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I lavoratori delle piattaforme: dalle lotte per i diritti può nascere una legge europea di tutela?

di Andrea Allamprese
Sofia Gualandi

Il tema dei diritti dei riders del food delivery e dei drivers dei servizi di trasporto urbano sbarca al Parlamento europeo. Il 14 luglio scorso, gli eurodeputati della commissione EMPL hanno adottato (44 voti contro 2, 8 astensioni) una relazione d’iniziativa di Sylvie Brunet (Renew Europe, Francia) su “condizioni di lavoro eque, diritti e protezione sociale dei lavoratori delle piattaforme – nuove forme di occupazione legate allo sviluppo digitale” (2019/2186(INI)) ALLEGATO 1.

1. I contenuti della relazione

La relazione parte dal presupposto che l’attuale quadro regolativo europeo è insoddisfacente.

Il confine tra lavoro subordinato e lavoro autonomo è meno chiaro per le nuove forme di lavoro tramite l’utilizzo di piattaforme. Questa incertezza qualificatoria deve essere affrontata con urgenza.

Si invita dunque la Commissione europea a presentare – all’esito della consultazione delle parti sociali ex art. 154 del Trattato sul funzionamento dell’Ue (TFUE) – una proposta di direttiva al fine di garantire ai lavoratori delle piattaforme un corpus minimo di diritti “indipendentemente dal loro status occupazionale” (punto 4).

Si ripropone l’obiettivo di contrastare il falso lavoro autonomo, in modo da coprire i lavoratori delle piattaforme il cui rapporto – guardato nella sua concreta esecuzione – presenta gli elementi tipici del contratto di lavoro subordinato. Una particolare attenzione andrebbe prestata alle piattaforme di lavoro digitale che organizzano in maniera rigida le condizioni e i compensi tanto dei lavoratori on-demand via app (riders, drivers di Uber, ecc.), sia degli online platform workers o crowdworkers. Questo criterio potrebbe essere utilizzato “come guida per determinare il grado di responsabilità delle piattaforme nei confronti dei lavoratori” (punto 5).

La relazione appare dunque contraria alla creazione di un tertium genus tra lavoro subordinato e lavoro autonomo; questa, d’altra parte, rappresenta la vera linea rossa per la Confederazione europea dei sindacati 1.

Sulla definizione di piattaforma il dibattito tra i relatori (oltre alla eurodeputata Brunet, Radtke dei Popolari europei, Gualmini dei S&D, Van Sparrentak dei Verdi, Chaibi de La Sinistra, Bilde della destra di Identità e democrazia, Zalevska della destra di ECR) ha evidenziato una divisione tra coloro che vogliono definire le piattaforme come datori di lavoro (l’area sinistra) e quelli che vorrebbero un approccio più flessibile, a seconda delle circostanze.

Il Parlamento invita la Commissione europea ad implementare, con la sua proposta, il divieto di clausole di esclusiva, affinché sia consentito a tutti i lavoratori di svolgere la propria attività per diverse piattaforme (multi-apping) e il lavoratore non debba subire conseguenze sfavorevoli per questa ragione. Si noti che un divieto di esclusiva è previsto espressamente anche dalla proposta di Regolamento sui mercati concorrenziali ed equi nel settore digitale, che verte sulla responsabilizzazione dei cd gatekeepers (ossia i “fornitori di servizi di piattaforma di base”, quali motori di ricerca, google search, servizi di cloud, tutte le big tech), rispetto ai quali si chiede di agire in maniera equa e non discriminatoria. L’art. 5, par. 1, lett. b) del Regolamento consente infatti all’utente commerciale (ossia qualsiasi persona fisica o giuridica che, nell’ambito delle proprie attività commerciali o professionali, utilizza i servizi di piattaforma di base ai fini della fornitura di beni o servizi agli “utenti finali”: art. 2, punto 17), di offrire i propri prodotti e servizi all’utente finale anche attraverso servizi di intermediazione on line di terzi a prezzi e condizioni differenti da quelle offerte attraverso i servizi di intermediazione online del gatekeeper.

Il Parlamento invita altresì la Commissione europea ad affrontare, con la sua proposta, la salute e sicurezza dei lavoratori delle piattaforme, nonché a fissare “requisiti minimi per consentire loro di esercitare il diritto alla disconnessione senza alcuna conseguenza pregiudizievole” (punto 7).

Si fa poi riferimento a diritti che spettano a tutti i lavoratori delle piattaforme. Che il lavoratore sia autonomo o subordinato poco importa in quanto i diritti sindacali, così come il diritto alla protezione sociale devono sempre essergli assicurati (punti 9-11). Così al punto 11 viene sottolineata l’importanza di garantire a tutti i lavoratori in questione la libertà sindacale e il diritto effettivo alla contrattazione collettiva. Per quanto riguarda invece il diritto alla contrattazione dei lavoratori autonomi genuini si accoglie con favore l’iniziativa della Commissione, la quale, a gennaio 2021, ha pubblicato un Inception Impact Assessment sul rapporto tra diritto della concorrenza e contrattazione collettiva dei lavoratori autonomi (punto 12).

