articoli

Odissea di Nolan? No, grazie

di Marino
Calcinari

Se il nome di Omero appartiene più alla leggenda che alla storia, il fatto non è casuale.

Sin dagli albori dell’indagine storiografica sulla Grecia era nota la diatriba sulle origini e il luogo di provenienza del poeta .. come ricordò il filologo tedesco Friedrich August Wolf nel suo saggio “Prolegomena ad Homerum” (1795), in cui sosteneva che i poemi omerici (Iliade e Odissea) non erano opera di un unico autore, ma semmai il risultato di canti tramandati oralmente da poeti popolari e assemblati con molte modifiche ed incongruenze nel periodo immediatamente successivo all’utilizzo della scrittura nella Grecia arcaica.

Wolf sosteneva che la composizione dell’Iliade e dell’Odissea era plurale e che ben sette città si contendevano il privilegio di avere dato i natali al grande poeta: Smirne, Chio, Colofone, Itaca, Pilo, Argo ed Atene. Non solo Omero, insomma..

È possibile che Omero fosse un aedo o come qualcuno ipotizzò, un “corrispondente di guerra “, qualcuno che aveva seguito gli eserciti dell’alleanza greca contro la città fortificata di Troia che presidiava il passaggio dell’Ellesponto. Questi aveva raccolto le memorie di alcuni duci o guerrieri, o di altri cantori, e forse rintracciò o ebbe modo di accedere anche a memorie orali dell’avvenimento (un assedio di dieci anni!)

Secondo lo storico Moses Finlay ”fu Omero che secondo Erodoto(L.II, cap.53) fissò primamente per i greci la genealogia degli dei, dunque dal Mito discende la storia e la legittimazione dell’individuo greco a pensarsi simile agli dei. “ Ma i greci dell’VIII secolo, se pure avevano una memoria condivisa quanto a leggende, favole, tradizioni non conservavano nulla delle azioni, delle gesta, degli eventi storici che erano accaduti o meglio che avevano caratterizzato l’età che li aveva preceduti. L’età oscura, il cosiddetto “medioevo greco” è databile tra tra il 1200 a.C. e l’800 a.C., da lì inizia l’età arcaica (800-500 a.C.) e da quella data sino al 300 a.C. individuiamo il periodo dell’età classica.

Finlay stabilisce cinque criteri per fare chiarezza sulla questione omerica.

  1. Omero non spiega la Teogonia, che a sua volta potrebbe illuminarci sulla storia, le vicende storiche, che ne seguirono, noi sappiamo che è meglio fare affidamento su Esiodo.
  2. I poemi omerici mostrano avversione per gli dei-serpenti, per i riti della fecondità, per le cerimonie orgiastiche.

3.La narrazione espunge o ignora carattersitiche dell’Età Oscura e stranamente descrive o conserva memoria quasi perfetta di un’epoca molto più lontana nel tempo.

4.Nè l’Iliade né l’Odissea sono invenzioni meramente poetiche.

5.Il dato che stabilisce il fondamento storico degli avvenimenti narrati (la guerra per espugnare una città, la vita poitico-sociale e il ruolo di un monarca che esercita il potere su un’isola, etc) viene reso dagli aedi, figure purtroppo anonime ma che, pur collocabili nel periodo dell’Età arcaica, narrano e compongono i loro canti attingendo a memorie collocate ben addietro nel tempo.

Secondo Finlay gli aedi possedevano un “ ampio repertorio di formule tradizionali”, ma non potendo realisticamente “pensare nel passato” si industriavano a narrare eventi lontani nel tempo con lo sguardo e l’indole della loro contemporaneità.

“L’Età Oscura potè essere affatto illetterata e arretrata sotto altri aspetti, ma non mancava di una vita culturale” -scrive Finlay nel cap.III”- … e la poesia resta l’unica fonte scritta di informazioni. Quindi, se Omero aveva illustrato le attitudini e le inclinazioni belliciste e le manifestazioni di potere della casta militare e dell’elite poltica micenea, Esiodo ci parla della civiltà, della storia dei problemi dei contadini, della società rurale, dei primordi di una organizzazione sociale che stava per diventare popolo e costruire le città..

