli altri due.

La “valutazione dei rischi dell’edificio” è fondamentale in quanto tutti i lavoratori devono accedere all’area della reception principale, all’ascensore e alle scale e infine alle stanze al piano terra. Sapevo che l’edificio era già aperto per un numero molto limitato di ore al giorno e che i dipendenti di alcune altre organizzazioni svolgevano un servizio limitato senza muoversi dai loro uffici. Ho chiesto di vedere il progetto di valutazione del rischio per l’edificio. L’accordo era che avrei comunicato i miei commenti al direttore che li avrebbe poi incorporati (o meno) nella bozza di documento e trasmessi alla società che gestiva l’edificio.

Quando ho ricevuto la bozza ho visto che in generale c’era il desiderio di proteggere sia il personale sia i clienti. Tuttavia, il docmento era molto carente e mi sono allarmato. Non c’era, per esempio, alcuna menzione delle mascherine per coloro che visitavano l’edificio, veniva citata la distanza di sicurezza ma non ce n’era una definizione. La cosa più preoccupante per me era la proposta che i dipendenti incontrassero i clienti in due stanze al piano terra, entrambe sprovviste di ventilazione. Questo ha fatto scattare un campanello d’allarme e ho chiesto che le stanze fossero ventilate dopo ogni visita e accuratamente disinfettate. Il proprietario dell’edificio avrebbe dovuto apportare modifiche alle stanze in questione.

Un altro punto che il sindacato mi aveva inculcato era che la distanza di sicurezza non doveva essere inferiore a 2 metri. Il governo aveva annacquato il consiglio originale di mantenere 2 metri di distanza, stabilendo nelle nuove linee-guida, molto più vaghe, la distanza di 1 metro con la mascherina nei casi di impossibilità di mantenersi a 2 metri l’uno dall’altro.

Sono anche preoccupato per le “valutazioni dei rischi individuali” elaborate dal datore di lavoro e basate sul livello di esposizione al pericolo del lavoratore, che vanno dalle condizioni di salute e dalle disabilità che potrebbero mettere a rischio il dipendente al tempo trascorso sui mezzi pubblici di trasporto. Anche se l’utilizzo del trasporto pubblico per andare al lavoro non dovrebbe rientrare nella sfera di competenza del datore di lavoro, è un fattore che può influenzare significativaemnte la salute di un dipendente. Oltre a me, che appartenengo a un gruppo ad alto rischio, c’è una persona che vive con un genitore anziano e altri che dovrebbero fare un lungo viaggio in metropolitana, per cui molte persone si sentono decisamente nervose.

Il governo Johnson, nel tentativo di costringere le persone a tornare al lavoro, ha appena abbandonato il suo precedente consiglio contro l’uso dei trasporti pubblici e ha incoraggiato le persone a tornare al lavoro, se possibile, e a utilizzare i mezzi pubblici. Ironia della sorte, questo consiglio è stato diffuso il giorno dopo che il consigliere scientifico capo del governo aveva detto a una commissione parlamentare che sarebbe stato preferibile che le persone continuassero a lavorare da casa e che considerava questa l’alternativa più sicura. Tuttavia, per alcuni datori di lavoro questo cambiamento nella posizione del governo costituisce un incoraggiamento a cercare di costringere i dipendenti a tornare al lavoro.

La situazione nel Regno Unito continua a peggiorare. Il consulente scientifico capo prevede un inverno molto difficile con ondate di virus. Il tracciamento del contagio e il sistema di test per il Covid, che è stato esternalizzato ad aziende vicine al consigliere del Primo Ministro, sono considerati una buffonata e sono stati ampiamente criticati da esperti medici che avvertono che migliaia di contagi non vengono né tracciati né testati.

Nel bel mezzo di questo periodo cupo, pieno di paure reali su come il sistema sanitario se la caverà e sulla prospettiva di milioni di disoccupati entro ottobre, sto lottando per proteggere sia i posti di lavoro sia la salute dei membri del sindacato. Rimango convinto che con una pressione e un’organizzazione adeguate posso garantire che tutti potranno tornere a lavorare in sicurezza, ma torneremo solo quando quel luogo di lavoro sarà sicuro al 100%. Molti lavoratori ora si rendono conto che i sindacati sono il loro principale scudo in questa crisi. A livello micro sto contribuendo alla lotta dei sindacati e dei sindacalisti contro un sistema la cui unica logica è il profitto e in cui la salute e la sicurezza dei lavoratori viene solo al secondo posto. Vedo me stesso come parte di una schiera di attivisti sindacali in tutta Europa che sono coinvolti in questa lotta per il diritto dei lavoratori a un posto di lavoro sicuro. Questo è il primo capitolo di una nuova storia della lotta sindacale.

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