Altro tema di discussione nella Commissione EMPL è quello relativo alla proprietà intellettuale e alla protezione dei segreti commerciali legati agli algoritmi. Il Parlamento parla di un diritto dei lavoratori ad “algoritmi trasparenti non discriminatori ed etici”; ritiene che la trasparenza dell’algoritmo debba applicarsi alla divisione dei compiti, alle valutazioni “nel rispetto dei segreti commerciali”. L’algoritmo etico “implica che tutte le decisioni siano contestabili e reversibili, e che le prassi di attribuire incentivi e bonus non dovrebbero portare a comportamenti rischiosi per la salute dei lavoratori” (punto 14). Questo tema è centrale. D’altra parte, se non si conosce come funziona l’algoritmo, quali sono i criteri su cui si basa e come ragiona, non si può parlare di consenso informato. Anche nei casi di consenso non necessario, l’informazione diventa fondamentale ai sensi dell’art. 22 del Regolamento n. 679/2016 sul diritto dell’interessato di non essere sottoposto a una decisione basata unicamente sul trattamento automatizzato che incida sulla sua persona, altrimenti diventa impossibile l’attivazione del diritto previsto dallo stesso art. 22 di “contestare la decisione”. Sul punto la relazione votata dalla Commissione EMPL non si differenza dal documento con cui la Commissione europea ha aperto il 24 febbraio scorso la prima fase di consultazione delle parti sociali. Anche quest’ultimo documento enfatizza il problema della sorveglianza e della gestione mediante gli algoritmi, che si intende risolvere migliorando la trasparenza delle condizioni di lavoro. Tuttavia, i diritti di informazione sono esclusivamente individuali, con esclusione del coinvolgimento dei rappresentanti dei lavoratori.

La relazione invita infine la Commissione europea ad istituire un marchio di qualità europeo; questo verrebbe concesso alle piattaforme che attuano buone pratiche in favore dei lavoratori, “in modo che gli utenti, i lavoratori e i consumatori possano prendere decisioni informate”, consentendo di selezionare le piattaforme con condizioni di lavoro di qualità e sistemi trasparenti (punto 16). Questo punto ha provocato delle discussioni poiché, secondo alcuni deputati del gruppo La Sinistra, tale marchio rischierebbe di introdurre una discriminazione tra le piattaforme etichettate come “virtuose” e quelle “meno virtuose” prive di marchio, garantendo alle prime un trattamento privilegiato, mentre le regole e le tutele per i lavoratori dovrebbero essere uguali per tutti.

2. La posizione dell’eurogruppo The Left

Dopo un lungo confronto con i lavoratori della gig-economy, i sindacati e gli esperti di diritto del lavoro, l’eurodeputata de La Sinistra, Leila Chaibi, ha presentato alla Commissione un progetto di direttiva sui lavoratori delle piattaforme digitali ALLEGATO 2. Il draft, composto da undici articoli, allineerebbe i diritti sociali di questi ultimi a quelli di tutti gli altri lavoratori: la prevedibilità dei periodi massimi di lavoro e minimi di riposo, il calcolo della retribuzione e il pagamento degli straordinari, le tutele in materia di salute e sicurezza. La direttiva non intaccherebbe la competenza condivisa dell’UE con gli Stati membri nel rispetto del principio di proporzionalità e sussidiarietà, non impedendo dunque loro di istituire protezioni più forti dei minimi europei. Una delle maggiori preoccupazioni manifestate dai lavoratori riguarda il controllo del lavoro tramite algoritmi, che conduce allo sfruttamento e influisce negativamente sul benessere. A questo proposito, il progetto di direttiva de La Sinistra garantirebbe maggiore trasparenza sul funzionamento degli algoritmi nonché il diritto alla disconnessione.

Per approfondire la posizione dell’eurogruppo de la Sinistra, si rinvia all’intervista rilasciata da Leila Chaibi alla redazione di Labour Law Community. Secondo l’eurodeputata: “Milioni di lavoratori della gig economy sono stati abbandonati dalle aziende durante l’epidemia di coronavirus. Ciò ha messo a nudo la precarietà lavorativa che questi sperimentano in Europa e oltre. La natura della relazione tra le piattaforme digitali e i rider e gli autisti deve cambiare attraverso l’emanazione di una legislazione che garantisca loro gli stessi diritti di qualsiasi altro lavoratore”.

3. Cosa succede ora?

Dopo il voto in Commissione EMPL, il testo della relazione approderà in plenaria nel mese di settembre. In questo mese si concluderà anche la seconda fase di consultazione delle parti sociali ex art. 154 TFUE. Se le parti sociali non decideranno di avviare il processo che può condurre a stipulare un accordo a livello europeo, allora la Commissione dovrebbe assumere una posizione e presentare una proposta di direttiva alla fine del 2021.

  1. ETUC reply to the First phase consultation of social partners under Article 154 TFEU on possible action addressing the challenges related to working conditions in platform work, Bruxelles, risoluzione del 22-23 marzo 2021[]
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