Ne “Le opere e i giorni” la prima parte è dedicata al lavoro ed alla necessità del lavoro, (“lavorare è meglio che volgere lo sguardo alle ricchezze degli altri”, e “la ricchezza non deve essere un furto” ) le altre parti illustrano le norme del vivere quotidiano. Ad Esiodo seguì Archiloco, che fu corsaro e mercenario di Paros nella prima metà del VII sec. A.C. che riprese questi argomenti.

 

Ma già ora possiamo dire di essersi formato un elenco dei “poeti ciclici” primitivi: Aretino di Mileto (“La caduta di Ilio”); Lesche di Lesbo (“Piccola Iliade”), Stasino di Cipro (“Canti di Cipro”, gli antefatti della guerra di Troia), ed ancora Agia di Trezene, Eugammone di Cirene, Cinetone di Sparta, Gresfilo di Samo. Pisandro di Rodi. Nè mancavano le narrazioni umoristiche come la “Batracomiomachia”- la guerra delle rane contro i topi che faceva il verso alla guerra di Troia, e il Margite”, entrambi opera di Pigrete Cario.

Tra i poeti lirici vanno invece menzionati Paniassi di Alicarnasso, Cherilo di Samo, Antimaco di Colofone (autore della “Tebaide”), tra gli elegiaci Callino di Efeso, Teognide di Megara, Mimnermo di Smirne.

Tra i poeti giambici più famoso fu Archiloco di Paro, vissuto tra il 680 e il 640 a.C.. ma sono da ricordare anche Semonide di Samo e Ipponatte di Efeso. Quest’ultimo era noto per le composizioni poetiche rudi, triviali, vere e proprie invettive.

L’età arcaica è dunque quella di Omero, di Esiodo, dei primi poeti, ma è anche quella dei filosofi di Mileto, della formazione delle prime comunità auto/organizzate, delle prime colonizzazioni/ esplorazioni, dalle isole al Continente e ad altre isole in altri mari lontani.

È l’età in cui prende forma il panellenismo, la consapevolezza dellì appartenenza ad una comunità di destino che codifica e semplifica le sue coordinate spirituali attraverso il culto degli dei, degli eroi, delle ombre dei morti e che utilizza il mito concretizzandone le suggestioni in architettura e nelle pratiche misteriche: è il tempo in cui gli uomini si rendevano immortali nelle costruzioni pubbliche… in cui c’erano i santuari in ogni casa e c’erano infinite società private, ciascuna organizzata intorno al culto di un dio particolare o di un eroe divino come Eracle ed Achille, e si utilizzava il calendario di Esiodo, che abbiamo così riassunto “modernizzandolo”.

Il CALENDARIO ESIODEO (vedi vv.765-779 “Le Opere e i Giorni”) ci illumina sulle consuetudini della quotidianità e molti aspetti della vita sociale della Grecia arcaica.Ed è come se Esiodo si rivolgesse confidenzialmente al suo pubblico, ad amici e membri auterovoli, ma anche semplci membri della polis.

Il Primo giorno del mese era sacro a Zeus e si compivano sacrifici o si facevano offerte nei templi dedcati al suo culto, il Quarto giorno era sacro alle Divinità del Pantheon ma era anche un giorno utile per la costruzione o il varo di naviglio leggero, il Quinto giorno infausto e penoso, da evitare in ogni modo anche restandosene chiusi in casa, attenzione! (per noi sarebbe il venerdi 13 ndr); il Sesto giorno per la salute delle partorienti poteva essere problematico, il settimo sacro a Zeus e alle Divinità richiedeva la preghiera e un significativo sacrificio, l’ottavo era utile per cominciare…. qualcosa e/o anche per castrare il verro e il vitello; il nono generalmente era giorno eccellente perché innocuo, anzi anche noioso, il decimo, veniva consigliato, per copulare o concepire un erede.. l’undicesimo era consigliato per la tosatura del gregge. Il dodicesimo pare avesse più di una sfaccetatura: è buono per raccogliere i frutti; i muli sono pazienti e puoi metterli il basto, etc; la donna falla lavorare, suggerisce, e lavorare al telaio, il tredicesimo giorno- ricorda! non va per la semina ma è consigliato per innestare le piante. L’indomani potrai invece sturare il vino ed assaggiarlo se è arrivato al punto giusto per essere servito; il sedicesimo giorno ..può nuocere alle piante, devi proteggere alberi ed orto da possibili inclemenze atmosferiche… e cosi’via fino al 29° e 30° giorno. Il primo è buono per mettere mano ai vasi ed addestrare il bestiame da mettere al lavoro nei campi; inoltre per chi lavora sul mare non si segnala nessun pericolo di cattiva navigazione; il trentesimo giorno del mese infine è il migliore per ispezionare i lavori e pagare gli operai.

