articoli

“Nuovo MS5”: l’acqua pubblica non fa più parte delle Cinque Stelle. Che decadenza

di Riccardo
Petrella

Se si pensa che, secondo l’art. 2 a) del nuovo Statuto, fra le nuove stelle c’è anche l’economia eco-sociale di mercato i passi indietro sul piano dei valori culturalo-politici e sociali compiuti dal garante e dal presidente del neo-M5S sono epocali. Ricordo che le teorie sull’economia sociale di mercato sono il patrimonio del pensiero social cristiano di stampo liberale tedesco sin dagli anni ’50! È solo con l’apparizione della “Terza Via “alla Blair, alla Schroeder, alla Clinton che anche la sociademocrazia ha aderito all’economia sociale di mercato, giocando per di più su un miserevole alibi: quello di parlare di economia con mercato anziché di mercato. Siamo di fronte alla stessa misera operazione di giochetti sulle preposizioni con l’aggiunta di eco- a sociale! Probabilmente non sarà facile far capire agli studenti delle scuole primarie e secondarie del mondo perché l’eco-nomia (‘le regole’/nomia della ‘casa’/oikos-luogo) deve essere eco-sociale!!! Certo il sotterfugio si riferisce agli aspetti ecologici, ma resta un sotterfugio da quattro soldi. La sostanza resta. A cosa si penserebbe se qualcuno parlasse di eco-capitalismo e di capitalismo verde o di eco-fascismo?

È a proposito dell’acqua pubblica, però, prima stella del Movimento, che, me lo si consenta, non riesco a nascondere la mia profonda delusione e tristezza anche sul piano personale.

Coloro che venti anni fa hanno seguito da vicino l’intervento travolgente di Beppe Grillo sulla scena politica italiana sanno che ho largamente contribuito alla maturazione del suo interesse politico e dell’entusiasmo culturale sul tema dell’acqua in un contesto di rapporti di mutua fiducia e di arricchimento culturale. Ricordo unicamente il fatto che su invito di Beppe Grillo toccò a me di presentare le ragioni e l’importanza strategica della stella dell’acqua pubblica a Firenze nel 2013 il giorno della presentazione ufficiale del programma del Movimento 5 Stelle per le elezioni politiche.

Negli ultimi anni i contatti si sono allentati fino a perdersi per ovvi motivi, visto il graduale allontanamento dei dirigenti del MS5 dall’obiettivo della promozione e della difesa della ripubblicizzazione dell’acqua. È vero che il M5S ha fatto parte di governi di coalizione per cui ha dovuto negoziare in permanenza la realizzazione dei suoi obiettivi politici. Ma, ancora oggi, è il gruppo parlamentare più importate alla Camera. Se la proposta di legge sull’acqua pubblica non è passata è perché essa ha cessato di essere la sua priorità politica per la quale aveva ottenuto i suffragi degli elettori italiani.

Parlare di “beni comuni “ è una scappatoia mistificatrice perché sia il garante sia il presidente sanno bene lo svuotamento politico-culturale sostanziale subito dal concetto di “beni comuni”, ed in particolare dell’acqua, a livello internazionale ed anche italiano, negli ultimi 15 anni, sull’influenza anche delle tesi liberali del Premio Nobel per l’Economia del 2009, l’americana Elinor Estrom. Secondo la Ostrom , nè lo Stato né il mercato sono un sistema efficace di gestione di un bene comune ma l’autogoverno da parte delle popolazioni che “si appropriano” del bene e fissano in comune ie regole per la sua gestione comune nell’interesse condiviso dei membri della comunità. Il sistema economico generale predominante (l’economia capitalista di mercato) non subisce alcuna modifica. Queste tesi, ispirate da una logica micro-istituzionale, fanno parte di una visione più vasta e “globale” dell’economia contemporanea centrata su due principi. Primo, l‘economia dei portatori d’interesse, (la stakeholders economy), secondo la quale il principio più importante non è la proprietà del bene “comune” ma la finalità che si dà alla sua gestione in comune (per esempio, la sostenibilità) tra tutti i membri portatori di interessi specifici e settoriali. Secondo, l’economia collaborativa, sovente tradotta nel senso di partenariato pubblico-privato (PPP). In conclusione , un bene comune, per quanto essenziale esso possa essere per la vita, non deve essere necessariamente di proprietà pubblica, collettiva, di responsabilità pubblica e di presa a carico finanziaria pubblica via la fiscalità giusta e redistributiva. Il nesso strutturale tra bene comune essenziale per la vita e diritti universali alla vita non è preso in considerato, è persino abbandonato. Il regime di proprietà è indifferente. Quel che conta è l’agire in comune. Ed è così che nel giro degli ultimi 20 anni, privatizzazione permettendo, tutti i beni comuni (comprese l’aria e l’acqua) sono passati nell’ordine dell’economia globale di mercato. Perché mancano le bombole d’ossigeno in India?

La mistificazione non è una buona arte di fare politica. Forse permette di raccogliere voti ma non è su questa base che si fonda la nobile funzione della politica.

,
Variante Delta: paga ancora il Sud?!
I lavoratori delle piattaforme: dalle lotte per i diritti può nascere una legge europea di tutela?

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Compila questo campo
Compila questo campo
Inserisci un indirizzo email valido.

Menu