********

L’età arcaica quindi (o però…) non è solo quella di Omero ed Esiodo, e c’è un divario temporale che le separa: Iliade ed Odissea vennero messe in iscritto nell’VII secolo mentre le opere di Esiodo, vissuto nell’VIII secolo, videro la luce ben prima ed ebbero maggior diffusione, ma forse quello era già il tempo in cui “gli uomini si rendevano immortali nelle costruzioni pubbliche… in cui c’erano i santuari in ogni casa…” e c’erano infinite società private, ciascuna organizzata intorno al culto di un dio particolare o di un eroe divino come Eracle o Achille.

Per ogni luogo sacro e per ogni atto sacrale c’era una storia, un mito, che spiegavano da sé i rituali,il mito prendeva il posto della teologia, incomprensibile ai più.

Questa religione sarebbe durata, nel mondo greco e per estensione in quello romano, oltre un millennio.E sotto molti aspetti la mitologia eroica risultava essere ancora più ricca dell’arcaica teogonia e conseguente teologia..

Un parziale riepilogo cronologico e filologico puo’essere il seguente:

1200 a.C.: Fine del periodo Miceneo; a seguire e fino al 1075 a.C sviluppo del periodo tardo miceneo. Prima fase di rinascita artistica e culturale dopo la fine della civiltà micenea che si sviluppa soprattutto ad Atene.

Dal 1025 periodo submiceneo (decadenza estrema ) e sino al 900 a.C. evidenziamo lo sviluppo del periodo cd. “ protogeometrico” nell’Eubea ma scarse tracce di civiltà nella Grecia continentale, dal 900 al 750 a.C. si colloca il periodo A/M/B geometrico che si contraddistingue e si divide in tre fasi principali: Antico, Medio e Tardo Geometrico).

Ciascun periodo copre specifici archi temporali e crea sviluppi stilistici, c’è la ripresa dello sviluppo civile, la fondazione delle città, l’ inizio della scrittura..

In questo periodo secondo il Wolff furono scritti su papiro i due poemi, l’Iliade nel 750 a.C, l’Odissea nel 720 a.C ; gli anni dal 750 al 650 a.C. quindi possiamo definirli come il periodo “orientalizzante”, poichè la letteratura greca nacque verosimilente in Asia Minore e la nascita dei miti cosmogonici, il ciclo tebano e troiano provenivano da un substrato orientale, fenicio – babilonese. E se la scrittura in Grecia si consolidò appena nel VI sec.a.C… qualche dubbio permane, comunque optiamo per la trasmissibilità orale continuata che infine si invera, dopo molto tempo con modalità “moderne” in un testo compiuto e che evolve per accrescimento, dal IX al VI secolo a.C. Iliade e Odissea come narrazioni epiche si moltiplicano in un filone di avventure e vi sono diverse versioni, poi ci furono anche i prequel e i sequel.

I grandi poemi dell’età oscura e dell’età arcaica hanno attraversato un lungo periodo di trasformazione e travaglio i cui tempi storici, quindi, come s’è detto poc’anzi, possono essere definiti solo con molta approssimazione.

Iliade e Odissea sono databili tra il XIII e il X secolo a.C,. “Le Opere e i Giorni” e la “Teogonia” nell’VIII sec.a.C. “Lo scudo di Eracle”, di autore ignoto è del VI secolo a.C.

Ma qui riflettiamo sulla perdita di quell’immane patrimonio di storia orale che si sviluppa in tutto il mondo greco attraverso la produzione aedica e che rimette in circolazione anche i personaggi minori delle grandi narrazioni omeriche: la serva Euriclea, il guardiano dei porci Eumeo, Telegono il figlio che Ulisse ebba da Circe, Tersite l’indovino deforme .. gli aedi si spostavano da una città all’altra, si soffermavano nelle piazze e nei mercati delle città, nelle taverne degli angiporti, nelle grandi tenute dove crescevano le spighe di grano e le narrazioni epiche si moltiplicavano in tante diverse versioni, difficilmente riconducibili a sintesi definitive.

Nella “ Crestomazia “ di Proclo ad esempio viene riportato un racconto il cui protagonista è Telegono – il figlio che Ulisse ebbe da Circe, -, che non riconoscendo Ulisse ma scambiandolo per un nemico o un ladro, lo uccide, nasconde il fatto a Penelope, nella cui casa era ospite e dopo qualche mese la sposa.

Secondo l’Epitome di Apollodoro successe invece che Ulisse mentre attraversava l’Epiro era giunto nel paese dei Tesproti, e forse avendo perso la memoria, fu accolto dalla regina Callidice, che se ne immamorò, quindi i due convennero a nozze e lei rimasta incinta diede alla luce un figlio cui venne dato il nome di Polipete. Secondo Pausania invece la vicenda ebbe un altro corso.. alla morte di Callidice Ulisse ritornava bensì ad Itaca, dove nel frattempo Penelope gli aveva dato un secondo figlio di nome Poliporte. Ma i suoi ultimi giorni ad Itaca non sarebbero stati felici, come gli aveva predetto Tiresia.Ulisse infatti fu ucciso nel corso di una rissa da Telegono, che era sbarcato ad Itaca alla ricerca del padre.

Dell’ultimo viaggio, quello definitivo da cui non avrebbe potuto più fare ritorno (che sarebbe stato ricordato molti secoli dopo da Dante Alighieri nel XXVI canto dell’Inferno) a parlare è l’indovino cieco Tiresia: “Andrai verso genti che non conoscono il mare, non mangiano cibi conditi con sale, non sanno le navi dalle guance di minio, né i maneggevoli remi che son ali alle navi.”

Qualcuno ha scritto di questo ultimo viaggio? Forse sì ma noi non lo sappiamo con certezza, perché gran parte di questa produzione letteraria è andata dispersa o distrutta verosimilmente già ai tempi di Giustiniano, ai tempi in cui si realizzavano gli ampi spazi della Biblioteca Imperiale. Certo Ulisse non si fermò ad Itaca ma con altri venti compagni armò e mise in mare una grande nave per attraversare le Colonne d’Ercole e solcare le onde del Mare Oceano.. ma senza scordare (o forse sì) la profezia di Tiresia.. Egli ha raggiunto una terra sconosciuta e imprende il cammino verso una meta lontana, reca un remo in spalla, forse i suoi compagni impauriti non lo seguono, ma egli procede deciso come se conoscesse la meta da raggiungere, ed in quel lungo e insensato procedere incontra un viandante che lo interpella in una lingua sconosciuta.

Stupito e sorpreso forse, di vedere gente che porta elmi, armi, scudi ed altri oggetti di uso bellico, ma soprattutto i remi della nave vengono scambiati dall’indigeno per un ventilabro, uno strumento agricolo.

E qui Ulisse pianta in terra quel remo, compie un sacrificio agli dei ed alla fine del rito si rimette in cammino per ritornare ad Itaca..ma questo è solo l’inizio di un’altra versione dell’Odissea..

**********

Ricapitolando non possiamo non evidenziare il fatto che vi siano ben sei narrazioni diverse: la prima è quella di Odisseo che partecipa all’assedio, alla presa ed alla distruzione della Rocca di Ilio, la seconda è quella del “nostos”, del ritorno a casa e la narrazione delle tantissime peripezie, la terza narrazione ruota intorno alla sua famiglia, con cui si ricongiunge e i problemi connessi al governo dell’isola. La quarta illustra le vicende dell’eroe nella Tesprozia, la quinta inizia allorquando egli decide di varcare le Colonne d’Ercole, la sesta sarà quella dell’incontro con il figlio sconosciuto. Come si vede siamo in presenza di una dilatazione del tessuto narrativo che contempla arricchimenti, contraddizioni, innovazioni, tutte situazioni che confermano il tempo lungo che segna il trapasso dall’età oscura all’età arcaica dell’Ellade. Un contesto in cui ogni aedo, citaredo o rapsodo, o altro”operatore culturale” poteva intervenire per aggiungere o correggere segmenti di narrazione epica o mitologica, quindi memorizzava, ampliava, ricreava, distorceva, abbelliva i poemi sino a quando essi finalmente presero quella forma definitiva che ancor oggi conosciamo.

Una breve cronologia degli eventi può essere la seguente:

1400- 1200 a.C. è il periodo della civiltà micenea, il periodo dal 1200 a.C. – all’800 a.C. è quello dell’Età Oscura (il “medioevo greco”).Il periodo della composizione di Iliade e Odissea è databile tra il 780 e il 730 a.C. allorquando sappiamo fu introdotta la scrittura alfabetica.Nel 776 a.C. viene “registrata” la prima Olimpiade, nel 750 si inaugurava la fondazione del Grande santuario di Delfi.Intorno al 730 possiamo collocare la nascita di Esiodo.

Secondo quanto scrisse Eraclide Pontico, vissuto nel IV sec.a.C., la prima ad essere stata inventata dal genio umano è stata la musica della cetra e sempre da lui possiamo apprendere i nomi dei poeti e degli aedi, la cui fama ormai aveva fatto diventare leggenda: Lino, Tamiri, Filammone, e soprattutti Terprando di Antissa. Quest’ultimo però nato a Lesbo, va ricordato non solo come imitatore di Omero, ma creatore della melopolia, di quella tecnica musicale che poi si sarebbe diffusa in tuta la Grecia, ed i suoi due più famosi discepoli, Alcmane e Archiloco di Paro che collochiamo agli inizi del VII secolo a.C. Ad essi va il merito di avere fondato quelle associazioni (eterìe) che si prefigurano come antesignane di organizzazioni musicali itineranti.

Alle eterie inoltre si aggiunse il tiaso. Estensivamente luogo di culto sacro e caro ad Afrodite in cui le giovani della buona ed alta società venivano educate e preparate alla vita matrimoniale, si trasformarono o evolsero in scuole musicali ed il personaggio che meglio riassume e rappresenta questo salto di qualità fu la poetessa Saffo. Non solo poetessa, peraltro: Saffo fu anche cantante, musicista, teorizzatrice di musica e ritmi, inventò anche dei nuovi strumenti musicali (la pektis o arpa angolare e il barbitos, strumento simile alla lira ma con bracci più lunghi e sottili).

Aristosseno di Taranto, storico della musica e forse uno dei primi critici musicali dell’antichità, ci informa dell’armonia miso-lidia e di altre usanze musicali della Magna Grecia.

E come poi Terprandro, diventato famoso in quanto considerato l’iniziatore storico della citarodia spiegasse ai suoi contemporanei come dovevano essersi svolti i fatti che si leggevano nel’Odissea: molte persone comodamente sedute e al coperto in una vasta sala circolare ascoltano il citaredo (o i citaredi) la cui declamazione è accompagnata dalla musica di un cetra o di una lira a sette corde. Immaginiamo qui Demodoco o Femio che intrattengono i signori di cui sono ospiti che ascoltano non solo le vicissitudini di Ulisse ma i tanti altri episodi della guerra troiana..o i “Canti Ciprii” ovvero gli antefatti della Guerra Troiana scritti da Stasino, poeta vissuto nel VII sec. A.C, che ci illuminano degli usi e costumi della Grecia nel tempo passato. Cioè nel secolo precedente ….

Affermare che l’iliade e l’odissea sono opere di informazione storica e secolare è semplicemente constatare e diffondere una verita’incontrastabile (Luigi Pareti)

 

Marino Calcinari

 

Articolo precedente
L’anestesia della coscienza. La normalizzazione della guerra come minaccia esistenziale
Articolo successivo
La piazza dei fenicotteri che parla all’Europa

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Compila questo campo
Compila questo campo
Inserisci un indirizzo email valido.